Piero Chiambretti e il segreto per restare fuori dalla nuova narrazione della Rai
di Antonio DipollinaLa gag di Piero Chiambretti era stata: “Ritorno in Rai, spero che sia rimasto qualcuno”. Il dubbio è che si riferisse al pubblico, inteso come pubblico Rai, di questa Rai di cose a caso: e di tentativi all’ammasso purché ci sia dentro la nuova narrazione. Chiambretti se ne stropiccia assai della nuova narrazione, ha consolidato nei decenni un modo televisivo personale, al ritorno dopo 22 anni mette in piedi (Rai3 il martedì sera) questo Donne sull’orlo di una crisi di nervi e lo riempie di cose: ma soprattutto abbraccia l’archivio Rai, quello in cui giacciono le perle del passato. E ne fa buon uso, recupera spezzoni e li infila in anfratti di puntata, chiamando quasi al confronto. Il risultato è impietoso, ovviamente. Per esempio c’è Mentana ospite in studio, che è sempre garanzia di venti minuti di attenzione da parte di chi guarda, e alla fine parte un breve duetto Chiambretti-Mentana a Il Laureato. Erano trent’anni fa, era un programma folle e affamato, si giravano le università - …
La gag di Piero Chiambretti era stata: “Ritorno in Rai, spero che sia rimasto qualcuno”. Il dubbio è che si riferisse al pubblico, inteso come pubblico Rai, di questa Rai di cose a caso: e di tentativi all’ammasso purché ci sia dentro la nuova narrazione. Chiambretti se ne stropiccia assai della nuova narrazione, ha consolidato nei decenni un modo televisivo personale, al ritorno dopo 22 anni mette in piedi (Rai3 il martedì sera) questo Donne sull’orlo di una crisi di nervi e lo riempie di cose: ma soprattutto abbraccia l’archivio Rai, quello in cui giacciono le perle del passato. E ne fa buon uso, recupera spezzoni e li infila in anfratti di puntata, chiamando quasi al confronto. Il risultato è impietoso, ovviamente. Per esempio c’è Mentana ospite in studio, che è sempre garanzia di venti minuti di attenzione da parte di chi guarda, e alla fine parte un breve duetto Chiambretti-Mentana a Il Laureato. Erano trent’anni fa, era un programma folle e affamato, si giravano le università - meglio non pensare a cosa accadrebbe oggi - e c’erano ospiti da commuoversi.
Chiambretti prova a giocarci, ma l’effetto è quello. In più, questa sterminata prima serata, tra gag, spunti frizzanti o non frizzanti, stacchetti musicali e cotillons (sempre riusciti bene nei suoi programmi): un condensato da un’ora in meno avrebbe dentro il meglio, se poi fosse una seconda serata su più giorni sarebbe il massimo della vita, forse. Le donne e i nervi sono un pretesto su cui far girare ospiti e idee, spesso azzeccandoci. Si può aggiustare e rendere tutto più riconoscibile per il pubblico, mantenendo un certo gusto della scoperta e valorizzazione – lo stand-up Fanucchi, per dire – si possono rinnovare i miracoli. Ma tornare a quell’epopea (vedi il finale di puntata: antico filmato con il Pierino giovane che chiede a Dulbecco di eventuali tresche con la Montalcini) è impossibile e comunque non sarebbe tollerato dalla nuova narrazione.
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A Blob un passaggio sublime, anche senza usare l’IA. L’esibizione di Nemo, il vincitore di Eurovision: al posto dell’audio originale, le note di Binario, di Claudio Villa.