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Bob, c’è un’offerta per Cortina. Il Cio: “Troppo tardi, si vada all’estero”

Bob, c’è un’offerta per Cortina. Il Cio: “Troppo tardi, si vada all’estero”
(ansa)

Arrivata la proposta della Pizzarotti di Parma per una versione light della Eugenio Monti. Ma i tempi sono strettissimi. Decisione entro fine gennaio

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Prima ancora che arrivi la “lieta” notizia, dalla Corea del Sud cala la scure del Cio: “La nostra posizione è inequivocabile. Fin dall’inizio abbiamo ritenuto che questa sede (italiana, ndr) fosse estremamente complessa in termini di costi, eredità e tempistiche. Abbiamo promosso l’utilizzo di una pista esistente” scandisce Christophe Dubi, direttore esecutivo che segue dall’inizio splendori e miserie dell’Olimpiade italiana del 2026. Sul progetto improvvisamente risorto di una pista di bob a Cortina non dà speranze di benedizione, quando il governatore del Veneto Luca Zaia deve ancora estrarre il cellulare per annunciare in conferenza stampa: “Abbiamo ricevuto una offerta, ma non so chi sia”.

Una “Monti” light

Un’offerta per costruire una pista nuova e light sui resti della storica “Eugenio Monti” in località Ronco, al costo di 81,6 milioni di cui 13,3 di manodopera, più Iva, progettazione e varie. Un progetto molto caro a Salvini e Zaia, presentato dall’impresa di costruzioni di Parma Pizzarotti in un’asta che finalmente non è andata deserta come la prima, e ricomporrebbe il piano di un’Olimpiade interamente in territorio italiano.

“Un giorno di sole” lo definisce il sindaco di Cortina Gianluca Lorenzi. Ma perché il Cio è così inflessibile in un momento di speranza, di unità quando l’alternativa per bob, slittino e skeleton sarebbe stata il trasloco in Svizzera a St. Moritz? Perché sul successo del progetto di Cortina ci sono dubbi enormi. Basta guardare i tempi di realizzazione delle piste delle ultime Olimpiadi, due delle quali in stati autoritari: Russia e Cina, dove il budello di ghiaccio dei Giochi 2022 ha richiesto 28 mesi di lavori. Ma anche alla Corea del Sud sono serviti tre anni e mezzo per l’edizione 2018. Il progetto di Pizzarotti, società che non rilascia commenti, prevede di passare dagli 807 giorni di lavori previsti nel primo bando a 685. Ventidue mesi. Consegna ipotizzata un paio di mesi prima delle Olimpiadi. Basterebbero? No.

Un anno per l’omologazione

Cio e federazione internazionali richiedono l’omologazione nel marzo 2025 in modo da poter svolgere le preolimpiche necessarie per testare la pista e farla conoscere agli atleti. Potrebbe servire un po’ di tolleranza, ma quella è stata già concessa. Il primo progetto prevedeva la consegna nell’ottobre 2024, ma Milano Cortina ha ottenuto una deroga. Il Cio ha chiuso il discorso, perché con quelle piste non si scherza. Non sarà mai scritto in nessun documento, ma brucia ancora la morte dello slittinista georgiano Nodar Kumaritashvili il giorno dell’inaugurazione di Vancouver 2010. Per addolcire la curva assassina furono adottati piccoli accorgimenti che impedirono altre tragedie. Ma non si può arrivare con una soluzione last minute per atleti lanciati a 140 km/h. Intanto il progetto resta in vita, come opera pubblica coperta da fondi statali potrebbe essere costruita a prescindere dall’ok del Cio, ma Zaia l’ha escluso. Il 30 gennaio ci sarà il cda della fondazione Milano Cortina, il Cio annuncia la decisione entro il 31 gennaio. Ma c’è spazio per annunciare qualcosa di diverso da un’Olimpiade italiana con un piede all’estero?

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