Giulio Cesare ha un’ossessione. Le legioni romane avanzano ma c’è un piccolo villaggio che resiste sempre e comunque all’invasore: è quello degli “irriducibili Galli” che non permette che il trionfo sia completo. Fin qui tutto bene: nel senso che la storia è uguale all’indimenticabile Asterix e il duello dei capi, il fumetto del 1966 di Goscinny e Uderzo, uno dei più esilaranti della serie.
Poi le cose cambiano: innanzitutto ci sono molti più personaggi femminili da Metadata, una giovane e intelligente ragazza romana a un’indovina Gota/gotica (un gioco tra la provenienza e lo stile dark che gli autori originali avrebbero molto apprezzato) e persino… la mamma di Cesare! La storia è radicalmente riscritta ma rimane fedelissima nell’aspetto più importante: l’ironia, come spiega il regista Alain …
Giulio Cesare ha un’ossessione. Le legioni romane avanzano ma c’è un piccolo villaggio che resiste sempre e comunque all’invasore: è quello degli “irriducibili Galli” che non permette che il trionfo sia completo. Fin qui tutto bene: nel senso che la storia è uguale all’indimenticabile Asterix e il duello dei capi, il fumetto del 1966 di Goscinny e Uderzo, uno dei più esilaranti della serie.
Poi le cose cambiano: innanzitutto ci sono molti più personaggi femminili da Metadata, una giovane e intelligente ragazza romana a un’indovina Gota/gotica (un gioco tra la provenienza e lo stile dark che gli autori originali avrebbero molto apprezzato) e persino… la mamma di Cesare! La storia è radicalmente riscritta ma rimane fedelissima nell’aspetto più importante: l’ironia, come spiega il regista Alain Chabat che conosciamo già per il suo famoso Asterix e Obelix — Missione Cleopatra. Con Chabat, c’è l’altro regista e responsabile dell’animazione, Fabrice Joubert. Ma partiamo dall’inizio.
Perché una serie tv – “Asterix e Obelix e il duello dei capi arriva il 30 aprile – e non un film?
A.C.: «Quando abbiamo parlato con Netflix, ci hanno dato carta bianca. È stata la storia a guidare la scelta del formato. Avevo già fatto un film live action e volevo qualcosa di diverso: l’animazione era un buon punto di partenza e anche la serie rispetto al film era un’altra sfida».
Perché proprio “Il duello dei capi”?
«Perché è una storia che si svolge nel villaggio gallico e non in un altro paese. Asterix e Obelix a spesso viaggiano nel mondo antico; ci sono avventure tra i Goti, i Britanni, a Roma, in Iberia ma io volevo che restassero a casa, in Gallia».
È stato più facile o più difficile rispetto a fare un film con attori? Nel film c’era Gérard Depardieu, per esempio.
«È stato molto diverso sotto vari aspetti, ma anche molto simile. Certo non hai a che fare con certe esigenze tipicamente umane…».
Come avete creato il look visivo della serie?
Fabrice Joubert: «L’idea era rendere omaggio al fumetto originale, e restare vicini al design di Uderzo. Abbiamo però cercato di aggiungere qualcosa di più tangibile ai personaggi, come più texture: si possono vedere le cuciture sui vestiti, quasi come se si potessero toccare. Era un effetto che volevamo raggiungere, per rendere i personaggi più credibili. Inoltre, volevamo rendere omaggio anche ad alcune idee grafiche del fumetto, come le onomatopee: “boom”, “paf” etc. così abbiamo usato degli sfondi monocromatici, proprio come faceva Uderzo. È stato come un parco giochi per sperimentare».
C’è anche della musica che rende la sequenza molto dinamica.
A.C.: «Sì, la musica è sempre un ottimo modo per creare emozioni. Ad esempio, nella grande scena di battaglia all’inizio, c’è una canzone molto allegra di Louis Prima, Buona Sera, che mostra come la tribù e il villaggio siano uniti e si divertano a combattere. Adoro mescolare personaggi di quell’era storica con DJ Snake o altri artisti di oggi».
F. J.: «Giocare con il contrasto è fantastico: a volte abbiamo scelto cose totalmente fuori dagli schemi per sorprendere il pubblico».
Come avete deciso di riscrivere la storia per la serie?
A.C: «Il duello è diventato anche una lotta tra Asterix e Obelix, tra Cesare e il suo avversario, tra il capo gallo e sua moglie, e ovviamente tra i capi galli stessi visto che chi avrebbe vinto la sfida sarebbe diventato capo anche dell’altro villagio. Era un tema interessante da approfondire e con cui giocare. Quindi sì, abbiamo preso alcune cose da altri albi, piccoli o grandi dettagli. Il format della serie ci ha permesso di esplorare i personaggi in modo più emotivo e profondo».
Ci sono molti più personaggi femminili che nell’originale.
A.C.: «Sì, ogni volta che scrivevamo la storia per la serie ci chiedevamo: “Questo personaggio può essere una donna?”. Il romano che ha l’idea del duello nell’originale è un uomo: noi l’abbiamo trasformato in una ragazza romana un po’ nerd che sa tutto della cultura gallica. Anche la psichiatra, che nel fumetto è un altro druido con la barba, qui è una specie di psicologa tedesca, gotica, un po’ Zygmunt Freud al femminile, un personaggio strano che ci ha permesso di esplorare dinamiche nuove anche tra Asterix e Obelix».
La scena psichedelica di Panoramix, il druido ricorda il cartoon dei Beatles “Yellow Submarine”: è così?
A.C: «Certo! Quando Panoramix parla con il sole e tutto il resto, il riferimento è proprio quello».
E, sempre a proposito di ironia, c’è una scena in cui il vecchio capo Gallo prima dell’invasione romana dice: “Cesare? Non avrà futuro” e “quel saluto poi” (mima il saluto romano) “non prenderà mai piede”. È facile vederci una metafora dei nostri tempi.
A.C.: “Sì, è proprio vero: certe cose non passano mai di moda (ride)».