E’ una donna – e una nonna - concreta, che ha cresciuto la nipote adolescente dopo che la figlia è morta per overdose. Lunetta Savino è Libera Orlando, magistrata che lavora a Trieste, nella nuova serie, Libera di Gianluca Mazzelli, in onda dal 19 novembre su Rai 1, che unisce giallo e commedia. La chiamano ‘Scassazione’, perché mette tutto in dubbio, e si mette anche nei guai. Indaga in segreto con il pregiudicato Pietro, l’ex fidanzato della figlia (Matteo Martari) perché vuole scoprire la verità sulla ragazza. Prima sospetta del giovanotto, poi si fida, e intanto cerca di fare ordine nella sua vita: nella serie, prodotta da 11 Marzo Film e RaiFiction si divide tra l’ex marito commissario di polizia (Claudio Bigagli), che si è rifatto una vita con la giovane compagne e aspetta un bambino, e il corteggiatore Ettore, (Gioele Dix), anche lui magistrato, gentiluomo d’altri tempi. Il presidente del Tribunale è interpretato da Roberto Citran.
Può sempre contare sulla sorella (Monica Dugo), che prova a organizzarle la vita. “Ho accettato il ruolo proprio perché in questa serie i generi si mescolano” racconta l’attrice “ed è molto interessante. Libera è diversa dai personaggi interpretati finora, è un concentrato di anime diverse. E’ una nonna-mamma, in fondo ha fatto da madre alla nipote Clara (Daisy Pieropan), si è creato un bellissimo rapporto con questa giovane attrice. E’ una magistrata che ama il proprio lavoro, ma a un certo punto, per cercare la verità sulla morte della figlia, si comporta in modo scorretto".
Si trasforma, ma combina guai.
“La parte investigativa scorretta, la complicità con Martari, che è anche un bel ragazzo, affascinante, mi ha tanto divertito. Sono agli opposti, ma uniti dallo stesso desiderio di fare luce, e quindi di fare giustizia. Libera si sdoppia, deve nascondere a tutti quello che sta facendo”.
Viene dal successo di “Studio Battaglia” in cui era un’avvocata chic, cinica, molto diversa da Libera. Secondo lei hanno un punto di contatto?
“Hanno una cosa che le lega, sono brave nel loro lavoro e lo amano, su questo non ci piove. Marina Battaglia è una donna del Nord, sofisticata, sarcastica, ha la battuta fulminante e l’ho adorata per questo, vuole vincere a tutti i costi facendo anche cose non proprio corrette. Libera ha un passato drammatico, se compie azioni scorrette lo fa perché non è riuscita a ottenere quello che vuole attraverso i canali istituzionali. Fa ridere perché si butta, un giorno sono pure caduta dalla moto”.
Libera cerca vendetta: è un sentimento che conosce?
"Forse sì, ma in maniera leggera, sottile, non spiattellata. E’ un filo sottile che lavora dentro di me… Penso che la vendetta sia un piatto che vada consumato freddo, una cosa tra sé e sé più che con l’altro. Mi hai fatto soffrire? E io ti ripago dimostrandoti che sto meglio di te. Non la vivo come vendetta, è la tua capacità di rinascita, una rivincita”.
Le piace di più interpretare le donne tutto d’un pezzo o quelle contraddittorie?
“Quelle con più sfaccettature, anche contraddittorie, che ti fanno esplorare parti sconosciute di te. Ma mi piace anche il personaggio candido, a tutto tondo, quasi ingenuo, che ha anche fare col mondo del clown, un po’ alla Gelsomina, Giulietta Masina nel film La strada era meravigliosa”.
Come sa, si parla molto di magistrati in questo periodo, anche per lo scontro col governo.
"Penso che devono lasciar fare ai magistrati il proprio lavoro. Ci sono stati scandali, in tutti i lavori c’è la mela marcia, ma in generale c’è un’avversione rispetto alla magistratura che non è tollerabile, svolge un compito preziosissimo. Penso che la politica dovrebbe fare meglio il suo lavoro, e i magistrati non dovrebbero riempire i buchi”.
Ha una collezione di madri nella sua carriera: Felicia Impastato, la mamma di Peppino, quella di Lolita Lobosco. E poi Lucia Frisone, la madre di Fulvio, affetto da tetraplegia spastica distonica, diventato fisico nucleare.
"Sono sfide diversissime, esplorare il mondo delle madri è una sfida enorme. Lo faccio anche a teatro con La madre di Zeller, che ha un attaccamento morboso nei confronti del figlio maschio. La stessa Marina Battaglia è abbastanza impegnativa per le figlie. Dopo una certa età, non si sa perché, ti propongono sempre di fare la madre”.
Libera si occupa di tutti ma non è il simbolo di una femminilità tradizionale.
“E’ più Ulisse che Penelope, ogni giorno parte per un viaggio non sa quando e come dovrà tornare a casa, le vedi addosso tutta la stanchezza e ad accoglierla ci sono due donne: la sorella e la nipote a cui fa da madre”.
Come madre si promuove?
"Sicuramente. Nel senso che il mio mestiere l’ho fatto e continuo a farlo, cercando di essere meno rompiscatole possibile. La smania di controllare appartiene un po’ a tutte. Ma ognuno deve essere responsabile del proprio destino a un certo punto”.
Com’è stato il legame con sua madre?
“Per me è stata un faro. Era una donna simpaticissima, colta senza mai ostentarlo, assolutamente onesta intellettualmente. Ha fatto la carriera universitaria e non ha mai sgomitato. Insegnava Letteratura italiana contemporanea, era la massima esperta di Carlo Levi. Era piena di curiosità, fondamentalmente ottimista pur essendo stata attraversata da dolori enormi. Mi ha insegnato la libertà, la capacità di individuare la mia passione, a non arrendermi e di essere autonoma economicamente, che per una donna è la prima cosa”.
C’è una donna al governo: cosa consiglierebbe alla premier Giorgia Meloni?
“Di avere una cultura femminista perché aiuta, però bisogna studiare anche i testi. Io li ho studiati, non mi sono improvvisata, ed è stata una scoperta fantastica per capire chi sono e dove sono”.
Se dovesse fare un bilancio della sua vita?
“Sono soddisfatta di me, se mi guardo indietro vedo che è stato un cammino pieno di inciampi, cadute e risalite. Ma sono contenta perché è tutta farina del mio sacco. Certo, c’è ancora qualcosa che mi piacerebbe fare, un’idea per il cinema da protagonista. Ho ammirazione per Paola Cortellesi e Valeria Golino, che sono passate alla regia. Io non voglio per forza dirigere, ma sto scrivendo: se un’attrice non se la scrive da sé una storia, è difficile che arrivi”.
Quanto deve a Cettina, che ha interpretato nella serie “Un medico in famiglia” (dal 1998 al 2007 e ancora nel 2009) che l’ha resa popolarissima? Molti attori dicono che poi restano ingabbiati nei ruoli.
“Ogni attore ha il ruolo che lo accompagna per tutta la vita e non vuol dire che rimani legato. Io mi sono divertita molto, il pubblico ti vuole bene per un insieme di cose, però, certo, anche un’attrice brava come Milena Vukotic, che ha lavorato con Luis Buñuel, per milioni di italiani è la signora Pina. Sono personaggi popolarissimi entrati nell’immaginario collettivo, e lì rimangono. Non ti tolgono niente”.