Come può un fatto avvenuto il 15 aprile 1865 parlare dell’oggi? Come è possibile che l’assassinio di Abramo Lincoln abbia un effetto sulla società americana attuale? Come il primo omicidio di un Presidente nella storia degli Stati Uniti d’America è legato alla campagna presidenziale di Trump e Biden?
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Manhunt (caccia all’uomo) è la serie (dal 15 marzo su Apple tv+) che ricostruisce come un thriller cospirativo i fatti intorno alla morte di Lincoln e l’inchiesta che il segretario della guerra, Edwin Stanton, braccio destro del presidente, portò avanti alla ricerca del suo assassino, l’attore John Wilkes Booth. Basata sul libro di James L. Swanson, la serie è creata da Monica Beletsky (Fargo, The Leftovers - Svaniti nel nulla, Friday Night Lights) e ha per protagonista Tobias Menzies nei panni di Stanton che nonostante la salute precaria e il dolore per la morte dell’amico portò avanti una caccia all’uomo in tutto il paese per arrestare l’assassino di Lincoln.
Monica Beletsky perché una serie sull’assassinio di Abramo Lincoln?
"L’assassinio di questo Presidente ha influenzato tutta la storia successiva degli Stati Uniti d’America. Un aspetto che mi ha colpito e che non conoscevo minimamente è che il giorno stesso del suo assassinio ci sono stati altri attacchi. Il segretario di stato venne aggredito violentemente ed era stato progettato anche un’altra aggressione al vicepresidente Johnson che poi non è andato in porto… Come me la maggioranza degli americani conoscono solo la storia di Booth che uccide Lincoln a teatro, ma in realtà era qualcosa di molto più grande: un tentativo di colpo di stato. Come americani pensiamo che cose del genere possono succedere solo in altri paesi e invece… Ho trovato importante far luce anche su questa parte della storia”.
Probabilmente si tratta della prima grande cospirazione contro la democrazia americana
"Se pensiamo all’assassinio del presidente Kennedy quante teorie ci sono nella direzione della cospirazione mentre su Lincoln no. È stato sorprendente per me scoprire quanti aspetti ci portano a concludere che non c’era l’azione isolata di un uomo, ma una cospirazione ben più complessa dietro a quell’assassinio. Una storia piena di elementi drammatici che andavano esplorati. La serie è quanto più rilevante oggi e mi ha dato l’opportunità di approfondire due personaggi come John Wilkes Booth e Edwin Stanton, entrambi uomini del loro tempo che hanno avuto l’opportunità di cambiare il proprio paese attraverso due strade totalmente diverse. Booth aveva preso molto male la fine della guerra e ha cercato di cambiare la storia con le sue mani attraverso la violenza mentre Stanton, ancora più estremo rispetto a Lincoln a proposito dell’abolizionismo, si è dovuto battere per la sua memoria”.
Che legame c’è tra gli eventi del 1865 e oggi, tra la figura di questo Presidente e la sua battaglia contro la schiavitù e il presente?
"Pensiamo a Lincoln come un Presidente che ha avuto due mandati, ma in realtà è stato ucciso pochi mesi dopo la sua seconda elezione. È stato ucciso cinque giorni dopo che il generale Lee si è arreso durante la guerra di secessione. Quello che Lincoln voleva fare per il paese, il suo progetto per gli Stati Uniti è stato scippato alla storia. C’è un legame diretto tra la sua morte e i piani che sono saltati: un legame che arriva fino a oggi e che ha avuto effetto sulla società fino a quella contemporanea. Per esempio gli schiavi liberati non ottennero le risorse (il famoso 40 acri e un mulo, ndr.) per unirsi al resto della società nel modo in cui Lincoln aveva programmato. Da lì è iniziata la profonda iniquità che vediamo ancora oggi. Senza parlare del fatto che Lincoln voleva introdurre le scuole per tutti i bambini, bianchi e neri, cosa che non abbiamo visto succedere per altri cento anni con un grande impatto sulla nostra cultura”.
Lei ha dichiarato come fonti di inspirazione ‘No Country for Old Men’ e Charles Dickens.
"Ci sono stati varie forme d’arte a cui ho fatto riferimento per trovare il tono di questa serie tra cui anche il film dei Coen. Amo il genere noir, i classici degli anni Quaranta, ma anche quelli degli anni Settanta, i neonoir. No country for old men è un film brillante che pone domande sulla violenza in America e nella nostra cultura e per quello ho trovato dei punti di contatto con la nostra storia. Penso a Charles Dickens perché amo come lui racconti storie che riguardano la società attraverso il punto di vista dei personaggi che hanno meno potere fino a quelli che invece ne hanno di più ed è quello che mi interessava fare con questa serie. Così ho raccontato come l’assassinio ha avuto effetto sulla vita dei vari personaggi o come loro hanno condizionato l’investigazione, cercando di raccontare la storia da più punti di vista. Inoltre ho cercato di metterci sia dramma che commedia perché la vita è così ci sono momenti divertenti nel dramma e viceversa”.
Ha raccontato la storia da due punti di vista: quello di Edwin Stanton e di Mary Simms. Cosa rappresentano?
"Sono due figure poco conosciute nonostante siano protagonisti di questa storia. Mary Simms e Edwin Stanton si possono definire senza paura di essere retorici eroi della storia americana, entrambi molto coraggiosi e pronti a grandi sacrifici: Stanton ha messo a rischio la sua reputazione, la sua stessa incolumità fisica, Mary la sua stessa vita e il suo posto nella società. Mary Simms è poco più che una nota a pie’ di pagina in questa storia, una dei dieci testimoni afroamericani nel processo contro Booth, non conosciamo il suo aspetto fisico, non sappiamo cosa le è successo dopo. Per me è stato emozionante vederla prendere vita. Stanton da parte sua era veramente un personaggio avanti rispetto il suo tempo”.
In questo momento la cultura è particolarmente polarizzata negli Usa con la campagna presidenziale in corso. Sebbene siano ambientati in epoche molto diverse la sua serie mi ha fatto pensare molto a ‘American fiction, il film con cui Cord Jefferson ha vinto un Oscar domenica scorsa’.
"Cord Jefferson e io abbiamo in comune le nostre origini: entrambi siamo scrittori neri di famiglia mista e anche se veniamo da ambienti diversi siamo entrambi interessati ad esplorare come è stata costruita la “blackness”, l’essenza dell’essere neri, quanto questa identità sia culturale. Per quel che riguarda la mia storia sono interessata ad approfondire come l’assassinio di Lincoln abbia rubato il progresso alle persone afroamericane nel paese. Volevo raccontare la storia in un modo nuovo, diversamente da come è stata narrata finora la schiavitù… ho cercato un stile alla Hitchcock, dove il peggio si può immaginare senza bisogno di mostrarlo. Sia Cord che io amiamo raccontare storie tridimensionali su personaggi neri, e personaggi che appartengono alla classe borghese come Elisabeth Keckley, la stilista amica di Mary Todd Lincoln, che non era centrale rispetto all’assassinio ma mi interessava che ci fosse perché è stata una figura molto importante per la vita dei Lincoln e per il suo ruolo nell’aiutare gli schiavi liberati. Entrambi cerchiamo di stare lontano dagli stereotipi che vediamo troppo spesso sugli afroamericani e scriveremo insieme il suo prossimo progetto che è una serie tv”.