In questi giorni, nel 2009, l’addio a Michael Jackson. Nel 2005, l’assoluzione dopo il processo che lo vide accusato di molestie ai minori, nella cornice del Neverland Ranch. Assolto, dopo mesi di caos processuale che ancora oggi, a vent’anni di distanza, regge il confronto con i tempi attuali. Processo a Michael Jackson è una docuserie in due puntate appena arrivata su Sky Crime: ed è una devastante immersione in quello che può essere considerato come l’innesco dei futuri processi ad alta morbosità mediatica.
Comprensibile: il più grande divo del pop, personaggio amatissimo anche per la sua eccentricità e per le ferite malinconiche che ostentava dal suo passato. Quando sbucano i ragazzini ospiti nella sua casa e partono le accuse, quando in mezzo ci si ritrovano baby divi del cinema (Macaulay Culkin), quando iniziano a girare filmati, registrazioni carpite, tentativi di ricatto e anche madr…
In questi giorni, nel 2009, l’addio a Michael Jackson. Nel 2005, l’assoluzione dopo il processo che lo vide accusato di molestie ai minori, nella cornice del Neverland Ranch. Assolto, dopo mesi di caos processuale che ancora oggi, a vent’anni di distanza, regge il confronto con i tempi attuali. Processo a Michael Jackson è una docuserie in due puntate appena arrivata su Sky Crime: ed è una devastante immersione in quello che può essere considerato come l’innesco dei futuri processi ad alta morbosità mediatica.
Comprensibile: il più grande divo del pop, personaggio amatissimo anche per la sua eccentricità e per le ferite malinconiche che ostentava dal suo passato. Quando sbucano i ragazzini ospiti nella sua casa e partono le accuse, quando in mezzo ci si ritrovano baby divi del cinema (Macaulay Culkin), quando iniziano a girare filmati, registrazioni carpite, tentativi di ricatto e anche madri che incassano soldi pur di non denunciare, tutto salta per aria.
Ci vuole una certa predisposizione per reggere la docuserie, infarcita di testimonianze e passaggi lenti che salgono sempre verso l’effetto pruriginoso: ma in tempi di passione sfrenata per il true crime, magari funziona. Se ci si limita a leggere il resoconto della vicenda, servono due ore, con successivo mal di testa. Un critico americano scrisse: “I media hanno dato il peggio di se stessi, il sensazionalismo, l’esclusività, la negatività, l’isteria hanno caratterizzato questo processo. Dopo tutto, era la cosa che li interessava e vale anche per la maggior parte di noi”.
L’inchiesta è comunque vecchio stile, mettendo in fila fatti e testimonianze. C’è caso che certe nuove tendenze (le docuserie true crime di Netflix, ad esempio) facciano declinare il genere, prima o poi. Intanto, immaginare uno spettatore appassionato che segue in pay tv questa ricostruzione e, alla fine, gira sui canali gratuiti per scoprire le novità su Garlasco, procura un minimo di inquietudine.
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