Due Carlos Alcaraz sono meglio di uno: in Argentina c’è un calciatore omonimo del tennista murciano. E promette bene
di Arturo CocchiCarlos Alcaraz chi? No, non è il sarcasmo livoroso del fan di uno dei fuoriclasse che il giovanissimo talento del tennis mondiale sta regolarmente mettendo in fila da due-tre mesi, o del tifoso di uno degli altri next gen (vedi Sinner, Rune o Musetti) di cui sta oscurando la crescita. In realtà, la domanda non è formulata nel modo corretto: dovrebbe concludersi con un "quale?", o, meglio ancora, con un "di che sport stiamo parlando?". Eh già, perché Carlos Alcaraz Garfia, l'ormai top player appena 19enne (maggio 2003) spagnolo di Murcia, ha un omonimo-quasi coetaneo calciatore, a sua volta assai promettente: è Carlos Jonas Alcaraz, 19enne (ma del novembre 2002), argentino, che gioca come centrocampista offensivo nel Racing Club di Avellaneda, e al momento, così sostiene il sito spagnolo Marca, ripreso da molti canali tematici italiani, è nel mirino di una decina di grandi club europei, tra cui Inter, Juve e Milan (in ordine rigorosamente alfabetico).
Fortissimi, omonimi, simultanei...…
Carlos Alcaraz chi? No, non è il sarcasmo livoroso del fan di uno dei fuoriclasse che il giovanissimo talento del tennis mondiale sta regolarmente mettendo in fila da due-tre mesi, o del tifoso di uno degli altri next gen (vedi Sinner, Rune o Musetti) di cui sta oscurando la crescita. In realtà, la domanda non è formulata nel modo corretto: dovrebbe concludersi con un "quale?", o, meglio ancora, con un "di che sport stiamo parlando?". Eh già, perché Carlos Alcaraz Garfia, l'ormai top player appena 19enne (maggio 2003) spagnolo di Murcia, ha un omonimo-quasi coetaneo calciatore, a sua volta assai promettente: è Carlos Jonas Alcaraz, 19enne (ma del novembre 2002), argentino, che gioca come centrocampista offensivo nel Racing Club di Avellaneda, e al momento, così sostiene il sito spagnolo Marca, ripreso da molti canali tematici italiani, è nel mirino di una decina di grandi club europei, tra cui Inter, Juve e Milan (in ordine rigorosamente alfabetico).
Fortissimi, omonimi, simultanei...
Scordatevi pure il Garfia e lo Jonas: nell'uso comune sono men che virtuali, di fatto inesistenti. Abbiamo due potenzali campionissimi, nati a soli 5 mesi e 6 giorni l'uno dall'altro, che sbocciano in simultanea, e con nome e cognome identici. Incredibile coincidenza, che allo stesso tempo affascina e inquieta. Perché nella storia dello sport non si ricordano simili casi di omonimia, perdipiù in contemporanea e a così alto livello. Ci sono state ovviamente le dinastie (i Mazzola o i Maldini nel calcio, i Moser o i Merckx nel ciclismo, i Montano nella scherma, i Korda divisi tra tennis e golf), miriadi di fratelli e/o sorelle (Williams del tennis su tutti), persino i gemelli Mahre nello sci, dove i Mayer austrogermanici (oltre a "quel" Maier con la "i" semplice) non si contano, ma per fortuna a relativa distanza temporale l'uno dall'altro, e poi un Christian e un Matthias (padre e figlio), un Helmut e un Hermann (quello con la "i")... Virando lo sguardo verso lo sterminato insieme degli identificativi-fotocopia tra non imparentati, ce ne sono stati tra calciatori sudamericani con "nome-nomignolo d'arte" (Roberto Carlos, Maicon), c'è stata l'ambiguità (parziale) tra i Ronaldo, con o senza Cristiano davanti; e ancora Dino e Roberto Baggio; i vari Gerd, Thomas e Hansi Müller. Eguaglianze tutte in qualche modo imperfette.
I Rossi e l'omonimia imperfetta
Persino i Rossi italiani più grandi - l'eroe del Mundial 1982 e il 46 della MotoGP, si sono dati molti anni di tempo tra l'uno e l'altro. E poi, uno era Pablito, l'altro Vale. Qui siamo all'identità praticamente assoluta. Anche sul fronte dei "nick" , dei diminutivi-vezzeggiativi, i due sembrano averlo fatto apposta per confondere idee, tifoserie, titolatori di giornali e telecronisti per almeno un decennio: se il fresco vincitore dell'Atp 1000 di Madrid ha spiegato di considerare Carlos troppo serioso e di preferire sentirsi chiamare Charlie - e così lo cita regolarmente Rafa Nadal, che lo conosce da bambino - il giocatore del Racing ci viene presentato dall'Argentina come Charly. Quanto basta a mettere in crisi persino il motore di ricerca di Google, dove affiancare “tennis” o “tenis” in spagnolo, al nome del ragazzo seguito da Juan Carlos Ferrero non è (più) garanzia sufficiente ad evitare di trovarsi, tra le prime voci, link e immagini del calciatore. Nè la ricerca “Carlos Alcaraz” + calcio o football o soccer o fútbol evita il contrattempo speculare.
D'altra parte, l'idea di due superstar identiche all'anagrafe potrebbe appassionare almeno gli amanti della matematica. Se davvero Charlie e Charly dovessero diventare i Maradona-Ali, i Bolt-Lewis dei prossimi 10-15 anni, andrebbero a suggellare una combinazione statistica tra le più improbabili. Gli studiosi che si volessero divertire a calcolare quanti (miliardi?) di anni dovrebbero trascorrere prima che il caso si potesse replicare sarebbero richiesti in tv (quasi) quanto i virologi in quest'ultimo periodo. Mai dire mai, comunque: perché se negli anni Ottanta almeno ai più giovani destò sorpresa veder sbocciare nello stesso sport in simultanea un Prost e un Senna - ma gli anziani non avranno faticato a rivedere in loro due miti-avversari e oltretutto connazionali, Coppi e Bartali -, ora, e da 15 anni, ne ammiriamo addirittura tre, arcirivali al top, i Federer, Nadal e Djokovic, capaci di vincere ognuno molti più Slam di chi li ha preceduti, pur dovendoseli contendere tra loro. Ma - lo stesso primato del numero di tornei major del tennis ne è esempio lampante - anche i record meno ordinari sono fatti per essere battuti. E già al livello che hanno raggiunto oggi, a 20 anni ancora da compiere, gli Alcaraz in quanto tali rappresentano un caso infinitesimale difficile anche solo da immaginare.
Al momento, è il Charlie della racchetta, tra i due, il più autorevole pretendente allo status di campionissimo della sua generazione. In un'epoca in cui i tennisti non arrivano al vertice prima dei 23-25 anni, il fenomeno murciano ci ha riportato agli exploit di precocità di Borg o di Becker, di Chang o di McEnroe. Tanto da far sbilanciare anche gli esperti più sobri, che ormai hanno smesso di "nascondersi" e persino in diretta tv gli prospettano un futuro da emulo dei Big Three dei 61 Slam. Charly sembra un po' meno debordante: da un paio di stagioni in prima squadra nel Racing (dopo aver militato nelle giovanili), ha segnato un discreto numero di gol, ma anche ricevuto molte ammonizioni. Per lui, ancora niente nazionale: per citarne uno a caso, Dieguito, alla sua età attuale, 19 anni e quasi sei mesi, pur lasciato a casa da Menotti ai Mondiali del 1978, stava per giocare il tredicesimo match in albiceleste. Comunque, sostengono i siti specializzati, è già stato capace di mettere in campo qualità - agonistiche prima che tecniche - tali che, come scrive Marca, il giovanissimo nativo di La Plata sarebbe nel mirino di Atletico Madrid, Siviglia, Arsenal, Tottenham, Psv Eindhoven e Wolverhampton, oltreché delle tre italiane. Un centrocampista offensivo che i club europei - quello nerazzurro in particolare - sembrano vedere come un possibile erede di Lautaro. Quest'ultimo fu ceduto all'Inter proprio dal Racing, a cui, oggi come allora, i milanesi (o chiunque altro) dovranno versare una ventina di milioni per riscattare la clausola di rescissione che lega il ragazzo alla società della provincia di Buenos Aires.
Insomma, ce n'è abbastanza per scorgere, già oggi, l'immagine di un campione e di un campioncino, con ampio margine di miglioramento per entrambi. E se poi tra ... Carlos ... e ... Alcaraz, sarà un match (virtuale) paragonabile a un altrettanto ipotetico Ali-Maradona, o invece soltanto un Ali-Frazier, o magari nulla più (si fa sempre per dire) che un Foreman-Norton, sarà comunque l'ennesima volta che lo sport ci avrà sorpreso e fatto discutere. Ma soprattutto divertire.