ROMA - Neanche il più ottimista dei tifosi di Trento avrebbe potuto immaginare una stagione così. Resa già storica - per una società all'esordio assoluto in serie A - dalla partecipazione alla Final Eight di coppa Italia e da una salvezza conquistata con largo anticipo, l'annata della Dolomiti Energia si è trasformata in eccezionale quando è arrivata anche la certezza di giocare i play off. Nelle ultime due giornate Trento si giocherà la possibilità di chiudere la stagione regolare al quarto posto e di poter contare sul vantaggio del fattore campo almeno nel primo turno. Ad 80' dalla fine la squadra guidata da Maurizio Buscaglia ha gli stessi punti di Sassari ma è in vantaggio (2-0) negli scontri diretti.
Coach Buscaglia, quando ha iniziato a guardare con occhio diverso la classifica?
"La classifica l'ho guardata due volte. A due giornate dalla fine del girone di andata, quando c'era la possibilità di conquistare un posto per la Final Eight di Coppa Italia e poi prima della partita con Pesaro quando sapevamo che un successo ci avrebbe dato la certezza di fare i play off. Per il resto abbiamo cercato di cavalcare il fatto di essere entrati bene in campionato e di esserci messi in una posizione tale da avere sempre bene in testa che l'obiettivo era tenere dietro di noi una squadra".
Nella storia della serie A solo due squadre - Pesaro e Verona - hanno chiuso la stagione regolare così in alto da neopromosse. Per Trento cosa significa?
"Se devo trovare un aggettivo dico sorprendente, ma club e squadra hanno ancoraggio alla quotidianità, al lavoro, alla concretezza, capisaldi anche nei momenti difficili che comunque non sono mancati a causa dell'inesperienza. Siamo contenti, provare a salire di un gradino - quello che abbiamo fatto ad un certo punto della stagione quando ormai eravamo sicuri della salvezza - è un modo per tenere forti le motivazioni e continuare a riempire questo incredibile frullatore di esperienza che abbiano fatto in otto mesi".
Qual è il segreto?
"E' un noi complessivo, un lavorare molto bene di equipe, la capacità di restare sereni sempre, anche davanti alle difficoltà. Di continuare a fare un passo alla volta anche se le cose vanno bene. E poi la serietà del gruppo, giocatori che hanno grande voglia di vincere, che sanno trasmettere energia positiva, andare sopra le difficoltà. Ogni anno ha la sua storia, facciamo un passetto alla volta senza montarci la testa. L'ambiente? È cresciuto con noi, adesso ci torna indietro il rispetto per quanto fatto in questi anni. La serie A prima si vedeva solo in tv, ora si vive da vicino, è nata una partecipazione molto bella, aiutata sicuramente dai risultati ma che ha basi solide".
Cosa cambia ora?
"Lo spogliatoio è sempre stato molto tranquillo anche davanti a risultati importanti, senza mai perdere durezza nel lavoro e ambizione. Ci ricordiamo sempre da dove veniamo, cosa che ci ha aiutato non poco davanti a situazione per noi nuove. L'entusiasmo, la grande voglia di continuare a crescere, il sentire di essersi guadagnati sul campo questo percorso, non abbiamo mai perso l'equilibrio".
Con un campionato così 'rischia' di vincere il premio di allenatore dell'anno...
"Già solo la considerazione mi rende orgoglioso. Ricevere attestati di stima da persone cui ho sempre guardato per imparare, da cui magari ho anche copiato qualcosa, è motivo di grande soddisfazione".
Di Tony Mitchell, il vostro bomber (20.5 punti di media), si è detto tutto. E' pronto per il grande salto?
"A detta di chi frequenta la serie A da molti più anni di me un'ala piccola come lui in Italia non si vedeva da tempo. Pian piano tecnicamente e tatticamente si sta adeguando al basket europeo, capisce di più il gioco. Il futuro è suo".
Del gruppo di italiani la sorpresa è senza dubbio Pascolo.
"Un giocatore con grande etica del lavoro, che ha voglia di imparare, che è riuscito ad avere un impatto importante. E' in continua crescita. Se lo vedo in una grande squadra? Deve crescere in alcuni aspetti del gioco e lo farà, ma è dalla B2 che di lui si dice sempre 'vediamo se riesce a stare al piano di sopra'. La sua storia parla da sola".
La prossima stagione la vedremo ancora a Trento?
"A tenermi qui non è un contratto, che pure ho ancora in essere, ma lo stare bene, la continuità del progetto, la fiducia. Questa a Trento continua ad essere un'esperienza clamorosa e di grande crescita, allo stato attuale non ci sono motivi per non continuare qui".
Coach Buscaglia, quando ha iniziato a guardare con occhio diverso la classifica?
"La classifica l'ho guardata due volte. A due giornate dalla fine del girone di andata, quando c'era la possibilità di conquistare un posto per la Final Eight di Coppa Italia e poi prima della partita con Pesaro quando sapevamo che un successo ci avrebbe dato la certezza di fare i play off. Per il resto abbiamo cercato di cavalcare il fatto di essere entrati bene in campionato e di esserci messi in una posizione tale da avere sempre bene in testa che l'obiettivo era tenere dietro di noi una squadra".
Nella storia della serie A solo due squadre - Pesaro e Verona - hanno chiuso la stagione regolare così in alto da neopromosse. Per Trento cosa significa?
"Se devo trovare un aggettivo dico sorprendente, ma club e squadra hanno ancoraggio alla quotidianità, al lavoro, alla concretezza, capisaldi anche nei momenti difficili che comunque non sono mancati a causa dell'inesperienza. Siamo contenti, provare a salire di un gradino - quello che abbiamo fatto ad un certo punto della stagione quando ormai eravamo sicuri della salvezza - è un modo per tenere forti le motivazioni e continuare a riempire questo incredibile frullatore di esperienza che abbiano fatto in otto mesi".
Qual è il segreto?
"E' un noi complessivo, un lavorare molto bene di equipe, la capacità di restare sereni sempre, anche davanti alle difficoltà. Di continuare a fare un passo alla volta anche se le cose vanno bene. E poi la serietà del gruppo, giocatori che hanno grande voglia di vincere, che sanno trasmettere energia positiva, andare sopra le difficoltà. Ogni anno ha la sua storia, facciamo un passetto alla volta senza montarci la testa. L'ambiente? È cresciuto con noi, adesso ci torna indietro il rispetto per quanto fatto in questi anni. La serie A prima si vedeva solo in tv, ora si vive da vicino, è nata una partecipazione molto bella, aiutata sicuramente dai risultati ma che ha basi solide".
Cosa cambia ora?
"Lo spogliatoio è sempre stato molto tranquillo anche davanti a risultati importanti, senza mai perdere durezza nel lavoro e ambizione. Ci ricordiamo sempre da dove veniamo, cosa che ci ha aiutato non poco davanti a situazione per noi nuove. L'entusiasmo, la grande voglia di continuare a crescere, il sentire di essersi guadagnati sul campo questo percorso, non abbiamo mai perso l'equilibrio".
Con un campionato così 'rischia' di vincere il premio di allenatore dell'anno...
"Già solo la considerazione mi rende orgoglioso. Ricevere attestati di stima da persone cui ho sempre guardato per imparare, da cui magari ho anche copiato qualcosa, è motivo di grande soddisfazione".
Di Tony Mitchell, il vostro bomber (20.5 punti di media), si è detto tutto. E' pronto per il grande salto?
"A detta di chi frequenta la serie A da molti più anni di me un'ala piccola come lui in Italia non si vedeva da tempo. Pian piano tecnicamente e tatticamente si sta adeguando al basket europeo, capisce di più il gioco. Il futuro è suo".
Del gruppo di italiani la sorpresa è senza dubbio Pascolo.
"Un giocatore con grande etica del lavoro, che ha voglia di imparare, che è riuscito ad avere un impatto importante. E' in continua crescita. Se lo vedo in una grande squadra? Deve crescere in alcuni aspetti del gioco e lo farà, ma è dalla B2 che di lui si dice sempre 'vediamo se riesce a stare al piano di sopra'. La sua storia parla da sola".
La prossima stagione la vedremo ancora a Trento?
"A tenermi qui non è un contratto, che pure ho ancora in essere, ma lo stare bene, la continuità del progetto, la fiducia. Questa a Trento continua ad essere un'esperienza clamorosa e di grande crescita, allo stato attuale non ci sono motivi per non continuare qui".