Spettacoli

‘Citadel', Matilda De Angelis: “Il mio passato e la ginnastica artistica mi hanno portato qui: ho fatto da sola quasi tutte le scene d’azione”

Su Prime Video il 10 ottobre ‘Diana’, spinoff italiano della serie prodotta dai fratelli Russo. In una Milano del futuro dove il Duomo è in rovina e le spie sono ovunque

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In una Milano del futuro, con il Duomo ridotto in rovina e una società militarizzata dove l’uso delle armi è liberalizzato, Diana è una giovane spia sotto copertura, infiltrata nell’organizzazione criminale Manticore dopo essere entrata addestrata da Citadel, la realtà rivale che si pone l’obiettivo della sicurezza mondiale al di là delle singole nazioni.


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Citadel, l’ambiziosa serie internazionale creata dai fratelli Joe e Anthony Russo sbarca in Italia con lo spinoff Diana con protagonista Matilda De Angelis. “Questo è un progetto unico non solo nel panorama italiano ma anche internazionale, anche perché non si tratta di un franchise ma di serie diverse (India, Messico, Stati Uniti, Italia ndr.) che possono vivere ognuna per conto suo pur facendo parte del mondo Citadel – dice l’attrice, 29 anni che ha inanellato una serie di progetti dal respiro internazionale. – Mi sono sempre sentita europea e cittadina del mondo, è bello entrare a fare parte di un progetto raccontato da persone come i fratelli Russo, meravigliosi e umili. Hanno dato totale libertà ai Paesi coinvolti, una libertà affinché la serie rispecchiasse la cultura cinematografica del posto dove è ambientata”.

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Dopo Pryanka Chopra, Richard Madden e Stanley Tucci tocca quindi ora agli attori italiani; accanto all’attrice esplosa internazionalmente prima con The undoing poi con la sua Lidia Poët vista in tutto il mondo, ci sono Filippo Nigro, Maurizio Lombardi, Lorenzo Cervasio. Dopo una tragedia che ha colpito la sua famiglia, Diana non ha smesso di indagare su uno dei tanti misteri italiani finché qualcuno la nota, è il reclutatore di Citadel Gabriele (Nigro). Per anni Diana è rimasta sola, intrappolata tra le linee nemiche come infiltrata in Manticore ma quando finalmente le si presenta l’occasione di uscirne e sparire per sempre, l’unico modo per farlo è fidarsi del più inaspettato degli alleati, Edo Zani (Cervasio), l'erede di Manticore Italia e figlio del capo dell’organizzazione, Ettore Zani (Lombardi), in lotta per la supremazia contro le altre famiglie europee.

"I parametri per questa serie erano due: rispettare la mitologia dell’agenzia Citadel e fornire una propria visione perché tutte queste serie devono essere indipendenti le une dalle altre – spiega la showrunner Gina Gardini, una lunga esperienza di serialità importante da Romanzo criminale a Suburra, da Gomorra a Suburraeterna – abbiamo lavorato dall’interno con questa libertà assoluta, lo sviluppo è stato condiviso. Ogni due settimane, per due ore, showrunner e sceneggiatori americani, italiani e indiani, si scambiavano idee e suggerimenti. La serie ne ha guadagnato perché, oltre ad aver inserito degli ‘easter egg’ che gli appassionati possono divertirsi a scoprire, questi incontri hanno fatto sì che la storia di ciascun gruppo migliorasse. Dopo aver lavorato per cinque anni e mezzo sulla stessa storia ti ritrovi in una bolla, bello il confronto con altri. Il nostro obiettivo era creare un futuro realistico, avvicinabile ma spaventoso e l’idea del Duomo in rovina ci è sembrato quanto mai giusto, un’immagine retrofuturistica potente, per me che sono americana è come la visione delle Torri Gemelle in fumo, un simbolo forte”.

La chiave è stata quindi conservare una forte identità italiana in un progetto che parla moltissime lingue. Per questo è stato scelto come regista Arnaldo Catinari, storico direttore della fotografia per registi come Moretti e Placido, Verdone e Milani. “Ci vogliono consapevolezza e incoscienza per un progetto del genere, interessante era costruire una serie che parlasse al pubblico italiano ma anche a quello internazionale – spiega Catinari (che da regista ha firmato anche Suburra – la serie e Vita da Carlo) – dovevo visualizzare questa storia e trovare la chiave per raccontare un futuro distopico. La prima idea è stata quella di raccontare il futuro con gli occhi del passato, mi sono rifatto a un’estetica cyber punk di grande tradizione italiana. Pensate a Elio Petri e La decima vittima con Marcello Mastroianni biondo e le architetture razionaliste dell’Eur. Ho immaginato Diana che è in un momento particolare dell’esistenza, vuole uscire dall’organizzazione ed essere libera e l’abbiamo immaginata come un esserino che gira tra le piazze in uno sfondo alla De Chirico”.

È indubbio che la serie poggia molto sulle spalle di Matilda De Angelis e la Diana che ne dà il titolo. "Un personaggio sfaccettato che contiene una dualità costante, che si moltiplica e diventa infinita – dice De Angelis – Diana mente tutto il tempo: è un’eroina e antieroina, è una spia sotto copertura quindi ha due profili diversi, poi mostriamo due Diana differenti, quella giovane del passato e quella del presente. La sfida per me era restituirle il motore che giustifica tutto quello che fa, un piano profondamente emotivo in una persona che ha imparato a reprimere le emozioni. Raccontiamo la liberazione emotiva di una ragazza, un tema forte che fa parte della nostra storia, la liberazione dall’oppressione sia personale che nella società”.

Citadel: Diana - La scena d'azione con Matilda De Angelis

Fondamentale per il personaggio e per l’attrice è stata la preparazione fisica. “La parte più divertente sicuramente – dice Matilda De Angelis – non abbiamo veramente quasi mai la possibilità di interpretare personaggi del genere in Italia, non è neanche una questione di uomini e donne, mancano proprio ruoli così. Ho fatto quattro mesi di preparazione con gli stunt, volevo arrivare a fare il 90% delle azioni, fosse stato per me avrei fatto anche il 100% ma c’erano oggettivamente cose per me impossibili come saltare da quattro metri d’altezza. Al di là del voler fare io gli stunt era fondamentale per la costruzione fisica del personaggio questa preparazione: Diana è come una supereroina, una macchina da guerra, escludere quella parte era impensabile. I dodici anni di ginnastica artistica mi hanno aiutato ed è stato bello portare quella parte del mio passato, mi ha arricchito come attrice. Il coordinatore degli stunt Emiliano Novelli ha predetto ‘questo ti completerà’. Non mi sento un’attrice completa ma sono felicissima di averlo fatto”.

Negli ultimi quattro anni l’attrice, che aveva debuttato quasi per caso in Veloce come il vento accanto a Stefano Accorsi, ha fatto un viaggio straordinario. “Ci ho messo tanto impegno, per anni ho vissuto con la sindrome dell’impostore, ho capito che era il mio meccanismo per non accettare qualcosa che mi era capitato, ero in una sorta di negazione – racconta – poi mi sono detta: mi impegno e studio tanto e quando faccio qualcosa dò il 100% se poi il mio 100% non è abbastanza pazienza, è tutto quello che potevo dare. È strano è come le tante cose che avevo studiato, il francese e l’inglese, la musica e il canto e ora anche la ginnastica artistica, mi sono poi tornate utili per un mestiere che non sapevo di voler fare. Ho viaggiato molto anche da adolescente e ho avuto il privilegio di avere dei genitori che mi hanno lasciata libera, tutto questo mi ha portato a un approccio naturale all’internazionalità. Ripenso al 2018, quando ero shooting star a Berlino, quello è stato il punto di svolta per me, mi sono resa conto che avevo dei colleghi da tutto il mondo, tutti lì per la stessa cosa. E ho pensato come sarebbe bello lavorare con tutti loro, al di là del sogno americano, per me l’internazionalità non si limita all’american dream. Ho lavorato con una regista spagnola, con un regista tedesco, uno inglese, con una filmaker danese in un progetto americano The undoing e adesso con Luc Besson, una grande fortuna avere occasioni così”. Prossima tappa quindi, dopo Diana e il ritorno di Lidia Poët, la Maria nel Dracula di Besson a cui deve il suo nome, la mamma era infatti fan della ragazzina di Léon.

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