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Locatelli-Thuram-Koopmeiners: Motta ha trovato il suo centrocampo

Teun Koopmeiners 

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Da tre partite c’è un assetto stabile, con nove titolari sicuri e poche rotazioni: il reparto di mezzo non lo cambia più e il gioco adesso scorre
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TORINO – Thiago Motta non ama la cantilena mandata a memoria della formazione tipo, non ne ha una: “Ognuno ha la sua filosofia e sono tutte rispettabili, ma io credo al duecento per cento nella mia. Preferisco scegliere di volta in volta i titolari in base a quello vedo sul campo e fuori dal campo, all’atteggiamento, alla qualità tecnica e a quella fisica per mettere i giocatori in un contesto collettivo che possa funzionare”. Ha abituato i tifosi juventini a scelte sorprendenti, ha promosso di colpo giocatori che sembravano finiti nel dimenticatoio (Cabal, per esempio), ve ne ha spediti altri che pareva avessero guadagnato il posto fisso (Fagioli, per fare un nome), ma ultimamente ha trovato un assetto più stabile tanto nei nomi quanto nel modulo. Di fatto, ha trovato una formazione tipo.

TORINO – Thiago Motta non ama la cantilena mandata a memoria della formazione tipo, non ne ha una: “Ognuno ha la sua filosofia e sono tutte rispettabili, ma io credo al duecento per cento nella mia. Preferisco scegliere di volta in volta i titolari in base a quello vedo sul campo e fuori dal campo, all’atteggiamento, alla qualità tecnica e a quella fisica per mettere i giocatori in un contesto collettivo che possa funzionare”. Ha abituato i tifosi juventini a scelte sorprendenti, ha promosso di colpo giocatori che sembravano finiti nel dimenticatoio (Cabal, per esempio), ve ne ha spediti altri che pareva avessero guadagnato il posto fisso (Fagioli, per fare un nome), ma ultimamente ha trovato un assetto più stabile tanto nei nomi quanto nel modulo. Di fatto, ha trovato una formazione tipo.

Poco turn-over e nove titolari

Al netto degli avvicendamenti dovuti meramente al turn over, come quelli tra Di Gregorio e Perin, c’è ormai un gruppo di nove giocatori che possono essere definiti titolari sicuri: Di Gregorio appunto, poi Cambiaso (a destra o a sinistra), Kalulu, Gatti (almeno fino a gennaio, quando arriverà un difensore nuovo), Yildiz, Vlahovic, Thuram, Koopmeiners e Locatelli. Nelle ultime tre partite c’è stato in ballo solamente un posto in difesa tra Savona e Cabal e uno sugli esterni tra Weah e Conceiçao mentre non c’è stato ricambio solamente a centrocampo, reparto cui Thiago Motta ha dato forma con il triangolo Locatelli-Thuram-Koopmeiners. Loro titolari, gli altri riserve: Douglas Luiz è infortunato, ma prima di farsi male era partito dall’inizio due volte soltanto, McKennie e Fagioli hanno invece perso il posto da quando è ritornato Koopmeiners, la cui guarigione sembra in effetti marcare la linea di confine tra la ricerca dell’assetto e la sua realizzazione.

Thiago Motta: “Koopmeiners è un giocatore diverso”

Thiago Motta sta infatti facendo orbitare la squadra attorno ai suoi tre centrocampisti. Può di volta in volta cambiare leggermente la loro posizione, tenendo Locatelli come vertice basso oppure affiancandogli Thuram, ma è un fatto che con quei tre, schierati a Udine, Lille e nel derby, la Juve abbia trovato un’armonia di gioco che prima non aveva, perlomeno non con questa continuità. La presenza di Koopmeiners è dirimente, perché in rosa non esiste un giocatore dalle caratteristiche simili: Motta lo ha rimpiazzato di volta in volta con Douglas Luiz che e più palleggiatore, con McKennie che è utile quasi soltanto con gli inserimenti senza palla o con la creatività di Fagioli (o di Yildiz, le rare volte che è stato accentrato), ma nessuno per lui è uguale a Koop, che definisce non a caso “un giocatore diverso” e che può schierare, a seconda delle necessità, più avanti o più indietro, più centrale o più laterale facendone in ogni caso il baricentro della manovra.

Il nuovo ruolo della mezzala Thuram

Mentre Locatelli deve smazzarsi compiti quasi esclusivamente di gregariato (ma lo fa volentieri), Thuram è l’altra variante del settore di mezzo, anche se non ha ancora l’autonomia per giocare 90’ (lo ha fatto soltanto nel derby): preso per fare lo schermo davanti alla difesa, il francese è salito di livello quando l’allenatore lo ha convertito in una mezzala sinistra più (Udine) o meno (Lille) offensiva. “Khéphren ha grande intelligenza calcistica, sa capire i suoi compagni”, dice di lui Thiago Motta, entusiasta del suo nuovo triangolo: “Sono tre giocatori importantissimi, ma i momenti cambiano e anche gli altri, se alzeranno livello, possono aiutare la squadra. I centrocampisti a me piacciono tantissimo: devono dare equilibrio, stare dietro, costruire, velocizzare il gioco. Devono fare tutto”. Ha trovato i suoi tre complici ideali.

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