"Andavamo in onda da qualche settimana con la sua imitazione. E lui ci fece arrivare un suo abito originale perché quello che usavamo non lo era. Ci teneva che almeno il vestito fosse vero...". Dario Ballantini è stato per anni l'altro Valentino, l'inviato di Striscia la Notizia che nelle strade italiane esordiva con un rotondo e aristocratico "ciao caro...". “Sono molto triste per la sua scomparsa. In fondo mi ha cambiato la vita”.
Ballantini, se Valentino le regalò un vestito significa che alla fine la prese bene...
"Non proprio. Ci arrivavano voci che fosse molto infastidito. Anche perché all'inizio ci andavamo giù pesante. In ogni puntata c'era il momento Valentino. Fanno trecento volte in un anno".
Lo avete portato anche all'estero.
"E soprattutto gli stranieri credevano che fossi realmente lo stilista. Al festival di Cannes ho fatto un intero servizio fotografico con un'attrice di Bollywood. Hai voglia a dirle: "Guarda cara, non sono io...".
Lo ha mai incontrato?
"Di sfuggita, alla Festa del Cinema di Roma di qualche anno fa".
Cosa le disse?
"Mi salutò con uno "Ciao caro"".
Di chi fu l'idea di imitarlo?
"Decidemmo con Antonio Ricci. In quel periodo, alla fine degli anni novanta, le imitazioni erano diventate un genere di comicità poco frequentato. Provammo a puntare sulla grande star internazionale".
Puntata vincente.
"Talmente tanto che ho avuto anche un paio di proposte per portare quella maschera in altri spettacoli teatrali".
Chi glielo propose?
"Sia Gabriele Lavia che Gigi Proietti".
E perché non ha accettato?
"Perché a Striscia giravamo per 150 giorni all'anno".
Lo imiterà ancora?
"Così, su due piedi, dico di no. Sì, in questo momento dico di no".
E se le rifacessimo questa domanda tra una settimana?
"Magari alla fine di un mio spettacolo lo farò entrare in scena. Solo per un saluto, così: in silenzio".