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Basket, finale scudetto. Reggio per il bis, Sassari vuole ritrovarsi

Martedì sera gara 2, Grissin Bon a caccia del raddoppio, Menetti: ''E' la sfida più dura, temo la loro reazione, dovremo battere noi stessi''. Dinamo chiama a reagire

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ROMA - I numeri contano fino ad un certo punto ma raccontano comunque qualcosa di importante. Nella storia dei play off chi ha vinto gara 1 è diventato campione d'Italia in 32 casi su 38. Se poi prendiamo in considerazione le ultime sette stagioni, quelle in cui la finale si è giocata al meglio delle sette partite, lo scudetto è sempre andato alla vincente della prima sfida.
La finale scudetto manda in scena il suo secondo round. Reggio Emilia - bella da luccicarsi gli occhi nella prima sfida - va a caccia del bis, Sassari cerca il riscatto dopo una gara 1 da dimenticare e i rimbrotti del suo allenatore. Fatto il primo, la Grissin Bon vuole anche il secondo passo nella strada che porta al tricolore. Massimiliano Menetti (sempre senza Mussini e Diener) ha resettato la domenica di festa, sa bene che lo attende un'altra battaglia. "E gara 2 è la più dura - ricorda il coach di Reggio -. E' stato così con Brindisi, nella serie con Venezia, emotivamente non sei nello stesso stato di gara 1. E' una partita molto importante, può darci il 2-0. Temo molto la reazione di Sassari, conosco Sacchetti e immagino cosa dirà ai suoi giocatori. Dovremo battere noi stessi, fare meglio di gara 1. Per questo mi aspetto un apporto decisivo dal nostro pubblico".
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Sassari - che riavrà Lawal dopo la squalifica (e l'assenza del centro si è fatta sentire parecchio) - è chiamata a reagire per non far diventare la rincorsa alla storia una salita ripidissima. Ma servirà una Dinamo con un'altra faccia per provare a pareggiare il conto: ''Non mi aspettavo una prima partita così - le parole di Sacchetti -. Se vogliamo fare qualcosa di buono dobbiamo cambiare atteggiamento, non è accettabile questa supponenza in una serie che vale lo scudetto. Ci sta perdere ma non in quel modo, senza lottare. Bisogna avere la bava alla bocca, come ha fatto Reggio".
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