Lo strizzacervelli senza divano, che ha interpretato a modo suo il patto di reciprocità con i pazienti, che ha perso ogni remora rispetto alla deontologia professionale, il terapeuta in lutto di Jason Segel sta per tornare. Shrinking, la serie di Apple tv+ alla seconda stagione dal 16 ottobre, ritrova Jimmy e le persone che gli girano intorno: i colleghi dello studio tra cui uno straordinario Harrison Ford, i vicini di casa, la figlia adolescente Alice.
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La premessa è che la moglie di Jimmy e madre di Alice è morta in un incidente d’auto per colpa di un guidatore ubriaco, Jimmy ancora alle prese con l’elaborazione del lutto si ritrova a dire ai suoi clienti esattamente quello che pensa e quello che secondo lui dovrebbero fare. Con conseguenze tragicomiche per loro e per lui. "Jimmy in questa seconda stagione finirà per spingere i confini della terapia ancora un po’ più in là – ci dice Jason Segel da Los Angeles - Ha l’energia di un giovane Michael Keaton, di un giovane Jack Nicholson: sembra uno pieno di azione ma in fondo al suo spirito c’è moltissima malinconia. Mi piace quel momento in cui il pubblico capisce che Jimmy sta soffrendo, che non sta bene”.
'Shrinking', tornano gli strizzacervelli di Jason Segel e Harrison Ford
Dopo il successo della prima stagione la serie, creata dallo stesso Segel coi vincitori dell'Emmy Bill Lawrence e Brett Goldstein (Ted Lasso), è stata rinnovata per un secondo e terzo capitolo, ma che tipo di reazione c’è stata dalla comunità dei terapisti? "Una serie di professionisti con decisamente poco senso dell’umorismo ci hanno detto che quella di Jimmy non è una buona terapia e io avrei voluto rispondere loro: ‘beh lo sappiamo, questo è il punto dello show: è un terapista che qualche volta fa benissimo il suo lavoro e qualche volta lo fa male – dice ridendo l’attore e produttore - Ma tantissimi altri mi hanno detto: ‘Sai che è una tentazione forte? Tutti vorremmo fare come Jimmy qualche volta: sederci, sapere la risposta e semplicemente dire ai nostri pazienti cosa fare”. Segel è protagonista, ma il cast è corale e in questa seconda stagione più centrali diventano anche le dinamiche, oltre che con i diversi pazienti (dalla donna che ha subito abusi dal marito e lo ha buttato giù da una scogliera all’ex soldato che soffre di sindrome da stress post traumatico) anche con gli amici e la figlia di Jimmy.
Sopra ogni altro però c’è Paul, Harrison Ford, nei panni dello psichiatra vecchia scuola alle prese con il Parkinson. "Gli abbiamo fatto un’offerta dando per scontato che avrebbe detto di no, giusto per poter raccontare agli amici di aver mandato una sceneggiatura a Harrison Ford. E lui contro ogni previsione ha detto sì, terrorizzati abbiamo riscritto totalmente il personaggio di Paul, tutto lo show perché non è che hai Harrison Ford e non sfrutti tutto il suo talento e carisma. All’inizio era una sorta di mentore che controllava gli altri analisti ogni tanto mentre abbiamo trasformato le cose per far sì che lui e Jimmy diventassero come una sorta di strana coppia”.
Il tema dei confini è molto importante, tra medico e paziente ovviamente, ma anche tra padre e figlia, tra colleghi. “Il bello della nostra serie è che mostriamo sia le conseguenze positive che quelle negative. Se pensiamo al rapporto di Jimmy con la sua collega Gaby: entrambi partono con le migliori intenzioni di avere una relazione sessuale senza impegno ma alla fine viene fuori che qualcuno ci ha sofferto in questa dinamica. Raccontiamo in modo onesto le conseguenze di questo travalicare dei confini perché sappiamo che con la terapia non convenzionale certe cose possono andare bene ma possono anche andare male, come qualcuno che viene spinto giù da una scogliera”.