Spettacoli

Corrado, i cent’anni del conduttore perfetto. Annunciò la fine della guerra, inventò ‘La Corrida’ e indicò il successore ideale: Fabrizio Frizzi

Corrado, i cent’anni del conduttore perfetto. Annunciò la fine della guerra, inventò ‘La Corrida’ e indicò il successore ideale: Fabrizio Frizzi

Il 2 agosto del 1924 nasceva uno dei personaggi più popolari e amati della storia della tv italiana, scomparso nel 1999. I modi sornioni, l’ironia sottile, sempre dalla parte del pubblico: “Credo che sia questo il segreto, far pensare a chi ti sta guardando che potrebbe essere al tuo posto"

2 minuti di lettura

“Da piccolo volevo fare il lift, perché mi piaceva fare su e giù con l’ascensore” raccontò nel 1977 a Bontà loro da Maurizio Costanzo. Invece seguì le orme del fratello Riccardo, che lavorava alla radio: diventò annunciatore. E fu la voce di Corrado Mantoni, in arte Corrado, a dare una notizia tanto attesa, il 9 maggio 1945, la fine della guerra: "Interrompiamo le trasmissioni per comunicarvi una notizia straordinaria, le forze armate tedesche si sono arrese agli angloamericani, la guerra è finita, ripeto, la guerra è finita". Sornione, era un uomo gentile e molto simpatico, con la battuta pronta. Caustico, mai aggressivo: era nato il 2 agosto 1924, oggi avrebbe compiuto cento anni; è morto l’8 giugno 1999.

Con Pippo Baudo, Mike Bongiorno, Enzo Tortora, Raimondo Vianello, è entrato nelle case di milioni di italiani. Una figura familiare. Ideò La Corrida, che debuttò in radio il 4 gennaio del 1968 insieme al fratello, per poi approdare in tv, un successo trionfale. Non c’erano i social, ma armato di fischi e campanacci il pubblico sovrano – crudele e molto divertito - esprimeva il suo giudizio. Poi Rosso e nero, L'amico del giaguaro, Tappabuchi, Il pranzo è servito, Canzonissima (Raffaella Carrà, che era legatissima a Corrado, raccontava come con lui si sentisse protetta, scherzavano insieme ma la accompagnava anche dal medico), Domenica in.

Tanti conduttori della nuova generazione dicono di ispirarsi a lui, a quell'ironia sottile. Facile dirlo, meno facile essere Corrado. Lui spiegava di aver successo perché non ha mai "rotto le scatole a nessuno. Non dico parolacce, non amo le risse in tv. Preferisco dialogare col pubblico, mettermi dalla sua parte. Credo proprio che sia questo il segreto: far pensare a chi ti sta guardando che potrebbe essere al tuo posto". La Corrida passò su Canale 5 e lui, impassibile mentre operai, impiegate e insegnanti ballavano il flamenco o cantavano Binario, insieme al maestro Roberto Pregadio, scherzava con Antonella Elia, che lo divertiva tanto. "E' spontanea, apre bocca e le dà fiato". "Non abbiamo mai sfruttato nessuno, chi viene da noi conosce le regole del gioco... Dicono di essersi divertiti anche se è andata male, e nel 90% dei casi sono fischiati. In genere i più contenti sono parenti e amici: quando gli ' artisti' tornano a casa, dopo essere stati in tv, smettono di esibirsi a tutte le ore".

Diceva di appartenere a quella generazione di conduttori che hanno chiesto "permesso" prima di entrare nelle case e indicava come suo erede Fabrizio Frizzi: "Ha stile". Non credeva troppo nell'Auditel. "Oggi si scambia l'ascolto per il gradimento. Invece sarebbe importante capire quali sono davvero i gusti del pubblico". Spiegava che senza tv viveva bene lo stesso. “Ogni volta che finisco di lavorare ridivento Mantoni, mi riapproprio del cognome, torno a essere una persona comune...Non faccio programmi a qualunque costo, sono stato lontano dalla tv per anni e curiosamente non se n'è accorto nessuno. Dal '71 al '76 non ho lavorato, ripresi con Domenica in, e la gente mi fermava per strada: 'L'ho vista l'altro giorno' , e io 'Guardi che era due anni fa'". Non aveva grandi rimpianti: "Forse ho sacrificato la vita privata al lavoro. Non mi sono potuto godere mio figlio, ci siamo visti di più quando lui era già grande".

La carriera era cominciata come annunciatore alla radio, nel '44: "La radio” raccontava “mi ha insegnato tutto, ad avere rispetto per il pubblico e a costruire un rapporto con le persone. Non potevamo mai dire 'io' ma sempre 'noi', e non nel senso di plurale maiestatis, quel 'noi' sta a significare che rappresentiamo tutti”.

In televisione era sempre stato a suo agio: "In tanti anni ho imparato una cosa fondamentale: in tv se uno ha la battuta pronta può rispondere, se no deve far finta di non aver sentito la battuta dell'altro”.

I commenti dei lettori