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Isabella Rossellini: “Le rughe? Sono la bellezza libera dalla schiavitù”

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Nella serie “The beauty” è una donna ambigua e eccentrica, complice della diffusione di un virus che ha a che fare con la mania della perfezione. “Un tempo era solo delle modelle e delle attrici, oggi i social ci ossessionano”
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ROMA – Isabella Rossellini è il personaggio più affilato di The beauty, serie distopica di Ryan Murphy in cui un virus letale che rende perfettamente belli diventa la metafora di una società ossessionata dall’apparenza.


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L’attrice, 73 anni, è la moglie del magnate Ashton Kutcher: elegante e spietata, osserva con sarcasmo l’ossessione contemporanea per la giovinezza. Nel finale di stagione — da oggi su Disney+ gli ultimi due episodi — tensioni e rivalità arrivano al culmine, tra ironia nera e rapporti di coppia fatti di provocazioni continue.

L'attrice alla Festa di Roma nel 2025 

Perché ha scelto la serie?

«Murphy sa coniugare avanguardia e gusto popolare. Il copione di The beauty mi pareva un salto nel vuoto, surreale e pieno di effetti speciali, ma mi sono fidata del suo talento».

Questa…

ROMA – Isabella Rossellini è il personaggio più affilato di The beauty, serie distopica di Ryan Murphy in cui un virus letale che rende perfettamente belli diventa la metafora di una società ossessionata dall’apparenza.


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L’attrice, 73 anni, è la moglie del magnate Ashton Kutcher: elegante e spietata, osserva con sarcasmo l’ossessione contemporanea per la giovinezza. Nel finale di stagione — da oggi su Disney+ gli ultimi due episodi — tensioni e rivalità arrivano al culmine, tra ironia nera e rapporti di coppia fatti di provocazioni continue.

L'attrice alla Festa di Roma nel 2025 

Perché ha scelto la serie?

«Murphy sa coniugare avanguardia e gusto popolare. Il copione di The beauty mi pareva un salto nel vuoto, surreale e pieno di effetti speciali, ma mi sono fidata del suo talento».

Questa donna che non rinuncia alla propria identità in nome della bellezza le somiglia?

«Abbiamo lavorato sull’aspetto fisico, passato ore a creare questa alta moda assurda. Un giorno ho detto a Ryan: non è che mi hai presa perché ho qualcosa in comune con questo personaggio così eccessivo? È vero che vengo dalla moda, ma non mi sono fatta alcuna plastica, sono anche contadina… Ma la bravura del regista è scegliere gli attori e anche se ti camuffi dietro pose e costumi emerge sempre una parte di te. Resto convinta che mi abbia un po’ presa in giro».

In cosa si ritrova?

«Il mio personaggio ama la bellezza ma la definisce in modo diverso dagli altri: non solo giovinezza, muscoli, prestanza. Piuttosto una forma d’arte, un’espressione di eleganza. È nel modo in cui ti presenti agli altri: cosa vuoi comunicare attraverso gli abiti, più che l’obbedienza al diktat della magrezza e giovinezza. Questo succede in modo più estremo in America, forse perché è un paese energico e l’energia viene associata alla giovinezza. Io sono cresciuta tra Francia e Italia, c’era maggiore rispetto per le persone più anziane».

La serie fotografa il presente.

«Murphy coglie le istanze culturali del momento. Fino agli anni 70 solo le attrici, le modelle dovevano essere bellissime. Oggi i social hanno esteso questa pressione. Sono figlia di Ingrid Bergman e Roberto Rossellini e quando eravamo piccoli avevamo sempre i paparazzi sotto casa: dovevamo essere prudenti, costantemente sotto gli occhi di tutti, “è uscita col vestito sbagliato”, “è ingrassata”, “è pallida”. Eravamo scrutati, i nostri genitori e noi, come loro appendice: “Bergman sarà una buona madre? Come sono i figli?”. Ora, con i social, questo tormento riguarda tanti e la serie coglie questo spunto d’attualità».

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Quanto ha contato la bellezza nella sua vita?

«Quando le dicevano “com’è bella, signora Bergman” mamma rispondeva “che fortuna”. Dico la stessa cosa. Devo molto alla bellezza, non lo nego. Ha cambiato la mia vita di modella e attrice. Ma non ho vissuto solo di questo».

Da giovanissima scriveva su una rivista femminista e lottava per essere indipendente.

«Sono nata negli anni 50, le mie zie, le mie nonne dipendevano dai mariti. Una zia avrebbe voluto fare la pittrice, ne fece un hobby. Mamma non aveva dubbi, voleva una carriera da attrice. Faccio parte della generazione di donne che si sono rese economicamente indipendenti dai mariti. Mamma c’era riuscita, quindi per me era non solo chiaro ma possibile».

Il rapporto con la moda?

«Mi sono laureata all’Accademia di costume e moda a Roma, per diventare costumista. Poi, invece, mi hanno acchiappata e fatto diventare modella. Che è tra i mestieri meglio pagati, le donne più dei colleghi maschi».

Cosa l’affascina di quel mondo?

«La fotografia. Una settimana fa, ho mandato all’Accademia tutti i libri che avevo collezionato sulla moda. Su 60 libri, 44 erano di fotografi: Fabrizio Ferri, Peter Lindbergh, Avedon, Penn, e ancora, Tina Modotti… Mio nonno era fotografo. Ho pensato di avere nel Dna il fascino dell’immagine: catturare, in un’inquadratura, un mondo che ti permette di fare delle fantasie».

La foto che le è più cara?

«Qui accanto ho una foto con mio figlio nella mia casa a Pantelleria. Con il mio amico Fabrizio Ferri siamo andati lì a fare delle foto di pubblicità e lui ha fatto anche scatti diversi: ero vestita, truccata, eccetera, e il mio bambino veniva da me. La vita privata insieme a quella professionale, sono le foto che mi sono più vicine al cuore».

Al cinema con David Lynch e “Velluto blu” ha consegnato un’immagine più perturbante.

«Ci siamo conosciuti facendo quel film. C’era affinità artistica, oltre all’amore. Ne abbiamo fatti due insieme, un terzo lo ha fatto con me come attore, l’unica volta in cui l’ho visto spaurito. Velluto blu racconta di una donna picchiata, maltrattata, che ha una sorta di sindrome di Stoccolma, si punisce. La sua bellezza era interessante perché credo che la gente accusi le donne che sono vittime — anche di stupro — di aver provocato, di essere provocanti. David cercava questa contraddizione, voleva una donna bella e vittima, e voleva l’ambiguità. D’altronde tutti i film di David s’interrogano sul confine tra il bene e il male».

I suoi figli hanno fatto i modelli.

«Ne sono contenta, è un mestiere divertente. La cosa che mi manca di più del fare la modella sono gli studi fotografici bellissimi, con una luce che ti mette di buon umore la mattina. Il cinema, delle volte, ti porta anche in luoghi oscuri e deprimenti. La moda mai: è sempre luce, meraviglia».

Il rapporto con il suo corpo ora?

«Ho accettato di invecchiare. Sono stata molto malata da giovane, anche dieci anni fa. Sono nata con una scoliosi che mi ha ricordato che siamo tutti vulnerabili. Quindi io sono solo contenta di camminare. Poi se non dovessi più lavorare come attrice perché “ci sono le rughe”, beh, pazienza, ho altre soluzioni. Ho una fattoria e mille motivi che rendono la vita bellissima».

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