PADOVA — Più che un pianto, è stato un saluto, una botta d'energia che anche da morto, dentro una bara di legno chiarissimo quasi bianca, Alex Zanardi è riuscito a trasmettere a tutti. Il simbolo di un funerale quasi apparente sono stati i ragazzi disabili di Obiettivo3, sulle loro carrozzine, stretti a cerchio attorno al capitano (così lo chiamano), dandosi la mano. Il perfetto ritratto di Alex lo ha tracciato il suo amico sacerdote, don Marco Pozza, cappellano nel carcere di Padova, che ha celebrato il rito. Con Zanardi hanno aiutato tante persone fragili. "Se fosse tutto bello, sai che noia la vita", mi ripeteva sempre Alex. A voi lascio le medaglie e l'odore di benzina, io mi tengo l'uomo. Sorellaccia morte, di lui si è presa solo il corpo".
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La moglie di Zanardi: “Vi amo tutti”
Mentre la bara di Alex Zanardi, caricata sul carro funebre, lascia la piazza, la moglie del campione saluta i presenti e dice: “Vi amo tutti”.
Anche Pancalli al funerale di Zanardi
C’era anche Luca Pancalli, ex n.1 del Comitato paralimpico italiano, ai funerali di Alex Zanardi, l’atleta che più di ogni altro ha dato visibilità al movimento.
Alla fine del funerale “Ti insegnerò a volare” di Guccini e Vecchioni
Il funerale di Zanardi si è concluso sulle note di “Ti insegnerò a volare”, la canzone di Francesco Guccini e Roberto Vecchioni.
L’abbraccio di Tomba con la mamma di Zanardi
In migliaia davanti ai maxischermi
Il figlio Niccolò: “La sua vita meravigliosa grazie alle piccole cose”
Anche Niccolò, figlio di Alex Zanardi, ha voluto ricordare il padre di fronte alla folla presente nella Basilica di Padova: “Vi racconto l’Alex di casa, non quello che vince, ma quello che fa caffè, che impasta la pizza. E che ti guarda e ti dice: ‘Ascolta, aiutami a pistolare con lo Spid che non ci capisco nulla’. Papà mi ha sempre insegnato tanto, faceva tutto con il sorriso. Non serve pensare a grandi sfide e a grandi imprese. Quando trovi il sorriso nelle piccole cose, allora quelle sono le basi migliori per costruire una vita meravigliosa. Auguro a me stesso di trovare il sorriso nelle piccole cose”.
Il ricordo di Obiettivo3: “Sei stato una calamita, aria fresca”
Dopo la cognata hanno parlato tre ragazzi di Obiettivo3, l’associazione di sportivi paralimpici di cui Zanardi era il fulcro. “Come dicevi tu, la curiosità è la cosa che serve nella vita. Eri una calamita, sapevi coinvolgere, rendere partecipe. Il tuo amore per lo sport e per la vita era così forte da essere contagioso. Obiettivo3 è il luogo in cui hai reso reali tantissimi sogni. Sei stato aria. Fresca, frizzante. Hai aperto finestre in vite chiuse. Sei stato un mentore, un amico, a volte anche un papà. Non provarci non era nel tuo stile. Tu Capitano, trasformavi le idee anche più folli in qualcosa di concreto. Crediamo che ognuno ti ricordi con le mani sporche di grasso, nel famoso capannino, quante volte ti abbiamo fatto un po’ disperare. Tu cambiavi la vita alle persone. Capitano, mio capitano, nostro capitano. Ci hai messo tutti in marcia. Siamo qui per te capitano, per dirti che abbiamo imparato la lezione. Cercheremo di essere anche noi motivatori verso il prossimo”.
La cognata: “Un combattente”
Dal pulpito la cognata Barbara: “La mia parola per Alex è ‘combattente’. Racchiude la tua essenza più vera. Come papà Dino e la mamma Anna, vere forze della natura. E Daniela, compagna di vita. Di questa vita non ordinaria che ti sei scelto, Alex. La vita non necessariamente ti deve sopraffare, ma si può prendere a morsi”.
L’abbraccio tra la mamma di Zanardi e i ragazzi di Obiettivo3
Tra i momenti più emozionanti della cerimonia l’abbraccio tra Anna, la mamma di Zanardi, e i ragazzi di Obiettivo3, l’associazione degli sportivi paralimpici di cui Alex era l’anima.
Presente anche l’ex calciatore Julio Gonzalez
Presente anche l’ex calciatore Julio Gonzalez, che ha ricordato il sostegno ricevuto da Zanardi dopo l’incidente in cui perse un braccio.
L’omelia di Don Pozza al funerale di Zanardi
Ecco l’omelia di don Marco Pozza, parroco del carcere "Due Palazzi" di Padova e grande amico di Alex Zanardi
“È l'Autogrill che più adoro: Montefeltro Ovest, A14, Bologna-Taranto. Ha un'architettura di cortesia, rosso Ferrari, è un condensatore di relax, di relazioni. Lo percepisci al volo, a 130 km/h: è l'invito a fermarsi un attimo. Di quell'attimo, accaduto dieci anni fa, ricordo i minimi dettagli: un Bufalino, tre rustichelle, due Coca Zero, tre bottiglie d'acqua. C'è Alex, io, due ragazzi (del carcere): siamo di ritorno da un incontro pubblico. Quando mi siedo, gli stanno raccontando la loro storiaccia: entrambi hanno le mani sporcate di sangue, purtroppo. Tanti anni di galera alle spalle: me li sono portati con me, volevo sentissero dalla viva voce di Alex la storia di Alex. Lui li ascolta come pochi, forse, li avevano ascoltati: non si distrae, immobile, memorizza tutto nel suo sguardo felino. Finito, si alza, una mano nella stampella, l'altra nella loro: «Ragazzi - disse con quella cadenza che lo rendeva avvincente -: avete fatto un gran bel casino, porcavacca. Però: tanto di cappello per come state scavandovi dentro. Continuate a chiedervi il perchè di quel gestaccio». Lui li abbracciò, loro lo baciarono. Poi, seduti, fece loro una domanda: «Posso chiedervi solo una cosa?» Braccia allargate, era un assenso. «Se poteste tornare indietro?» Giurarono di non volerlo rifare. «Vedete, ragazzi – disse -. Certe volte bastano cinque secondi in più per fare la differenza. E' un esercizio che non sempre ci riesce (me lo confermate), ma quei cinque secondi sono fondamentali. Sono dappertutto questi cinque secondi: negli affetti, nelle relazioni, nel lavoro. E' l'idea di provare a vedere se si può fare qualcosa d'altro rispetto a quello che stai per fare. Se, per caso, quei cinque secondi ti faranno portare a casa l'orso, diventeranno una specie di droga della quale non potrete più fare a meno. Cercateli ovunque questi secondi! Solo questo mi sento di dirvi dopo il vostro racconto». Le rustichelle erano fredde, i cuori bollivano. Quando li abbiam lasciati davanti al carcere, Alex mi fece ripetizione perchè non scordassi quella Lectio Magistralis in Autoggrill: «A maggior ragione oggi, mi convinco che il problema non è se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. Il problema è se hai sete o no. Guardami, don: se posso fare qualcosa per questi due ragazzi e non me lo dici, non è amicizia. Troppo facile applaudire i vincitori, ricordatelo!»
Il mio Alex è tutto qui. Lascio a voi le medaglie, il rombo dei motori, l'odore della benzina. Le luci dei podi, il luccichìo dei cimeli, il fruscio degli applausi. Mi tengo strettissimo l'uomo, con la sua avvincente umanità. Nessuno, più di san Paolo, l'atleta di Dio, poteva fare sintesi migliore di questa vita percorsa a mille all'ora, anche in carrozzina: «Ogni atleta è temperante in tutto. Ma io corro non come chi è senza mèta; faccio pugilato, ma non come chi batte l'aria, anzi tratto duramente il mio corpo e lo trascino in schiavitù perchè non succeda che dopo avere predicato agli altri, venga io stessos qualificato» (1Cor 9,19-27). Ha corso tantissimo Alex, ma non l'ha mai fatto come un pugile che batte l'aria: ha corso come chi ha in testa una mèta: «La potenza è nulla senza il controllo» recitava una pubblicità della Pirelli, anni Novanta, del secolo scorso. La potenza di un sorriso abbagliante, di un'anima cristallina, di un uomo cresciuto senza smarrire il bambino ch'è stato. Senza perder il sapore delle lacrime: perchè se la vita ti strappa tua sorella sulla strada, devi avere radici profondissime per scegliere e (ri)scegliere la strada e l'asfalto come scenografia della tua esistenza. Per poi convincere il mondo che l'accaduto, qualunque esso sia, resta la più grande opportunità che la vita offre per rimettere a posto le cose. Radici-salvavita nelle quali è impresso il sorriso di mamma Anna, di Daniela e Nicolò che gli hanno impedito di vivere come di chi pettina le bambole: in ogni sua corsa, (rin)corsa o viaggio c'era sempre la sua Itaca ad aspettarlo. E' dai tempi di Omero che Ulisse combatte, sprofonda, alza il pollice. Penelope, nell'intertempo, resta: tesse, attende, medita. Nessun podio o medaglia per lei, manco quando lo meriterebbe perchè la sofferenza è brutta, selvaggia, spietata ma lei sceglie di restare. Di regolare la sua velocità al passo del più lento. Adesso, leggendo a ritroso, gradisco di più il libretto che un giorno Alex mi regalò: Il gabbiano Jonathan Livingston. Ebbe l'accortezza, animo fine, di farmi trovare sottolineata una frase. Parlava, ovvio, di velocità: «Raggiungerai il Paradiso quando avrai raggiunto la velocità perfetta. Il che non significa mille miglia all'ora, né un milione di miglia, neanche vuol dire volare alla velocità della luce. Perchè qualsiasi numero è un limite, ma la perfezione non ha limiti. Figlio mio, velocità perfetta vuol dire solo esserci, essere là». Esserci, perchè, seppur in maniera diversa, in ogni cosa c'è sempre del bene, del male: vivere è trovare quel po' di bene e farlo diventare il tuo punto d'appoggio per sollevare la terra.
Non gli ori di Londra, nemmeno la prestazione "monstre" delle Hawaii vale il guadagno d'avere conosciuto un uomo che, perdonatemi, sapeva maneggiare il congiuntivo tanto quanto la centralina dei suoi bolidi. Quando parlava, avvertivi l'orgoglio d'esser figlio di una lingua, l'italiano, che, unica, ha il congiuntivo nella sua grammatica. L'indicativo lo sanno usare tutti, è il modo della certezza, della sicurezza: “Questa è la narrazione giusta!” Il congiuntivo è più una porta aperta: “E se questa non fosse (congiuntivo) l'unica interpretazione possibile?” Tutti che sanno tutto, sono rimasti in pochi a sapere chiedere. Alex, per chi ha saputo far tesoro della sua amicizia, serbava la curiosità di chi sapeva chiedere. Se la sua storia fosse stata una casa, mai avrebbe giurato di sapere cosa c'era in fondo al corridoio, oltre la siepe: questo è vivere all'indicativo. Lui, uomo del congiuntivo, viveva come se tutto fosse un appuntamento al buio, un'improvvisata, la mente spalancata. Non gli importava di sapere come finiva il corridoio di casa, voleva frequentare l'infinito. Mai detto: “Ciao mamma, sono arrivato uno!” Ha sempre ribadito che, per lui, il congiuntivo è uno stile di vita: «Fosse tutto bello, sai che noia tremenda» era la sua filosofia spicciola. Piace poco il congiuntivo: siam un popolo di notizie sicure, nessun dubbio, le domande ci causano prurito. Il forse spaventa. Poi, però, beccavi in tv o per strada Zanardi e non riuscivi a staccare l'attenzione dal suo modo di riflettere, di gustarsi la vita, di abitare il limite. Chi ama l'indicativo, oggi rimpiange l'atleta ch'è stato. Chi osa il congiuntivo, oggi ringrazia l'uomo. Anch'io - chiedo scusa della parzialità - ringrazio una persona. Dico grazie al dottor Costa, il guru della clinica mobile. Gli dico grazie perchè, da uomo di scienza, in questi giorni ha osato parlare di anima parlando di Alex: «Con la sua amicizia ha ridisegnato i contorni della mia anima, sia di medico che di uomo» ha detto l'altra sera. La ringrazio per aver sintetizzato col genio che le riconosco, che l'atleta, senza l'uomo, è nulla. E' potenza senza controllo.
Nessuno dica: “Vabbè: ma lui era Zanardi” Il Vangelo userebbe la frusta. Alex, come tutti, ha avuto dei talenti. Non importa quanti: «A uno diede cinque talenti, a un altro due, ad un altro uno». Il perchè di un trattamento diverso? «A ciascuno secondo le sue capacità» (cfr Mt 25,14-30). La differenza non la farà il numero, ma una legge dello sport che Mennea così: «Ho ricevuto dei talenti in dono. Io, però, non mi sono addormentato sopra, ma li ho fatti fruttare». Questa è la pagina del Vangelo secondo Alex, una questione di talenti, di dormite o di sveglia. Perchè anche con in dono soltanto un talento, se saprai leggere come nessun altro la traiettoria del Cavatappi, zona Laguna Seca, mostrerai al mondo che «non esiste nessuna curva dove non si possa superare» (A. Senna). Me lo immagino il mio Dio: «(Vieni) Alex buono e fedele, prendi parte alla mia gioia». Perchè ero in carcere e tu, in Autogrill, sei stato ad ascoltarmi. Ero infermo e non solo sei venuto a trovarmi: mi hai addirittura regalato una handbike perche mi rialzassi. Dispiace per sorellaccia morte: pensava di averlo vinto, finalmente. Non ha fatto bene i conti neanche stavolta, accipicchia. Si è presa il corpo, ma l'anima (grazie dottore!) le è proprio sfuggita. In corsia di sorpasso, è andata ad infilarsi dritta nelle storie dei ragazzi/e di Obiettivo3. La beffa? Che l'Alex, anche da morto, continui a parlare di obiettivi”.
Don Pozza: “Ha ragione il dottor Costa, l’atleta senz’anima non è niente”
Don Pozza: “Io devo ringraziare una persona, il dottor Claudio Costa, il guru della clinica mobile. Grazie. L’altro giorno ha parlato di anima. Grazie dottore per aver sintetizzato che l’atleta senza uomo non è nulla. Alex aveva la curiosità di un bambino, lui viveva come se tutto quello che accadeva fosse un appuntamento al buio, gli interessava trovare occasioni di infinito”.
I ragazzi di Obiettivo3 salutano Zanardi
I ragazzi di Obiettivo3, i ragazzi di Zanardi, salutano il campione che per l’associazione di sportivi paralimpici ha fatto tantissimo.
Le corone di fiori di Ferrari e Bmw
Appena la bara di Alex entra dentro la chiesa scatta il grande applauso. Mille posti a sedere, duemila persone restano in piedi dentro alla basilica. Sul sagrato di Santa Giustina una lunga coda per il libro delle firme, le corona di fiori di Ferrari e Bmw e il gonfalone della città di Bologna. Arrivato anche il sindaco di Castel Maggiore, Luca Vignoli.
La mamma di Alex ringrazia i presenti
La mamma di Alex, Anna, saluta la gente, un piccolo cenno con la testa come segno di gratitudine. Mentre fuori, sotto la pioggia, la gente con le mantelle e ombrelli applaude.
Il feretro accolto da un lungo applauso
In piazza a Padova è arrivato il feretro di Zanardi, ad accoglierlo un lungo applauso.
Addio a Zanardi, l'applauso all'arrivo della bara: la moglie e il figlio ringraziano i presenti
Si attende l’arrivo del feretro sotto la pioggia
Centinaia di persone in attesa del feretro di Alex Zanardi. L’inizio della messa è previsto per le 11.
Tomba: “Zanardi ci ha insegnato a essere coraggiosi”
Al funerale di Zanardi è arrivato anche Alberto Tomba: “Alex ci ha insegnato a avere tanto coraggio, è giusto essere qui oggi. È stato un grande per quello che ha fatto dopo il primo incidente, ha saputo ricominciare, con forza e volontà. Andare alle Paralimpiade, vincere. Era un mio compaesano, ne conservo un grande ricordo”.
Don Pozza: “Alex siamo noi, deve essere un giorno felice”
"Alex siamo noi, dev'essere un giorno felice". Don Marco Pozza, l'amico di Zanardi che celebra il funerale, ha ricordato lo spirito del suo grande amico.
Arrivati Malagò e Bebe Vio
“È un giorno troppo triste”, ha detto l’ex numero uno del Coni, Giovanni Malagò, arrivato in chiesa insieme a Bebe Vio, visibilmente commossa. La campionessa ha abbracciato la mamma di Alex.
Funerali Zanardi, l'arrivo di Malagò e Bebe Vio ai funerali: "Siamo troppo tristi"
Lepore: “Bolognese amato in tutto il mondo”
Anche il sindaco di Bologna, la città natia di Zanardi, ai funerali del campione. “Era un cittadino di Bologna – ha detto Matteo Lepore –, ma è stato anche un riferimento universale per tutto il mondo, era amato ovunque”.
Striscioni e cartelli per Zanardi
Zaia: “Zanardi emblema della positività”
Ai funerali di Zanardi anche l’ex presidente del Veneto, Luca Zaia: “Alex era l’emblema della positività, un faro per chi soprattutto non aveva una perfetta forma fisica. Concentriamoci su quello che abbiamo e non su quello che non abbiamo”.
Funerali Alex Zanardi, Zaia: "Un riferimento per tutti noi, ce lo ricordiamo con il sorriso"
L’amico: “Alex persona speciale, non morirà mai”
Un pensiero speciale per Zanardi dall’amico Roberto Gamba, commosso fuori dalla chiesa: “Alex non si tirava mai indietro. Era una persona speciale. Se ci sono le Paralimpiadi lo dobbiamo anche a lui. Lui non morirà mai. Avete visto che famiglia ha? Una persona semplice ma speciale”.
Chiesa gremita, folla in piazza
Grande folla per l’ultimo saluto a Zanardi. La chiesa è gremita, centinaia di persone a Padova per salutare il campione.
La handbike di Zanardi in chiesa
Nella Basilica di Santa Giustina, vicino all’altare, è stata portata la handbike di Alex Zanardi.
Due maxischermi per l’addio a Zanardi
Due maxischermi mostreranno la cassa in legno chiaro portata dai ragazzi di Obiettivo3, gli atleti paralimpici che Alex seguiva e incoraggiava insieme al figlio Niccolò. Starà vicino alla sua mamma Daniela che ha chiesto a don Marco Pozza, il cappellano del carcere di Padova, di celebrare le esequie dell’amico. Era stato proprio don Marco a portare ad Alex il rosario e la lettera di Papa Francesco. Concelebrerà insieme al parroco di Santa Giustina, padre Federico Lauretta, e al parroco di Noventa Padovana dove Zanardi risiedeva, don Angelo Scarabottolo.
Presenti Salvini, Abodi e Locatelli
Quaranta auto blu a Santa Giustina; non quelle di Mattarella e Meloni, che non hanno potuto esserci ma che hanno inviato messaggi. Il governo sarà rappresentato da Matteo Salvini, Alessandra Locatelli e Andrea Abodi, ministro dello sport che invece raggiungerà Padova in treno. Ci sarà anche Marco Giunio De Sanctis, presidente del Comitato paralimpico, con altre numerose autorità come Alberto Stefani, presidente del Veneto (oggi è lutto regionale), Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale e poi amici, atleti come Bebe Vio e Gimbo Tamberi, il padovano Riccardo Patrese, Malagò e poi Fabio Fazio e Gianni Morandi che di Alex era concittadino, oltre che sodale. Da Bologna, anche il sindaco Matteo Lepore e quello di Castel Maggiore Luca Vignoli.
L’addio a Zanardi nella Basilica di Santa Giustina
Oggi alle 11 Padova saluta Alex Zanardi. La Basilica di Santa Giustina è lo stesso luogo in cui il 5 dicembre 2023 vennero celebrati i funerali di Giulia Cecchettin, e dove nell’ottobre scorso si disse addio ai tre carabinieri Marco Piffari, Valerio Daprà e Davide Berna, morti nell’esplosione del cascinale a Castel d’Azzano. Un luogo dove tanta gente si raduna quando un funerale significa esserci, insieme, per un momento che va oltre il commiato e spesso si carica di valenze simboliche: sarà così anche oggi, per un uomo che negli anni ha saputo correre dentro le vite di tanti.