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‘Omnivore’, la ricerca della ricetta della felicità è un viaggio da chef stellato

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Multischermo / Su su Apple Tv+ la docuserie di René Redzepi
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Un peperoncino ci salverà. Forse. Non è un caso se il primo episodio di Omnivore (da ieri su Apple Tv+) parla di quello. C’è il senso primigenio del racconto del cibo nella storia e nel mondo, da una fattoria in Serbia che gronda di peperoncini appesi alla Louisiana dove si macera tutto per fare Tabasco, alla Thailandia dove in luoghi street-food da favola (magari horror, ma favola) si fa a gara a chi trangugia quello più piccante. Omnivore va alla ricerca di una cosa che è bellissima da sentire: la ricetta dell’umanità. Ne è artefice René Redzepi, chef stellato e stellare — comproprietario del Noma di Copenaghen — che ha deciso di relegare al freezer i vari Masterchef e, con produzione sontuosa e riprese spettacolari, rappresentare in forma di serie tv lo stato dell’arte della questione cibo nel pianeta. Ha scelto otto ingredienti base e su ognuno ci ha costruito una puntata che ruba l’occhio, più altri organi interni. Elencando: peperoncino, tonno, sale, banana, mais, maiale, riso, …

Un peperoncino ci salverà. Forse. Non è un caso se il primo episodio di Omnivore (da ieri su Apple Tv+) parla di quello. C’è il senso primigenio del racconto del cibo nella storia e nel mondo, da una fattoria in Serbia che gronda di peperoncini appesi alla Louisiana dove si macera tutto per fare Tabasco, alla Thailandia dove in luoghi street-food da favola (magari horror, ma favola) si fa a gara a chi trangugia quello più piccante. Omnivore va alla ricerca di una cosa che è bellissima da sentire: la ricetta dell’umanità. Ne è artefice René Redzepi, chef stellato e stellare — comproprietario del Noma di Copenaghen — che ha deciso di relegare al freezer i vari Masterchef e, con produzione sontuosa e riprese spettacolari, rappresentare in forma di serie tv lo stato dell’arte della questione cibo nel pianeta. Ha scelto otto ingredienti base e su ognuno ci ha costruito una puntata che ruba l’occhio, più altri organi interni. Elencando: peperoncino, tonno, sale, banana, mais, maiale, riso, caffè. Si salta da un luogo lontano a un altro, si raccontano storie bellissime, si chiude sempre con domande che riguardano la sostenibilità.

Avviso per spiriti animalisti sensibili: le puntate su tonno e maiale sono impegnative. Ma l’episodio tra Spagna e Giappone, che parte dall’Almabrada — ovvero tonnara — nel sud iberico e ne racconta l’evoluzione, vale il biglietto — via via affinando le tecniche, si pesca il tonno in Spagna, il giorno dopo il tonno è in Giappone e la sera dopo viene servito a una coppia sul bordo di una piscina a Bali

(i due, inquadrati, hanno in realtà in mente altro e mangerebbero anche un toast, ma la forma ha le sue esigenze). Omnivore non somiglia a niente di conosciuto tra le tonnellate di cibo che passano oggi in tv: è pieno di buone intenzioni, forse troppe, ma si segue con grande interesse, a ogni minuto.

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A iniziare da Kostas — e sperando che non abbiano maltrattato il buon Petros Markaris — qualche rara consolazione nella prossima stagione Rai la si trova nella fiction. Esclusa la scaletta del Tg1.

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