La notizia era purtroppo attesa: l’attrice e regista Eleonora Giorgi è deceduta a causa del tumore al pancreas che le era stato diagnosticato nel novembre del 2023. Alla diagnosi, come lei stessa aveva raccontato, era seguita la chemioterapia e poi, lo scorso marzo, l’intervento chirurgico. Circa due mesi fa, però, aveva spiegato che la malattia, nonostante le cure, stava progredendo. Prima di lei, anche il calciatore Gianluca Vialli era stato colpito dal tumore del pancreas.
C’è sempre “qualcosa da fare”
Parliamo di un tumore, l’adenocarcinoma del pancreas, che purtroppo ancora oggi ha una prognosi spesso infausta. “Ma c’è un messaggio importante da dare: che anche quando tutte le terapie a nostra disposizione falliscono, non è vero non c’è più niente da fare. Anzi: c’è moltissimo da fare per migliorare quanto più possibile la qualità di vita dei nostri pazienti - dice a Oncoline Massimo Di Maio, presidente eletto dell’Associazione nazionale di oncologia medica (Aiom) - Nel tumore del pancreas in particolare, i sintomi possono essere pesanti ed è importante che i medici abbiano grande attenzione per la qualità di vita: dovremmo poter assicurare le cure simultanee di supporto per contrastarli fin dall’inizio, dalla diagnosi alle ultime fasi della malattia”.
Cos’è il tumore del pancreas e chi colpisce
Esistono diversi tipi di tumore del pancreas: il più aggressivo è l’adenocarcinoma duttale, che si sviluppa quasi sempre nella parte dell’organo chiamata “testa” (a partire dai dotti che trasportano gli enzimi digestivi) e si manifesta spesso tra i 60 e i 70 anni, anche se non mancano diagnosi in età più precoci.
Secondo gli ultimi dati pubblicati ne “I numeri del cancro in Italia 2024”, il tumore del pancreas colpisce ogni anno quasi 13.600 persone (senza differenze tra uomini e donne) e attualmente si stima che circa 23.600 vivano con una precedente diagnosi. L’incidenza della neoplasia sembra essere in aumento e, al contempo, anche la mortalità non accenna a diminuire. Al contrario: negli ultimi anni, grazie alla ricerca, alla prevenzione e alla diagnosi precoce siamo riusciti ad evitare molte migliaia di decessi per tumori, ma tra i pochi che fanno eccezione c’è proprio quello del pancreas. Tra il 2007 e il 2019 ci sono state 4.816 morti in più dell’atteso (+6,9%) per questa neoplasia. “Questo essenzialmente perché non si sono registrati miglioramenti nella prevenzione, nella diagnosi precoce (non c'è uno screening efficace, ndr.), né nelle terapie, tranne qualche risultato purtroppo ancora modesto”, spiega Di Maio.
L’importanza di essere trattati in centri esperti
Questi numeri dipendono in parte anche dalle caratteristiche e dalla posizione, “nascosta”, dell’organo colpito. Ecco perché è importante che gli interventi vengano concentrati solo in alcune strutture con grande esperienza in questa specifica patologia. Si stanno infatti delineando le Pancreas Unit, ossia unità multidisciplinari che possiedono le tecnologie e le expertise adeguate, e che integrano oncologia, chirurgia, radiologia, eco-endoscopia, gastroenterologia, genetica, patologia, radioterapia, nutrizione, psiconcologia, medicina palliativa e scienze infermieristiche. Al momento, però, solo la Lombardia ha istituito anche la rete delle Pancreas Unit, e ha previsto che il tumore del pancreas possa essere trattato esclusivamente in queste strutture. “Nelle altre regioni comunque - prosegue Di Maio - anche in assenza di Pancreas Unit, le reti oncologiche hanno il compito di identificare percorsi di cura che consentano a tutti i pazienti, indipendentemente da dove ricevano la diagnosi, di essere curati in modo ottimale”.
Come si cura
Purtroppo la malattia è difficile anche da diagnosticare e viene scoperta spesso tardi: meno di due pazienti su 10 sono candidabili ad una chirurgia con intento curativo. In quasi tutti i casi è invece previsto il trattamento sistemico, che si basa soprattutto su chemioterapie. Non si dispone di molti farmaci, ma oggi possono essere combinati in diversi regimi. Purtroppo, negli ultimi 20 anni la prognosi è rimasta sostanzialmente stabile.
Il fumo è il primo fattore di rischio
“Agire sulla prevenzione è allora ancora più importante per cercare di ridurre l’impatto di questa malattia - sottolinea Di Maio - Il fumo, per esempio, è ampiamente riconosciuto come uno dei fattori principali direttamente legati allo sviluppo del tumore del pancreas. Si pensa sempre agli effetti sui polmoni, ma anche una buona percentuale di carcinomi del pancreas potrebbe essere evitata”. Una piccola quota, inferiore al 10% dei casi, riconosce inoltre dei fattori eredo-familiari: “Le linee guida Aiom - conclude il presidente eletto della società scientifica - raccomandano infatti che tutti i pazienti metastatici fino ai 74 anni eseguano il test per i geni Brca, sia per individuare questi casi, sia per tranquillizzare il restante 90% delle famiglie”.

