Spettacoli

“Domenica In”, Alberto Matano si sfila: “C’è solo Mara”

“Domenica In”, Alberto Matano si sfila: “C’è solo Mara”
(ansa)

A Dogliani il giornalista replica a Venier che lo aveva lanciato per il futuro del programma

2 minuti di lettura

DOGLIANI – «Mara Venier mi disse: “Se non fai La vita in diretta, ti prendo a calci in quel posto”». Non è mai successo perché Alberto Matano è diventato il conduttore del programma di Rai 1. Si racconta sul palco del Festival della Tv di Dogliani, intervistato da Elvira Serra.

Grande amico della zia Mara, che ha celebrato le nozze quando ha sposato l’avvocato Riccardo Mannino, è stato tirato in ballo da Venier che lo ha candidato con Stefano De Martino per Domenica in.

«L’erede arriva quando qualcuno non c’è più» dice il giornalista. «L’erede di Mara è Mara. Davvero Domenica in non è nei miei progetti. Sono pronto a rifare un’altra stagione della Vita in diretta. L’affetto del pubblico è un motivo di soddisfazione. Per il futuro, mi piacerebbe fare infotainment in prime time, su Rai 1. Premesso che nessuno si inventa nulla, vorrei cucire su di me qualcosa che non c’è».

Non sogna il Festival di Sanremo? «Famolo strano: no. Alla fine ci sono già colleghi bravissimi, io vorrei fare cose più in linea con quelle che faccio adesso. Non mi vedo a cantare e a ballare sul palco dell’Ariston, mi vedo di più a divertire il pubblico in altro modo. Poi potrebbe succedere che il festival debba avere una confezione diversa… Ma non amo gli stereotipi, non penso che per arrivare al top della carriera si debba condurre Sanremo. Poi chissà; sì, forse no, si vedrà».

A La vita in diretta c’è tanta cronaca nera. «Cerco di contenere l’emozione, ma la lascio anche vedere. È la grande differenza col tg, il freno è molto meno tirato». Le è dispiaciuto di più sentir dire che c’è una lobby gay alla Rai o che è maschilista? «Che sono maschilista, perché la vivo come un’ingiustizia, è contro la mia storia, il mio modo di essere». Era stata Lorella Cuccarini ad accusarlo. «Ci siamo rivisti ad Amici e ci siamo salutati, sono passati tanti anni. Tutto passa».

Ha fatto coming out quando è stato bocciato il ddl Zan. «Prima di giudicare le cose, bisogna viverle: chi non ha vissuto il bullismo, l’omofobia, l’assenza di diritti, non lo può capire. Prima di gioire per una mancata legge, riflettete. Si può non essere d’accordo, rifiuto di giudicare gli altri». «Dopo il coming out» spiega Matano «non è successo niente. Spesso ci censuriamo per paura di una reazione, che a volte non c’è. Trump? Indietro non si può tornare rispetto ai diritti. Siete fidanzati? Sposatevi, propagate l’amore». Ringrazia Gianni Riotta («Mi ha raccontato la politica»), Mario Orfeo («Mi ha chiamato al Tg1, ha cambiato il mio percorso»), Daria Bignardi «che mi ha spiegato come fare un programma».

Si ritiene fortunato perché ha una famiglia “d’amore”: «Mi ha lasciato libero. Mia madre è stata la prima assessora di Catanzaro, a me hanno proposto cinque o sei anni fa, di fare il governatore della Calabria: mai pensato alla politica. Non vorrei mai più indossare la cravatta tutto il giorno».

I commenti dei lettori