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Salazar, l'attacco dell'antidoping Usa: "I suoi atleti trattati come cavie"

Il grande fondista allenava in un progetto della Nike. L'amministratore delegato dell'azienda prende le distanze: "Mi fa male solo l'idea di essere accostati ad un caso di doping"

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"Gli atleti allenati da Alberto Salazar erano delle cavie". A scagliare l'accusa contro l'allenatore (squalificato per 4 anni) è il capo dell'Antidoping Usa Travis Tygart che mette nel mirino il Nike Oregon Project. Secondo Tygart gli atleti "non avevano alcuna idea di cosa gli facevano, di che sostanze gli davano. Ignoravano il dosaggio e se le sostanze fossero autorizzate o vietate". E sarebbero stati proprio una decina di atleti partecipanti al programma fra il 2010 e il 2014 a rivolgersi all'Antidoping.

Secondo l'antidoping Usa la colpa è dell'ex allenatore di Mo Farah. "Inviavano gli atleti dal medico - continua Tygart - e gli dicevano di ascoltarlo e dargli fiducia". "Alberto Salazar - continua l'atto d'accusa - ha fatto esperienze con il testoterone sui propri figli ed ha considerato questo atto un esperimento scientifico su cui ha fatto una relazione. Voleva vedere quanta pomata di testoterone si può mettere sulla pelle di una persona senza che risultasse positiva ad un controllo antidoping".

E Tygart ne ha anche per la Nike: "Spero che prenda questo fatto come un campanello d'allarme. NOn possono più trovare scuse devono ammettere che questi esperimenti sono stati realizzati su degli atleti in un loro campo di allenamento". Nike, da parte sua, in una mail spedita ai dipendenti dal suo amministratore delegato Mark Parker e citata dalla France Presse dice "di non aver mai partecipato ad iniziative di doping sistematico", e aggiunge "di sentirsi male solo all'idea che Nike sia accostata ad un caso di doping".
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