Sainz, dall’ospedale alla vittoria. Jordan, Tamberi e gli altri campioni che hanno rovesciato il destino
di Niccolò MaurelliQuello che non uccide, fortifica, recita l’adagio nietzschiano tanto abusato da risultare stucchevole. Meglio resilienza, giusto? Chi non ha mai pensato di tatuarselo. In psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Tanti preferiscono la versione inglese, più cool: resilience. Peccato venga dal latino e letteralmente significhi rimbalzare. I romani, fedeli all’originale, rendono meglio l’idea: per farsi scivolare addosso una situazione spiacevole dicono “m’arimbarza”. Chissà se a Madrid esiste un corrispettivo. Chiediamolo a Carlos Sainz, passato in due settimane da un letto d’ospedale di Gedda – operato di appendicite – al gradino più alto del podio di Melbourne. “Vado a farmela rimuovere anche io. A quanto pare lo fai e vinci una gara quindi…”, ironizza il suo ex compagno di squadra Lando Norris, terzo all’arrivo. Scherzi a parte, le lacrime di Sainz nel team radio a fine gara riflettono un dolore non solo fisico. …
Quello che non uccide, fortifica, recita l’adagio nietzschiano tanto abusato da risultare stucchevole. Meglio resilienza, giusto? Chi non ha mai pensato di tatuarselo. In psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Tanti preferiscono la versione inglese, più cool: resilience. Peccato venga dal latino e letteralmente significhi rimbalzare. I romani, fedeli all’originale, rendono meglio l’idea: per farsi scivolare addosso una situazione spiacevole dicono “m’arimbarza”. Chissà se a Madrid esiste un corrispettivo. Chiediamolo a Carlos Sainz, passato in due settimane da un letto d’ospedale di Gedda – operato di appendicite – al gradino più alto del podio di Melbourne. “Vado a farmela rimuovere anche io. A quanto pare lo fai e vinci una gara quindi…”, ironizza il suo ex compagno di squadra Lando Norris, terzo all’arrivo. Scherzi a parte, le lacrime di Sainz nel team radio a fine gara riflettono un dolore non solo fisico. Quasi a scrollarsi di dosso l’etichetta di secondo nelle gerarchie della scuderia. La prova di forza di chi, al suo ultimo anno in Ferrari, non ha più niente da perdere. Con buona pace di chi dice che la miglior medicina per il corpo sia il riposo. Non per un pilota. O meglio, non sempre.
Niki Lauda, il ritorno dopo l’incidente al Nürburgring
Nel 2020 Marc Marquez a Jerez rimedia una frattura all’omero del braccio destro. Restare a guardare? Non se ne parla. Di nuovo in pista cinque giorni dopo, ma l’imprudenza non paga: la rottura della placca in titanio inserita durante l’operazione segna l’inizio del periodo più buio della sua carriera. Ma guai a fare la morale. Per i piloti andare oltre il limite fa parte del gioco. Li chiamavano cavalieri del rischio, non a caso. Che dire di Niki Lauda, in lotta per il titolo fino all’ultimo gran premio nella stagione dello spaventoso incidente al Nürburgring. "Preferisco avere ancora il piede destro che un bel viso". Così sia: il secondo mondiale arriva l’anno successivo, nel 1977. Ma attenzione, perché “dalle sconfitte ho sempre imparato di più per il futuro”. Parola di Lauda.
Michael Jordan e l’intossicazione alimentare
Per capirlo possiamo pure tornare coi piedi per terra. Lo sanno pure quelli dentro ai palazzetti, vero Michael Jordan? Tutta colpa della sua voglia di pizza. Andiamo con ordine: gara-5 delle Finals del 1997. Utah Jazz contro Chicago Bulls. La sera prima della partita Jordan ordina cinque pizze, anche per il suo staff. Ma qualcosa non va. Tim Grover, il suo preparatore atletico, sospetta qualcosa e consiglia a Jordan di non mangiare. Predica nel deserto. Il risultato? Intossicazione alimentare nel pieno della notte. His Airness passa tutto il giorno dopo a letto, ma in serata trova la forza di alzarsi. Mette a segno 38 punti, 7 rimbalzi, 5 assist e 3 palle recuperate. Stremato e piegato sulle ginocchia, l’intossicazione alimentare la sconfigge con le mani, mica coi medicinali. All’influenza lascia giusto l’onore di prendersi il titolo della serata, tanto che la partita sarà ribattezzata “The flu game”.
Pierluigi Cera: “Beckenbauer con il braccio al collo per colpa mia, ma si rialzò e non disse niente”
Fabregas con la gamba rotta e il leggendario Beckenbauer
Ogni sport ha il suo eroe, pure il golf. Non che Tiger Woods abbia bisogno di particolari presentazioni. Ma la vittoria degli Us Open del 2008 ha un sapore speciale. Due settimane prima dell’esordio subisce una doppia frattura alla tibia sinistra. Tre settimane sulle stampelle, altre tre di riposo. Il bollettino dei medici stavolta non lascia spazio a troppe interpretazioni, vero? La risposta la sapete già: Woods vince il major. Dare un calcio agli infortuni, lo stai facendo bene. Come Cesc Fabregas che segna con la gamba rotta. Marzo 2010, andata dei quarti di finale di Champions League. Arsenal contro Barcellona. Gli inglesi agguantano il pareggio nei minuti finali (2-2) proprio grazie a Fabregas, atterrato in area da Puyol, sanzionato con cartellino rosso. Dal dischetto lo spagnolo non sbaglia, ma subito dopo si accascia per il dolore insopportabile. Riavvolgendo il nastro, anche la partita del secolo – la semifinale mondiale Italia-Germania del 1970 – ha il suo resiliente: Franz Beckenbauer, che gioca quasi la metà del match con una spalla rotta e una vistosa fasciatura. Come dimenticare poi il portiere romanista Julio Sergio. Esaurite le sostituzioni, contro il Brescia nel 2010 il brasiliano resta in campo disperato per la caviglia rotta.
Tamberi e Jacobs oro nel salto in alto e nei 100 metri: i dieci storici minuti dello sport italiano
L’oro di Tamberi e l’impresa di Goggia
Spazio anche alla storia sportiva recente, con la rinascita di Gianmarco Tamberi a Tokyo 2020. Il 15 luglio 2016 vince la gara di salto in alto dell'Herculis, meeting internazionale del Principato di Monaco, migliorando il record italiano con 2,39 metri. Perché fermarsi, se hai toccato il cielo? Ma la prova dei 2,41 suona come un ritorno sulla terra, brutale: lesione del legamento deltoideo della caviglia sinistra. Niente Olimpiadi. “Addio Rio, ridatemi il mio sogno”. Detto fatto. Basta avere pazienza, perché le cose belle hanno il passo lento: cinque anni più tardi, a Tokyo, Tamberi vince la medaglia d'oro ex aequo con Mutaz Essa Barshim. Ancora più fresca l’impresa di Sofia Goggia, che sulla neve di Pechino 2022 vince l’argento nella discesa libera a 23 giorni da un infortunio al ginocchio. Con la speranza che anche l’ultimo, quello dello scorso febbraio, sia smaltito nel migliore dei modi.
Pechino 2022, Goggia d'argento, l'ortopedico: "Vi spiego perché la sua è un'impresa"
Nadal, re della terra rossa con un piede solo
Perché non chiudere questa rassegna col tennis, allora. Lo sport dove la testa conta anche più del corpo. Da solo contro tutti, pure contro te stesso, i tuoi pensieri, i tuoi acciacchi. Lo sa bene Rafa Nadal, a quota 22 Slam in carriera. Roland Garros, giugno 2022. A 36 anni, in finale lo spagnolo non affronta soltanto Casper Ruud, ma anche il dolore del suo piede sinistro, affetto dalla sindrome di Müller-Weiss, una rara malattia degenerativa. Rafa, sulla terra rossa, vince da solo contro due rivali. Ecco allora il 14° Roland.
Sainz, Jordan, Tamberi and Co. Non serve ribadire il messaggio lasciato dalle loro storie. Per dirla con Vince Lombardi, non importa quante volte cadi, ma quante volte cadi e ti rialzi. Abusata pure questa, di massima. Ma vera, in fin dei conti. Perché lo sport sa essere maestro di vita, come la storia.