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Basket, Markovski medico per Caserta: ''Storia e passione, la classifica non fa paura''

La Pasta Reggia, ultima in classifica e ancora senza vittorie dopo otto giornate, chiede al tecnico macedone di cambiare il volto della stagione: ''La squadra va rifatta perchè ci sono crepe evidenti, nessuna promessa ma garanzia che nessuno si tirerà indietro. Lo scudetto? Può perderlo solo Milano''
di NICOLA APICELLA

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ROMA - Rimettere in piedi una stagione iniziata come peggio non si poteva. E' con questo intento che Zare Markovski ha accettato la chiamata di Caserta. L'inizio non è stato facile, anche con il nuovo allenatore - arrivato tre settimane fa al posto di Molin - la Pasta Reggia ha allungato la sua striscia negativa. Otto sconfitte nelle prime otto giornate di campionato, ultimo posto solitario in classifica. Ma i segnali che arrivano dalle ultime sfide sono confortanti ed è da lì che riparte l'allenatore macedone, italiano per adozione visto che vive nel nostro paese ormai da più di 20 anni. ''Mi fa piacere che la gente mi riconosca la possibilità di cambiare il volto alla stagione  - attacca Markovski -. Non mi tiro indietro, non dico sì a tutti perché a 54 anni posso scegliere, ma l'entusiasmo non mi manca mai".

E' la terza stagione in fila - dopo Pesaro e un anno fa Venezia - che subentra a campionato in corso. "E' che i malanni nel nostro sport iniziano sempre a novembre e così chiamano il dottore. Proposte in estate ne avevo, se ho aspettato è perché non erano interessanti. Se non vedi la classifica, Caserta con la sua storia e la sua passione ha tanto di entusiasmante. Qui poi lo sport fa parte della cultura quotidiana della gente e questo è un ulteriore stimolo a fare meglio".
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La squadra è una sorta di cantiere aperto: ''Va rifatta perché ci sono delle crepe evidenti che anche il mio arrivo, pur con prestazioni positive, non è riuscito a mascherare". Sconfitta di misura a Capo d'Orlando nella prima partita sotto la nuova gestione, la Juve ha perso all'overtime con Cantù e domenica scorsa a Venezia si è trovata avanti di nove ad inizio ultimo quarto prima di sgonfiarsi: ''Se per tre volte arrivi a giocarti la partita all'ultimo quarto e non la porti mai a casa significa che c'è qualcosa che non va. Ci stiamo lavorando, non è facile trovare i giocatori giusti ma dobbiamo agire". Per ora sono arrivati Ivanov e Antonutti e ieri è stato ufficializzato l'ingaggio del giovane lungo Amedeo Tessitori: ''Ivanov e Antonutti sono giocatori che conoscono la realtà del nostro basket e che hanno capito subito cosa serviva ad una squadra ultima in classifica". Non saranno gli unici movimenti: ''Pur con il ritorno di Michele Vitali e l'ottimo rendimento di Tommasini sugli esterni faremo ancora qualcosa". In bilico sia Moore (doveva arrivare Chase al suo posto ma non ha superato le visite mediche, ndr) che Gaines, mentre Young resterà: ''Sam è un ottimo attaccante, le capacità offensive non gli mancano e da quando sono qui si è sempre comportato bene. Ma non può essere lui, al primo anno in Europa, il nostro leader''.

Promesse non ne fa: ''Finché non vinci la prima partita non hai diritto di proclamare nulla. Contro Trento la svolta? Se sarà così lo dirà solo il tempo. L'unica cosa che posso assicurare è che la squadra lavora ogni giorno per migliorarsi, una vittoria servirebbe a sbloccarci anche mentalmente". Del basket italiano, che ormai è anche il suo basket, non apprezza un aspetto: ''L'assoluta incapacità di riconoscere i propri errori e non ripeterli. In Europa ci giudicano solo dal punto di vista economico, invece in Italia anche oggi che soldi ce ne sono pochi si lavora bene, si produce quotidianamente un buon basket. Il problema è investire meglio le risorse. La federazione fa bene a chiedere più spazio per i giocatori italiani ma deve tracciare una strada e seguirla. E' ovvio che i giocatori italiani non sono così pronti fisicamente rispetto ad un qualsiasi americano che esce del college, ma dal punto di vista dell'educazione cestistica non hanno nulla da invidiare a nessuno". Nessun dubbio su chi vincerà lo scudetto: ''Se Milano non fa cavolate non ce n'è per nessuno. Ma dipende tutto da lei, anche l'anno scorso era la grande favorita ma per vincere ha dovuto attendere solo l'ultimo quarto di gara 7''.
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