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Il coraggio di Eleonora Giorgi : “Non mi rassegno a morire, spero ancora nel miracolo”

Il coraggio di Eleonora Giorgi : “Non mi rassegno a morire, spero ancora nel miracolo”
Ospite a “Verissimo” l’attrice ha parlato della sua malattia: “C’è un senso a tutto”
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ROMA — Il pubblico la ama, perché è empatica e sfodera sempre il sorriso. Non è da tutti. Dietro quel sorriso c’è il coraggio, che lei minimizza ma arriva. Da quando ha scoperto di avere un tumore al pancreas, Eleonora Giorgi ha condiviso il suo percorso. Giorni fa è intervenuta nella notte al programma di Radio2, I lunatici. «Sprechiamo il tempo dietro gelosie, ansie inutili e frustrazioni. La malattia è avanzata, conoscete la situazione, le metastasi. Aspetto un miracolo». Ha usato la stessa parola anche ieri, collegata da casa con Silvia Toffanin, a Verissimo. Parla con consapevolezza, non edulcora ma non si piange addosso. Non c’è mai rabbia.

La fascia nera in testa, lo sguardo chiaro luminoso. «Siamo ancora qui, teniamo duro. Da cinque giorni ho un attacco reumatico che non c’entra niente con la malattia», ha esordito. «Nel giro di una settimana ho fatto la radiochirurgia al cervello, fa un pochino di paura. Sono stata in questo meraviglioso reparto, con uno staff all’altezza, dobbiamo battere le mani alla nostra sanità; sono andata a fare la cosa preparatoria, chiunque avrebbe terrore. È una maschera tipo quella delle Olimpiadi, del fioretto, ma aderente. La mia professione, per 50 anni, mi ha abituata a tutto. Mi hanno fatta il calco da morta due volte con il gesso».

Parla del farmaco che aggredisce la mutazione genetica, in attesa del via libera, negli Stati Uniti. «Ci sono migliaia di persone come me che lo aspettano. Non so se devo chiamare Trump per far approvare la medicina dalla Food and drug administration. E, comunque, anche prendere un farmaco sperimentato da poco tempo fa tanta paura». «Io, alla fine», spiega con grazia «a tutti i miei medici, ai miei cari, ho detto: “Se devo andar via, fatemi andare via in ordine, che non sia spaventosa. Non facciamo cose assurde, cerchiamo di stare bene per quel poco che si può”». Riprende il filo del discorso, spiega le scelte: «Non ho cominciato la chemio palliativa perché l’unico vero grande problema che ho avuto è con lo stomaco: la nausea, non digerire, vedere il cibo come di cartone. Anche leggera, aggredisce il sistema digestivo. Non voglio turbare il fragile equilibrio che mi permette cose incredibili».

(fotogramma)

I figli Andrea Rizzoli, che ha pubblicato il libro Non ci sono buone notizie. L’anno più bello di mia madre, nonostante tutto, e Paolo Ciavarro, sempre al suo fianco. «Sono riuscita ad andare alla presentazione del libro di mio figlio, ho visto tanti amici ed è stato molto emozionante» racconta. «Da un anno e quattro mesi ho visto al massimo otto persone; ce n’erano 200, ero terrorizzata, avevo la mascherina. Voglio ringraziare col cuore Ornella Muti, è venuta apposta per me». Poi la riflessione: «L’amore, la bellezza e l’arte mi dicono che Dio esiste. C’è qualcosa, per questo mi affido: ci sarà un senso a tutto. La mia non è una rassegnazione vile e triste. Sono aperta anche ai miracoli. Avevo dolori atroci. Due ore dopo stavo benissimo, avevo preso il cortisone. Ho pensato a un miracolo», sorride. «Come ci lasciamo?» chiede Toffanin. «Col miracolo, voglio venire a darti buone notizie» risponde la signora che in Borotalco ci ha fatto credere nei sogni.

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