Maurizio Lastrico: “La paura di sbagliare è forte ma che magia far ridere la gente”
di Silvia FumarolaGuidato dall‘ironia e dal dubbio, nella vita e in scena. Maurizio Lastrico, 45 anni, si è fatto amare dal grande pubblico col ruolo del pm Marco Nardi il magistrato con la testa tra le nuvole che dopo trecentomila tira e molla finalmente sposerà la capitana dei carabinieri Anna Oliveri (Maria Chiara Giannetta) in Don Matteo 14, da giovedì 17 ottobre su Rai 1. Nozze e uscita di scena, per entrambi gli attori, nella nuova stagione della serie con Raoul Bova e Nino Frassica, si cambia. Il successo di Zelig, Call my agent Italia. È nel cast della serie Miss Fallaci con Miriam Leone dedicato alla grande inviata («Interpreto il giornalista Alfredo Pieroni, primo grande amore con cui ebbe un rapporto tormentatissimo»), che sarà presentata alla Festa del cinema di Roma. Il primo novembre debutta al teatro Manzoni di Milano con il monologo Sul lastrico.
Si chiude un capitolo: che ha significato Don Matteo?
«Una delle più belle …
Guidato dall‘ironia e dal dubbio, nella vita e in scena. Maurizio Lastrico, 45 anni, si è fatto amare dal grande pubblico col ruolo del pm Marco Nardi il magistrato con la testa tra le nuvole che dopo trecentomila tira e molla finalmente sposerà la capitana dei carabinieri Anna Oliveri (Maria Chiara Giannetta) in Don Matteo 14, da giovedì 17 ottobre su Rai 1. Nozze e uscita di scena, per entrambi gli attori, nella nuova stagione della serie con Raoul Bova e Nino Frassica, si cambia. Il successo di Zelig, Call my agent Italia. È nel cast della serie Miss Fallaci con Miriam Leone dedicato alla grande inviata («Interpreto il giornalista Alfredo Pieroni, primo grande amore con cui ebbe un rapporto tormentatissimo»), che sarà presentata alla Festa del cinema di Roma. Il primo novembre debutta al teatro Manzoni di Milano con il monologo Sul lastrico.
Si chiude un capitolo: che ha significato Don Matteo?
«Una delle più belle sorprese della mia carriera. Arrivò la proposta nel momento in cui Zelig era meno presente in tv. Avevo anche qualche pregiudizio sulla fiction».
Invece.
«Invece mi ha fatto crescere come attore ed è stata una palestra fantastica, mi ha regalato l‘amore del pubblico, che è entrato in questo mondo come se fosse vero: arrivavano in pullman a Spoleto, anche dall’estero. Per me sono stati fondamentali gli incontri con Terence Hill, Nino Frassica, Maria Chiara Giannetta. Ho potuto incontrare ragazzi come Mariasole Pollio, relazionarmi ai social in maniera più umana. Ringrazio chi mi ha accolto».
Però esce di scena: perché?
«Non è detto che sia un’uscita definitiva, c’è la possibilità che ritorni, di stagione in stagione. È una decisione che abbiamo preso preso tutti insieme, non si poteva essere ripetitivi».
Sanremo 2022, lo show di Giannetta e Lastrico tutto da ridere con le frasi delle canzoni
In coppia con Giannetta, anche al Festival di Sanremo, avete fatto faville.
«Nelle fiction si usa l’ironia per parlarsi, senza fare gli spiritosi. Gli esseri umani la utilizzano per mascherare le debolezze e reagire alla sofferenza. Quando abbiamo fatto quel pezzo con le canzoni, che ha avuto successo all’Ariston, o quando ha ricevuto dei premi, Maria Chiara pensava già al progetto successivo, in maniera sana. Io passo tanto tempo a essere stupito delle conferme; è una cosa sottile, difficile e bella, la gestione di una carriera. Lei ha talento e lucidità, è una Sinner della recitazione. Io sono più Fognini».
Nella vita è armato di ironia?
«Genova, il percorso che ho fatto, dalla Divina Commedia ai personaggi che interpreto, anche le piccole sfighe di tutti i giorni, mi hanno portato a essere ironico/autoironico. Da una parte mi prendo in giro per il mio grado di ipersensibilità, dall’altro imparo a vivere».
Ora si racconta a teatro: Sul lastrico è una confessione pubblica?
«È come se mi fossi autoscritturato. L’incontro col pubblico mi fa stare bene, anche se è difficile ho voglia di mettermi a nudo. Mi sono preso due mesi per scrivere con Andrea Possa, e abbiamo costruito lo spettacolo».
Sua madre è il punto fermo della sua vita: che dice?
«Le spiego: “Mamma, vado a teatro”. E lei: “Quindi film non ne fai più”. La paura che tutto finisca, c’è. La voce della mamma ce l’hai dentro, c’è il rischio di fare tante cose quasi per il timore di non fare un bel regalo a lei. È stupita dell’amore che riceve quando va al supermercato o dalla parrucchiera, capisce il trasporto delle persone e conosce le mie debolezze di uomo. Lo stupore che la gente si emozioni e rida per quello che faccio, è qualcosa di magico».
Maurizio Lastrico da 'Call my agent' a 'Lol': "Far ridere è una cosa seria. Io ho una capacità innata di creare casini"
Fa il comico: la gente apprezza chi regala sorrisi. Non dica che non ne è consapevole.
«Mi svesto i panni da genovese, e sì, me ne rendo conto. L’ho capito quando insieme ai comici di tutto il mondo abbiamo avuto l‘onore di incontrare il Papa, e ci ha ringraziato. Qualsiasi lavoro è importante, ma vederlo riconosciuto da Francesco colpisce. Come mi colpiscono le persone che non escono mai e vengono a teatro. Non voglio deluderle, e capisco che ho una bella responsabilità».
Era un ragazzo insicuro?
«Lo sono anche adesso. Credo che, proprio per l’insicurezza, ho cercato di avere un orizzonte più chiuso. La mia mamma ha la terza media ed è stata lei a spingermi, a dirmi di mettermi in gioco e fare il provino al Teatro Stabile di Genova. La paura di sbagliare è forte, ma mi annoio nella comfort zone».
Chi è stata la sua fonte d’ispirazione?
«Dario Fo. Andando a vedere i suoi spettacoli capivi il rapporto col pubblico, la fisicità, il teatro non come cosa museale ricattatoria, ma come regalo per portare l’immaginazione nella testa della gente. Lì c’era anche l’adesione politica che non invece non sento. La politica ci arriva mediata, è poco viva, mi interessano di più i comportamenti umani. Amo Gigi Proietti, Gilberto Govi, Corrado Guzzanti e Elio e le Storie Tese».
Da ragazzo ha fatto l’educatore, cosa le è rimasto di quell’esperienza?
«All’epoca nel mio paese, Sant’Olcese, seimila persone, c’erano servizi sociali di una qualità incredibile: psicologi, assistenti, centri aggregativi laici. Quando si sono separati i miei genitori sono stato seguito da psicologi, i miei educatori sono diventati miei parenti e mi hanno chiesto di aiutare altri ragazzi. Stando vicino a persone fragili impari a relativizzare, non venivo da una famiglia abbiente, sono cresciuto solo con la mamma. Era la mia vita».
La passione per Dante come nasce?
«Grazie all’incontro folgorante all’Accademia a Genova, con l’insegnante Anna Laura Messeri, che è mancata un mese fa. Dantista, utilizzava Dante per insegnarci a recitare, un mondo fantastico, dovevi parlare in rima, con lei ho scritto anche i primi pezzi a Zelig. È stata una delle donne più importanti della mia vita. Mi ha lasciato un doppio monito: da una parte ha sacrificato gli affetti, e forse c’era anche un pelo di sofferenza, per la sua passione, e dall’altra parte si è votata al teatro. La domenica sceglieva le scene da far fare a quell’alunno, piuttosto che all’altro, per farlo crescere».
Il primo provino a Zelig: cosa le faceva piu paura?
«Forse di avere un tipo di comicità o una presenza non adeguati. In realtà ho sentito fin da subito di essere in quel meccanismo, e di dover migliorare i miei pezzi, di crescere. Io ho paura quando mi preoccupo delle cose, quando me ne occupo qualcosa prende in mano la situazione, lascia agire il Maurizio risolutore. Come Superman, che poi va a cambiarsi e torna a essere Clark Kent».