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Il salto d’oro di Larissa, come mamma Fiona: “Volevo piangere...”
(ansa)

Il salto d’oro di Larissa, come mamma Fiona: “Volevo piangere...”

Iapichino trionfa in Svezia agli Europei Under 20 nel salto in lungo, esattamente come May nel 1987 a Birmingham. Gesti che si ripetono nel tempo, una bellezza di famiglia. “So di essere migliorata nella tecnica”

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C'è qualcosa di rituale e di magico nei salti di Larissa Iapichino, nuova campionessa europea di salto in lungo under 20. Lo vedi da come si muove, perché non si muove come una 17enne. Da come corre, perché nessuno può averglielo insegnato. Da come stacca, perché sembra non aver peso. Da come atterra, perché arriva più lontano delle altre. Persino quando scandisce le parole mescolando i vocaboli da teenager ("dopo il primo salto sotto la pioggia mi sono "impanicata"") al dolce stil novo della calata fiorentina, Larissa trattiene a sé un valore che proviene da un'altra generazione: quella di sua madre Fiona. Le gesta sportive di Larissa sono il passato, il presente e il futuro di una famiglia, ma anche la speranza di un'epoca che ha disperato bisogno di eroi dolci ("sentivo che sul podio sarei potuta scoppiare in lacrime e purtroppo odio piangere in pubblico, mi sento così indifesa...!"). Larissa è ciò che Leonard Cohen avrebbe definito "pelle nuova per una cerimonia antica". Prima c'era Fiona May, campionessa del mondo, regina nera di un'Italia nuova che proveniva da Slough, un sobborgo di Londra, e prima ancora dal distretto di St. Catherine, in Giamaica, terra di provenienza della dinastia dei May. Adesso c'è sua figlia Larissa (Iapichino è il cognome del padre Gianni, ex astista). Fiona era un'antilope, aveva gambe lunghe, si mangiava la pedana. Larissa è una pantera, più raccolta, esplosiva: in volo disegna una linea senza sbaffi. Come se Larissa non saltasse ma cantasse, come se l'atletica fosse (e forse è) un insieme di versi uniti da una ritmica sconosciuta a chi non la pratica. Tutto secondo cellule e virtù motorie trasmesse per via genetica da mamma Fiona, eletta come Larissa, leggera come Larissa e soprattutto lunghista come Larissa ("me la sono vissuta malissimo, la gara di Larissa!", ha ammesso Fiona emozionata). Però c'è anche tanta, spensierata modernità nella medaglia d'oro di questa bimba dagli occhi che raccontano di un paese che sa offrire uno sport migliore del Paese stesso: c'è il suo talento già prodigioso eppure ancora acerbo, c'è una leggerezza applicata quasi per istinto e una potenza prima acquisita con l'allenamento e poi scaricata al momento giusto, né prima né dopo: "Sono migliorata tanto, anche se con mamma parlo pochissimo di tecnica. Adesso non c'è un solo momento del salto, lo stacco, la fase di volo e la chiusura, che mi metta in difficoltà". Il salto in lungo è una delle poche esperienze di vita in cui restare con un pugno di sabbia in mano può non essere un dettaglio negativo. Si vive con la sabbia nelle scarpe, negli slip, fra i capelli. È lì, nella sabbia, che vai a finire se vuoi vincere. E a volte, come capitava ai cercatori che guardavano emozionati nel loro setaccio appena infilato nelle acque di un fiume, quella sabbia è oro, è polvere di pura felicità agonistica: "Forse ho vinto perché ho saputo reagire ai bei salti delle mie avversarie, l'inglese Holly e la svedese Tille, ad un certo punto eravamo strette in tre centimetri!". Già il lungo non si vince soltanto saltando, si vince anche aspettando, fermi, magari con un asciugamano sul viso per concentrarsi meglio, che salti l'altra. Larissa ha vinto l'oro da "junior" ma è ancora "allieva", ossia era la più giovane. Per entrare nel mondo che conta mamma Fiona, ancora inglese, aveva vinto come lei l'Europeo U20 nel 1987 a Birmingham. Poi divenne una delle grandi della disciplina, al pari di Drechsler e di Montalvo, sue grandi rivali. "Nel fine settimana vado agli Assoluti di Bressanone, ma correrò i 100 ostacoli. Se andassi ancora in pedana sarei un po' scarica...". E dopo? "Vacanza".
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