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Luciano Buonfiglio, il cummenda napoletano che a Segrate scoprì la canoa

L'abbraccio tra Buonfiglio e Malagò 

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Il ritratto del nuovo numero uno dello sport italiano. Nato a Posillipo, a 15 anni si è trasferito a Milano. Manager d’azienda, dal 2005 guidava la Fick
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ROMA — Una vita in canoa. «Anche stavolta, prima di tagliare il traguardo, mi sono guardato a destra e sinistra». Per rendere l’idea della vittoria, Luciano Buonfiglio usa la metafora dello sport che ha segnato la sua vita. Una pagaiata dopo l’altra, è arrivato a Palazzo H. Raccontano che sua moglie Elisabetta ora sia preoccupata di non vederlo più, travolto dal nuovo impegno: la famiglia, i figli Daria e Marco, sono il motore («la mia energia») di un animo riservato. A loro Buonfiglio ha dedicato tutte le vittorie del suo percorso, anche questa, dopo vent’anni di presidenza della Federazione italiana canoa e kayak (Fick). Da qualche tempo si è trasferito a Roma nord – in affitto – per stare vicino ai nipoti: due sono figli di Daria, il terzo è in arrivo da parte di Marco, un passato da organizzatore per conto di Red Bull, ora direttore commerciale nella Kings League, il torneo di calcio a 7 degli influencer.

ROMA — Una vita in canoa. «Anche stavolta, prima di tagliare il traguardo, mi sono guardato a destra e sinistra». Per rendere l’idea della vittoria, Luciano Buonfiglio usa la metafora dello sport che ha segnato la sua vita. Una pagaiata dopo l’altra, è arrivato a Palazzo H. Raccontano che sua moglie Elisabetta ora sia preoccupata di non vederlo più, travolto dal nuovo impegno: la famiglia, i figli Daria e Marco, sono il motore («la mia energia») di un animo riservato. A loro Buonfiglio ha dedicato tutte le vittorie del suo percorso, anche questa, dopo vent’anni di presidenza della Federazione italiana canoa e kayak (Fick). Da qualche tempo si è trasferito a Roma nord – in affitto – per stare vicino ai nipoti: due sono figli di Daria, il terzo è in arrivo da parte di Marco, un passato da organizzatore per conto di Red Bull, ora direttore commerciale nella Kings League, il torneo di calcio a 7 degli influencer.

La carriera di Luciano Buonfiglio

La carta d’identità di Buonfiglio – e il cuore da tifoso – ricordano che è nato a Napoli, quartiere Posillipo. A 15 anni deve spostarsi a Milano San Felice, Segrate, quando il padre si trasferisce per motivi di lavoro. L’adattamento non è dei migliori. I compagni di scuola al liceo scientifico, dove si diplomerà nel 1971, lo trattano male. Buonfiglio trova nello sport il suo migliore amico. Al circolo nautico di Posillipo, da bambino, s’era innamorato del nuoto e della vela. A Milano scopre la canoa all’Idroscalo: comincia a 19 anni, dopo tre mesi è terzo alla prima gara, il campionato italiano sul lago di Caccamo. Entra nelle Fiamme Oro e stacca il ticket olimpico, fermandosi ai ripescaggi nel K4 1000 metri a Montreal 1976, prima del ritiro, quattro anni più tardi, con 36 presenze nella Nazionale velocità. Ora, da presidente del Coni, il pensiero torna alle origini: «Napoli merita tanto. Negli ultimi anni è migliorata moltissimo. Quello che ha fatto il governo per Caivano vorrei che non sia un’eccezione, ma diventi la regola. La mia prima uscita ufficiale sarà proprio a Posillipo, il 9 luglio, per festeggiare i cento anni del circolo nautico». Ha «l’ossessione di essere sempre all’altezza di chi rappresento».

Buonfiglio: “Ho vinto io, non Malagò”

Nel 2011 è diventato commendatore, su proposta dell’allora presidente del Coni Petrucci, tra i suoi elettori di ieri. Cavaliere della Repubblica, stella d’oro del Coni, dodici anni fa Buonfiglio sostenne Malagò nella volata vinta con Pagnozzi. Da allora è stato suo dirigente collaborativo e fedelissimo: ripete che da lui ha imparato a «essere a disposizione di tutti, a conoscere bene gli atleti», ma «senza mai scavalcare nessuno». Fuori dallo sport è stato funzionario della Cassa di risparmio province lombarde, manager Allianz, presidente della sezione tecnica Ania, e direttore centrale della Banca popolare di Bari. «Nel 2005 presi la federazione che aveva due milioni e mezzo di budget e 5 mila tesserati. Oggi fatturiamo 7 milioni. Nelle ultime Olimpiadi abbiamo sempre vinto medaglie, superando i 20 mila tra atleti e tecnici. Significa che abbiamo lavorato bene». Adriano Alessandrini, n.1 dell’Idroscalo club di Milano, dove pure Buonfiglio ha fatto il presidente, ricorda: «Luciano è sempre stato vicino ai club, soprattutto nei momenti difficili, come durante la pandemia». «So che Malagò ha fatto il tifo per me, ma non è la sua vittoria», ripete Buonfiglio. «La parola “cambiamento” non mi piace. Preferisco: “migliorare”».

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