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Stranger Things e Prince: come “Purple Rain” e “When Doves Cry” hanno cambiato il finale della serie

Stranger Things e Prince: come “Purple Rain” e “When Doves Cry” hanno cambiato il finale della serie

Un lungo negoziato creativo, un vinile decisivo e due canzoni leggendarie che, dopo l’episodio conclusivo, sono schizzate ai vertici dello streaming globale

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New York - In televisione, la musica non è mai solo musica. È tempo che ritorna, è un momento che legherà per sempre una serie allo spettatore. E’ stato così con Don’t stop believin’ dei Journey nella scena finale dei Sopranos al diner o il Baby blue di Breaking Bad. In Stranger Things - una delle serie più seguite su Netflix - è successo qualcosa di ancora più forte: le canzoni non accompagnano solo le immagini, le abitano. Per questo la comparsa di When Doves Cry e Purple Rain nel finale della serie ideata dai Duffer Brothters non è stata soltanto una scelta di grande impatto, ma l’esito di un lungo e delicato negoziato tra narrazione, tecnica e rispetto per l’eredità di Prince.

Ottenere i diritti di una canzone è sempre complicato; farlo con brani leggendari lo è ancora di più. Nel caso del finale di Stranger Things la difficoltà non era solo legale o economica. La sceneggiatura richiedeva che le due canzoni dovevano essere la prima e l’ultima traccia dello stesso lato di un vinile, perché il giradischi, nella scena decisiva, era un meccanismo narrativo. Un vincolo che Nora Felder, supervisora musicale della serie, ha definito in un’intervista a Variety un “rompicapo tipo cubo di Rubik”.

La sequenza accompagna uno dei momenti emotivi più densi dell’intera saga che unisce horror, fantascienza e giallo: l’atto finale che porta al collasso del mondo parallelo, Sottosopra, e alla scelta estrema di Undici, con i suoi inquietanti super poteri. Felder si è mossa come una studiosa, passando in rassegna libri di catalogazione, vecchi vinili e discografie complete, lato per lato. Dopo una notte insonne, le possibilità reali si erano ridotte a due. Prince non era un candidato così scontato, anche perché Purple Rain è stata concessa raramente dopo la sua morte. Per superare l’ostacolo, Felder e il suo team hanno preparato una sorta di “tesi”, spiegando il loro significato emotivo e il modo in cui sarebbero state integrate nella storia. Non si trattava solo di denaro, ma di allineamento etico e artistico con Prince. Dopo settimane di attesa — e con un piano di ripresa che prevedeva l’inserimento della musica in un secondo momento — l’approvazione è arrivata.

Il risultato è stato immediato: dall’uscita dell’episodio, Purple Rain ha registrato un aumento del 243 per cento negli stream globali su Spotify, con un picco del 577 per cento tra la Generazione Z. When Doves Cry ha seguito un andamento simile. Un fenomeno che richiama quello già visto con Running Up That Hill di Kate Bush, diventata una nuova ossessione collettiva grazie alla serie. Secondo Felder, la musica funziona perché è sempre stata trattata come estensione dei personaggi. “Penso che l’intenzione fosse trovare i brani giusti per sostenere la narrazione della storia”. Quando una canzone viene legata in modo così intimo a una storia, finisce per liberarsi delle associazioni precedenti. Anche brani profondamente legati a un immaginario cinematografico — come quelli di Purple Rain — diventano una nuova memoria emotiva condivisa. Felder aveva pensato a Starway to heaven dei Led Zeppellin e a The Wall dei Pink Floyd”, ma il risultato non era stato lo stesso. When Doves Cry accompagna una speranza ancora incompleta, segnata dal conflitto; Purple Rain, invece, si apre come una lunga elegia sulla perdita, ma anche sulla possibilità di redenzione. L'epilogo non spiega, suggerisce. E conferma che, quando la musica trova il punto esatto in cui toccare una storia, non si limita a sottolinearla: la rende indimenticabile.

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