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De Laurentiis, Conte e la partita del futuro

De Laurentiis, Conte e la partita del futuro
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Esemplare nella prevedibile prova di civiltà, la festa andrà avanti. La città più accogliente e attrattiva veste i turisti d’azzurro, si vendono più maglie di McTominay e Lukaku che corni rossi e pulcinella. Anche il calcio apre alle belle stagioni.

Dalla tarda primavera al primo autunno sono quasi esaurite le prenotazioni dei posti barca ai moli e in rada. Lo scudetto è spettacolo che tira. Avanti così, ma questo è già il mondo di ieri. Il Napoli campione d’Italia deve entrare nel suo domani attraverso una serie di passaggi delicati. Il primo è già superato, Aurelio De Laurentiis con un anno e uno scudetto in più, festeggiato a Lacco Ameno il suo compleanno con la famiglia e il presidente degli industriali, Jannotti Pecci. Ancora più legato al Napoli con il secondo titolo italiano in 653 giorni, respinge proposte di cedere quote al 49 per cento a fondi Usa di investimento, presenti in una dozzina di club. Non li cerca il Napoli primo in classifica in serie A ma anche tra i più virtuosi 32 club europei nel Play economico finanziario, definito “perfettamente in linea con le regole Uefa nonostante l’assenza dall’Europa in questa stagione”.

In un campionato sfinito da “debito totale” di tre miliardi di euro e 1,5 di “debito finanziario” il Napoli ha chiuso il 2024 (30 giugno) con circa 80 milioni di attivo, avrà ancora qualche decina di margine operativo lordo con i 150 milioni delle cessioni di Kvaratskhelia e Osimhen.

In assoluta sicurezza il Napoli va a trattare con Antonio Conte, legato con tutto il numeroso staff da un contratto triennale di 16 milioni lordi a stagione. «Non posso fermare chi pensa di andar via», dice De Laurentiis. Non è un distacco annunciato ma una frase tattica per non presentarsi perdente al tavolo. È la partita finale. Sono alla prova delle responsabilità.

Antonio Conte deve dire che cosa chiede per rimanere al Napoli, il presidente che cosa concede per trattenerlo. Non ballano soldi, ma poteri. Quindi: il piano industriale. Chi dei due gestirà il mercato. Tutt’e due sanno che il Napoli va rifatto. Ha vinto allo stremo con un capolavoro di fatica, fedeltà e coraggio, ma era capolinea.

Sette giocatori ultratrentenni, età media che tende ai 29 anni come l’Inter, ancora più alta se arriva il 34enne fuoriclasse belga Kevin De Bruyne, capitano della sua nazionale e del Manchester City.

Il Napoli dello scudetto 2023 non superava i 25 anni, una squadra in fiore con Osimhen e Kvara. Rendono ancora adesso 150 milioni. Con altri 10 elementi di quella squadra ha vinto venerdì il quarto scudetto, poteva essere il quinto senza la misteriosa fuga di Luciano Spalletti. «Fuga per amore del Napoli» spiegò il criptico allenatore di Certaldo. Oggi ancora inseguito dal Napoli in tribunale per presunti danni e penale. Se sono ancora validi 10 di quei calciatori, lo erano anche l’anno scorso nello sconcerto di una squadra sconvolta da errori e temerario protagonismo del presidente. Aurelio De Laurentiis ha pagato. Come accade nelle aziende stressate, ha lasciato un anno fa la guida a Conte.

Mentre all’esterno la festa continua, si ritrovano al tavolo due amici. Uno è il proprietario che vuole riprendersi le chiavi, l’altro è il conducente che ha portato il Napoli allo scudetto. Potrebbero coesistere se avessero le stesse idee. «Siamo due vincenti», spiega l’allenatore. Vincono con strategie diverse. Conte vuol presentarsi in Champions per farla sua con elementi ultrasicuri, molto talento e poco futuro. De Laurentiis che pure accetta De Bruyne e vuol vincere crede nel suo indirizzo tecnico-finanziario, giocatori giovani di quotazioni crescenti. Da Cavani a Lavezzi, da Higuain a Osimhen. Questa politica ha evitato al Napoli di finire come l’Inter negli interessi della finanza orientale, da indonesiani a cinesi fino a Oaktree, il più grande investitore Usa su titoli in difficoltà. Facile immaginare.

Conte punta volentieri De Bruyne e altri come lui, De Laurentiis è grato a Lukaku, ma forse non lo riprenderebbe. Ottimo ma all’ultima fermata. Niente di personale, ma oltre l’addio o la conferma di Conte, il Napoli è chiamato a darsi un futuro. Si sa già che in Europa le tv investiranno sempre meno nel calcio. Sopravvive chi ha bilanci solidi e sa pescare giovani di avvenire.

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