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Navalny, il doc di Ezio Mauro a un anno dalla morte dell'oppositore di Putin

Andato in onda su La7 e ora disponibile sul sito del canale, racconta attraverso video e interviste esclusive la storia dell’attivista politico russo

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ROMA – "L'accumulo di potere putiniano verso il dominio assoluto non ha trovato ostacoli nelle istituzioni russe ma ha dovuto fare i conti con la testimonianza irriducibile di Navalny che con la scelta di denuncia estrema realizza una metamorfosi storica per la Russia trasformando la nobiltà e la solitudine del dissenso in qualcosa che l'Urss non aveva mai conosciuto: una vera opposizione politica".

Così Ezio Mauro sintetizza il ruolo di Alexey Navalny nel documentario Navalny, cronaca di un omicidio di Stato, la storia del più noto oppositore di Putin fino alla scomparsa dopo tre anni di prigionia in una colonia penale di massima sicurezza. Una storia che il giornalista, ex direttore di Repubblica, usa come strumento per viaggiare attraverso gli ultimi vent'anni della Federazione russa e di tutta l'Europa grazie anche a materiali girati dalla squadra dello stesso Navalny e interviste esclusive come quelle alla giornalista e scrittrice Anna Zafesova, allo storico Marcello Flores, alla giornalista ed esperta di Russia, Marta Allevato, allo scrittore e giornalista Roberto Saviano.

In onda su La7 e disponibile sul sito della rete a un anno dalla morte di Navalny, il documentario-inchiesta segue le dinamiche attraverso le quali il leader dell'opposizione è diventato un simbolo di come l'obiezione democratica sia stata trasformata da Putin in una colpa da perseguire, punire cancellare tra carceri siberiane, gas nervino, tè avvelenati e omicidi politici, tutti strumenti divenuti normalità nel regno del nuovo zar.

Navalny cronaca di un omicidio annunciato inizia con un'immagine doppia: quella di due uomini "sproporzionati nel potere e nel destino" - come li definisce Ezio Mauro - legati tra loro per sempre. Vladimir Putin che nel maggio del 2024 entra al Cremlino eletto per la quinta volta come Presidente della Russia e Aleksej Navalny che tre mesi prima è morto nella colonia penale di Karp.

Ezio Mauro
Ezio Mauro 

Ezio Mauro fa un viaggio indietro nel tempo e racconta del suo incontro a Mosca con Navalny, anni prima per la nascita di quel movimento spontaneo contro Putin creato dal nulla nel piccolo ufficio dentro un caffè di Mosca e come tutta la sua battaglia di resistenza si appoggiasse al web. "Navalny non ha usato nessun mezzo fisico per portare avanti la lotta, niente manifesti, volantini, giornali che la polizia sa intercettare – dice Mauro – ha spostato tutta la sua battaglia online diventando inafferrabile. La rete è l’ultimo luogo dove è possibile sfruttare la propria libertà, è quella che chiama la quarta dimensione, quella virtuale. Ultimo luogo dove si può avere libertà". I video social, il “telegiornale” dal canale Youtube commentando i fatti della settimana, una capacità immensa di intercettare l’interesse, con uno stile comunicativo all’opposto rispetto alla rigidità di Putin, come quando appare in onda con il suo consueto: “Ciao, sono Navalny”.

La storia dell’oppositore di Putin, del suo “nemico pubblico numero 1” come lo definisce il giornalista, è “una storia di armi chimiche, di veleno, di dissenso”. Cosa gli è successo veramente? si chiede il documentario che ricostruisce nei dettagli quello che è accaduto da quel té bevuto il 20 agosto 2020 all'aeroporto di Tomsk, che lo porta a un passo dalla morte, fino al 18 febbraio 2024.

"Isolamento, sveglia alle 5.30, sbobba nelle ciotole di metallo dove poi si verserà il tè, un uovo sodo due volte alla settimana": questa, racconta Ezio Mauro nel documentario, la quotidianità di Navalny nel carcere di Karp, nome tecnico IK3, sessanta chilometri oltre il circolo polare artico. "E uno psicopatico, rinchiuso appositamente nella cella di fronte, che ringhia e ulula per quattordici ore al giorno, e anche di notte", continua Mauro mostrando le immagini della colonia penale avvolta nei ghiacci. E poi il messaggio mandato alla moglie Yulia per San Valentino, il volto del detenuto che appare sugli schermi da un tribunale. "Il giorno dopo, un freddo comunicato annuncia: nella colonia correzionale numero 3, il detenuto Navalny si è sentito male dopo una passeggiata - continua Ezio Mauro nel documentario, raccontando l'annuncio della morte - perdendo quasi immediatamente conoscenza. Navalny è morto. Aveva 47 anni".

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