Curiosamente esiste un pubblico anche per Rai2, ma per scoprirlo ci vuole il crime all’italiana, anzi alla trevigiana, con una nuova serie tv. Stucky, il mercoledì sera, protagonista Giuseppe Battiston, l’ispettore del titolo che ha quel nome perché di origini iraniane e quando gli chiedono se è italiano lui risponde: “il giusto”. In origine ci sono i romanzi di Fulvio Ervas, l’adattamento tv è costruito interamente sul protagonista. Antieroe, un po’ troppo dichiarato ma con ottima presentazione (sempre Battiston: “Stucky è come me: odia le chiacchiere inutili e i social”), ama starsene da solo e camminare per Treviso di notte a rimuginare sull’indagine. E però è chiaro che quando vede l’anatomo-patologa di riferimento (Barbora Bobulova) tende a sciogliersi, oppure si rifugia all’osteria del suo amico e complice in borghese nelle indagini.
Curiosamente esiste un pubblico anche per Rai2, ma per scoprirlo ci vuole il crime all’italiana, anzi alla trevigiana, con una nuova serie tv. Stucky, il mercoledì sera, protagonista Giuseppe Battiston, l’ispettore del titolo che ha quel nome perché di origini iraniane e quando gli chiedono se è italiano lui risponde: “il giusto”. In origine ci sono i romanzi di Fulvio Ervas, l’adattamento tv è costruito interamente sul protagonista. Antieroe, un po’ troppo dichiarato ma con ottima presentazione (sempre Battiston: “Stucky è come me: odia le chiacchiere inutili e i social”), ama starsene da solo e camminare per Treviso di notte a rimuginare sull’indagine. E però è chiaro che quando vede l’anatomo-patologa di riferimento (Barbora Bobulova) tende a sciogliersi, oppure si rifugia all’osteria del suo amico e complice in borghese nelle indagini.
Dopodiché quello che distingue Stucky è il taglio seriale: sono sei film-tv brevi, da un’ora ciascuno – formato insolito – che si risolvono ogni volta con l’individuazione del colpevole. L’esperimento vale la pena, anche perché in realtà con un taglio simile potrebbe venirne fuori una cadenza di puntate all’infinito. E siamo al punto: da quel che si capisce, autori e protagonista non gradiscono molto l’accostamento a un super-classico come il tenente Colombo. E però è dura convincere. In avvio, l’assassino compare alla prima scena e fa il suo (ovvero uccide). Stucky entra in azione e lo punta da subito: e da lì si va avanti con l’ispettore che gli sbuca ogni minuto davanti, lui (Thomas Trabacchi, che è sempre un piacere vedere) si rabbuia ogni volta, l’altro incalza placido e incalza ancora, poi se ne va, poi torna e riprende a incalzare. In più, ha il sigaro sempre tra le dita e anche l’impermeabile leggero. Diciamo che qualcosa ricorda – e non c’è nulla di male, peraltro. Sulle trame, si attendono i prossimi: perché quest’assassino che nasconde l’arma del delitto in casa di un sospettato, come dicono da quelle parti, e anche nel corso dell’episodio, è davvero un po’ mona.
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Massimo Giletti: “La salutiamo, maestro, dalla sua casa nei boschi”. Francesco Guccini: “Non è nei boschi”. (Lo stato delle cose, Rai3)