Per milioni di spettatori resterà Fiona Gallagher di Shameless. Ma Emmy Rossum, cresciuta sui palcoscenici del Metropolitan Opera torna con un ruolo completamente diverso in Furious, la serie thriller su Disney+. Interpreta Alice Black, ex detective della omicidi relegata al centralino dell’Fbi, richiamata sul campo quando l’assassinio di un uomo ricco e potente sembra collegarsi a un caso sul quale aveva già indagato un anno prima.
La principale sospettata è Catherine, una giovane donna minuta e apparentemente innocua che avvicina le sue vittime, tutte uomini, le seda, le interroga e poi le uccide, riuscendo a sfuggire alle telecamere grazie a una maschera e a un aspetto che non desta sospetti. Man mano che l’indagine procede, emerge che quegli uomini hanno usato il proprio potere per abusare di donne e ragazze, e la caccia si trasforma in un confronto sempre più ambiguo tra due donne segnate dalla violenza.
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Per milioni di spettatori resterà Fiona Gallagher di Shameless. Ma Emmy Rossum, cresciuta sui palcoscenici del Metropolitan Opera torna con un ruolo completamente diverso in Furious, la serie thriller su Disney+. Interpreta Alice Black, ex detective della omicidi relegata al centralino dell’Fbi, richiamata sul campo quando l’assassinio di un uomo ricco e potente sembra collegarsi a un caso sul quale aveva già indagato un anno prima.
La principale sospettata è Catherine, una giovane donna minuta e apparentemente innocua che avvicina le sue vittime, tutte uomini, le seda, le interroga e poi le uccide, riuscendo a sfuggire alle telecamere grazie a una maschera e a un aspetto che non desta sospetti. Man mano che l’indagine procede, emerge che quegli uomini hanno usato il proprio potere per abusare di donne e ragazze, e la caccia si trasforma in un confronto sempre più ambiguo tra due donne segnate dalla violenza.
Alice riconosce in Catherine qualcosa di sé, ne comprende le ferite e forse anche le ragioni, mentre il confine tra giustizia e vendetta diventa sempre più difficile da tracciare.
Rossum, che della serie accolta da recensioni trionfali, è anche produttrice esecutiva racconta che cosa l’ha conquistata di questa storia, come sceglie oggi i suoi progetti e il legame speciale che continua ad avere con l’Italia.
Di solito non amo le serie e sui serial killer perché troppo spesso la violenza sulle donne diventa spettacolo: ragazze trovate nude nei cassonetti, corpi esibiti, vittime trasformate quasi in oggetti. In Furious invece ho avuto la sensazione opposta. È stato uno degli aspetti che l’ha convinta?
“Sono d’accordo con lei. C’è così tanta violenza contro le donne nei media e in televisione. Mi entusiasma l’idea di una serie in cui un’agente dell’FBI dà la caccia a una serial killer. Entrambe sono vittime della violenza e cercano giustizia, per sé stesse e su una scala più ampia. Sono molto più simili di quanto siano diverse”.
In fondo sono due donne che si rispecchiano l’una nell’altra.
“Sì. Elizabeth Meriwether (creatrice, sceneggiatrice e produttrice della serie ndr.) è una scrittrice straordinaria e ha una lunga storia di personaggi femminili forti e dinamici. Queste due donne sono due facce della stessa medaglia. Cercano giustizia in modi diversi, ma sono destinate a scontrarsi”.
E nessuna delle due è un’eroina perfetta.
“Sono entrambe imperfette, entrambe sfavorite e sottovalutate. È proprio questo che permette loro di agire fuori dai percorsi tradizionali per ottenere giustizia. È anche ciò che le rende così pericolose, coinvolgenti e divertenti da seguire. E sì, il numero di uomini uccisi è alto".
Oggi sceglie i progetti anche come produttrice esecutiva. Che cosa cerca in un personaggio?
“Cerco innanzitutto personaggi che mi affascinino. Qualcosa che non capisco fino in fondo, che metta in discussione qualcosa dentro di me, che mi faccia guardare me stessa, la società o l’essere donna in modo diverso. Cerco storie che continuino a lavorarmi dentro e non mi lascino andare”.
Le sembra che il modo di raccontare le donne nel cinema e nelle serie stia davvero cambiando?
"Più donne ci sono dietro la macchina da presa, a scrivere e raccontare storie di donne, più quelle storie saranno dinamiche, vere ed esplosive”.
Lei è cresciuta nel mondo dell’opera, lavorando anche accanto a Luciano Pavarotti. Che ricordo conserva di quegli anni?
“In realtà ricordo soprattutto Plácido Domingo, che era incredibilmente generoso e gentile con tutti i bambini durante le prove. Non mancava mai di salutare nessuno, nemmeno nei momenti di maggiore pressione. Crescere in quel mondo straordinario del teatro, salire sul palco ogni sera, cantare dal vivo è stato qualcosa di davvero speciale. Sono molto grata per quelle opportunità e per aver conosciuto persone capaci di essere, allo stesso tempo, incredibilmente gentili e autorevoli”.
Che rapporto ha oggi con l’Italia?
“Alcune delle mie arie preferite sono italiane. E probabilmente una delle serate più divertenti della mia vita è stata a Roma, quando avevo circa vent’anni: ero molto ubriaca, indossavo un abito da première con sopra una maglietta dell’Italia. Ho ancora una bellissima foto di quella sera”.
L’aria che ama di più?
“Quando me’n vo’ dalla Bohème”.