Signora del noir, implacabile e ironica, Franca Leosini il 16 marzo compie 90 anni. È il 18 settembre del 1994 quando, per la prima volta, va in onda su Rai 3 in seconda serata Storie maledette, la trasmissione (ultima edizione nel 2020) destinata a consacrarla come regina del brivido. Messa in piega perfetta, tailleur, la giornalista intervista i colpevoli armata di appunti – migliaia di pagine lette, sentenze, controsentenze – metodo da investigatrice, mai tono giudicante o accusatorio. Con un lessico forbito, tutto suo (parla di “ardori lombari”, dice a Sabrina Misseri: “Lei era sentimentalmente genuflessa”, sintetizza: “Lui inforcò le mutande”), mette in fila dubbi, dettagli, chiede lumi. Porta il condannato a riavvolgere il nastro. Il pubblico resta ipnotizzato: la Treccani nel 2019 ribattezza i suoi fan, Leosiner.
Sui social è un fenomeno (“Vorrei la Leosini come voce fuori campo della mia vita”). Lei, la iron lady della tv, spiritosa e preparatissima, neanche un plissé davanti ai racconti più efferati, studia i delitti. “Puoi raccontare l’Italia e i cambiamenti del Paese attraverso la cronaca nera”.“I tre verbi che frequento sono: capire, dubitare e raccontare. Lascio le certezze agli imbecilli”, spiegava in un’intervista a Repubblica “noi del programma cerchiamo di non averne. Studio gli atti parola per parola. Quando incontro una persona ho preso talmente tante informazioni che ne so più io di lei». Napoletana, dopo la laurea in Lettere moderne Franca Lando - Leosini è il cognome del marito, Massimo - comincia a lavorare alla pagina culturale dell'Espresso nel 1974, con la celebre intervista a Leonardo Sciascia 'Le zie di Sicilia', sulle presunte responsabilità delle donne nella cultura mafiosa. Direttrice di Cosmopolitan, poi responsabile della pagina culturale del Tempo, nel 1998 approda in Rai come autrice di Telefono giallo, il programma di Corrado Augias. Conduce poi Parte civile e I grandi processi con Sandro Curzi, prima di dedicarsi a Storie maledette.
Dal 2004 al 2008 è stata anche il volto di Ombre sul giallo; nel 2021 ha proposto su Rai 3 due speciali, Che fine ha fatto Baby Jane?, tornando a intervistare dopo anni alcuni protagonisti di Storie maledette. Il crimine resta la sua passione. “Purtroppo il crimine è il grande romanzo della vita, ha mille sfaccettature. In ogni vicenda noir ci sono contesti interessanti e diversificati. Anche l’ambientazione di una storia ha la sua importanza: non dico che i luoghi determinino i comportamenti, ma spesso sono complici”. L’aspetto umano dei delitti è una calamita irresistibile. “Ci sono storie pazzesche, cinematografiche” spiegava “Matteo Garrone ha tratto due film da due casi di Storie maledette: il collezionista di anoressiche ha ispirato Primo amore e il nano di Termini L’imbalsamatore».
Sanremo 2018, entusiasmo social per Franca Leosini
Fiera icona gay (“I gay si sono avvicinati a me e alle mie idee perché sono idee di grande libertà e apertura” raccontava sempre a Repubblica. “La parola tolleranza non esiste nel mio vocabolario, perché non devo tollerare nessuno. Sono stata felice per i matrimoni gay. Cosa viene tolto agli altri se gli omosessuali conquistano i diritti civili? Secondo me si accresce la serenità sociale quando le persone sono regolarmente inserite”), Riccardo Milani l’ha voluta nel film Come un gatto in tangenziale, Claudio Baglioni la invita al Festival di Sanremo. Una star. «Mio marito è mio fan. Che fa? Sopporta. Devi avere accanto uomini pazienti se fai televisione. Però dico sempre che quando si ha poco tempo per stare insieme si ha anche poco tempo per litigare». Idee chiarissime anche sulle battaglie delle donne. “Non sono d’accordo con le quote rosa, credo solo alla ‘quota qualità’. Ritengo le cosiddette quote rosa una sorta di ghettizzazione impropria”. Tanti auguri Franca, e guai chiamarla signora. “Le signore stanno nei salotti, le giornaliste sui marciapiedi”. Lei, per anni, nelle carceri a raccontare storie maledette. Con stile.