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La Juve e l’attaccante che non c’è: diciassette partite senza un gol del centravanti

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Gli errori di David e Openda contro il Lecce hanno riproposto i problemi offensivi dei bianconeri: con Vlahovic fuori (e in partenza) e i due colpi dell’estate in crisi, neanche Spalletti può fare miracoli
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TORINO – Nella squadra che fu di Charles e Trézéguet, di Paolo Rossi e Inzaghi, di Ronaldo e Anastasi, di Vialli e Higuaín, non c’è più un centravanti che rispetti la storia e la porta. Segna Yildiz, attaccante a modo suo: non a caso è il capocannoniere (e i destini dipendono quasi interamente da lui). Segna McKennie, che sa seguire l’istinto persino quando fa il terzino. Segnano addirittura difensori non troppo abituati a farlo (Kelly, Cabal, Kosti?), mentre i 9, puri e meno puri, stanno spesso a guardare, nonostante quel che valgono e quanto guadagnano.

Diciassette volte senza gol del centravanti

La Juve gioca con una sola punta centrale, raramente con due: ebbene, quella o quelle punte, prese tutte e tre assieme, sono già rimaste a secco diciassette volte (quattordici in campionato, due in Champions League, una in Coppa Italia), che diventano diciannove se si considera la formazione titolare. Il centravanti che ha segnato di più è Vlahovi?, sei reti, di cui però quattro partendo da…

TORINO – Nella squadra che fu di Charles e Trézéguet, di Paolo Rossi e Inzaghi, di Ronaldo e Anastasi, di Vialli e Higuaín, non c’è più un centravanti che rispetti la storia e la porta. Segna Yildiz, attaccante a modo suo: non a caso è il capocannoniere (e i destini dipendono quasi interamente da lui). Segna McKennie, che sa seguire l’istinto persino quando fa il terzino. Segnano addirittura difensori non troppo abituati a farlo (Kelly, Cabal, Kosti?), mentre i 9, puri e meno puri, stanno spesso a guardare, nonostante quel che valgono e quanto guadagnano.

Diciassette volte senza gol del centravanti

La Juve gioca con una sola punta centrale, raramente con due: ebbene, quella o quelle punte, prese tutte e tre assieme, sono già rimaste a secco diciassette volte (quattordici in campionato, due in Champions League, una in Coppa Italia), che diventano diciannove se si considera la formazione titolare. Il centravanti che ha segnato di più è Vlahovi?, sei reti, di cui però quattro partendo dalla panchina. David è a quota tre (una sola in campionato, alla prima giornata), Openda a due. Il nove titolare, chiunque fosse, è andato a segno appena sei volte in tutto (due a testa per i tre cosiddetti bomber): questo significa che la Juve il gol deve sudarselo, andarlo a cercare battendo strade alternative, costruirselo azione dopo azione, senza confidare, come invece possono fare tutte le grandi squadre al mondo, nella zampata dell’uomo d’area, nell’incornata dell’ariete, nello spunto bruciante del centravanti di razza, nel banalissimo fiuto del cannoniere.

(reuters)

La partita con il Lecce in questo senso è stata esemplare: da 26 tiri la Juve ha ricavato un solo gol, da una gara, giocata a tratti anche molto bene, ha ricavato un misero punticino casalingo contro una formazione che se la sfanga per salvarsi.

Il peso dell’assenza di Vlahovic

Certo, sta pesando l’infortunio di Vlahovi?, che tuttavia aveva numeri contraddittori: appena tre gol in 13 presenze in Serie A, più altrettanti in Champions. La media realizzativa non è malaccio (una rete ogni 145’, quindi poco più di una partita e mezza), ma è rimasto a secco dieci volte in campionato e una in Europa.

Visti dati, causa e pretesto, a enfatizzare la sua assenza (che presto sarà definitiva, visto che a giugno, a fine contratto, lascerà la Juventus) è soprattutto la presenza di Openda e David, attaccanti dai costi sontuosi, dal rendimento miserrimo e dal futuro incerto.

David e Openda confermati per forza

La Juve avrà il dovere di proteggere l’ingente investimento fatto sui due, anche se, almeno nel caso del canadese, Comolli prenderebbe in esame delle offerte già a gennaio, visto che il giocatore è arrivato a parametro zero (è costato “soltanto” 12 milioni di commissioni agli agenti) e che quindi una sua cessione immediata non comporterebbe minusvalenze. Nel caso di Openda, invece, è praticamente impossibile trovare qualcuno che pareggi i 45 milioni investiti in estate, tra prestito e riscatto obbligatorio. E in ogni caso, se vendesse David, la Juventus dovrebbe comprare un centravanti di rango internazionale, un costo che in questo momento non è in grado di sostenere.

Il difficile riavvicinamento con Vlahovic

La soluzione potrebbe essere, per l’ennesima volta, Vlahovic: rinnovargli il contratto, confermarlo, affiancargli altri quattro-cinque anni di futuro. Ma al momento il serbo ha altri orientamenti e tratta con altri club, Barcellona e Milan soprattutto. E la Juve resta senza un centravanti degno della sua storia: Spalletti ha cambiato sistema e mentalità, ma non può inventarsi anche i gol.

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