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Basket, Datome tra il trono d'Europa e il sogno Rio: ''Prendiamoci le Olimpiadi''

Il capitano azzurro è il leader del Fenerbahce che va a caccia dell'Eurolega: ''In Turchia ho ritrovato sensazioni che in America avevo smarrito. La maglia azzurra è una grande responsabilità, sappiamo che dobbiamo vincere per conquistarci i Giochi"
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ROMA - In attesa di canestri a cinque cerchi, quelli che dovranno riportare l'Italia alle Olimpiadi dopo dodici anni, Gigi Datome porta in giro per l'Europa il suo talento. Leader del Fenerbahce trascinato ai play off di Eurolega (e già sul 2-0 dopo il netto 100-78 al Real Madrid), diventato in pochi mesi idolo dei tifosi turchi, il capitano azzurro si è riscoperto finalmente protagonista dopo le due difficili stagioni americane. "Ho scelto il Fenerbahce perché quello che più mi è mancato in America è stato proprio il non aver più un ruolo centrale nelle squadre. Era quello che cercavo, che poi è il pane quotidiano di ogni atleta di qualsiasi sport".

Ci ha messo poco per ambientarsi in Turchia, i tifosi del Fenerbahce la amano.
"Sono contento. In casa abbiamo un'atmosfera pazzesca. E' gratificante giocare per qualcosa di più grande di te. Il Fener conta 30 milioni di tifosi in Turchia e ovun…
ROMA - In attesa di canestri a cinque cerchi, quelli che dovranno riportare l'Italia alle Olimpiadi dopo dodici anni, Gigi Datome porta in giro per l'Europa il suo talento. Leader del Fenerbahce trascinato ai play off di Eurolega (e già sul 2-0 dopo il netto 100-78 al Real Madrid), diventato in pochi mesi idolo dei tifosi turchi, il capitano azzurro si è riscoperto finalmente protagonista dopo le due difficili stagioni americane. "Ho scelto il Fenerbahce perché quello che più mi è mancato in America è stato proprio il non aver più un ruolo centrale nelle squadre. Era quello che cercavo, che poi è il pane quotidiano di ogni atleta di qualsiasi sport".

Ci ha messo poco per ambientarsi in Turchia, i tifosi del Fenerbahce la amano.
"Sono contento. In casa abbiamo un'atmosfera pazzesca. E' gratificante giocare per qualcosa di più grande di te. Il Fener conta 30 milioni di tifosi in Turchia e ovunque andiamo in Europa ci sono comunità organizzate che vengono a fare il tifo per noi".
I risultati (il Fener è secondo in campionato e ha vinto la coppa di Turchia) finora sono positivi, di cosa è più soddisfatto?
"Essere un giocatore importante di una squadra di Obradovic, in un club importante che ha obiettivi importanti. Ed esser stato fin qui all'altezza di una responsabilità così grande".
Si sente il leader del Fenerbahce?
"Mi sento un giocatore importante. Della parola leader se ne abusa fin troppo, non ci si auto elegge leader, né un leader lo si cerca nelle statistiche. Il leader si vede spesso lontano dalle telecamere, quando serve una parola, un gesto o una azione nello spogliatoio. Da fuori è raro poterlo riconoscere".
Il Fenerbahce è una delle favorite per la vittoria dell'Eurolega anche se per arrivare alla Final Four dovrà eliminare i campioni in carica.
"Diciamo che da primi nella Top 16 non siamo stati fortunati a trovare una squadra come il Real Madrid. Non possiamo contare su Vesely, un giocatore fondamentale, ma non possiamo pensare alla sua assenza. Chi toglierei al Real? Ayon, un giocatore che non chiede palloni durante il gioco ma è una garanzia e riesce a essere comunque pericoloso, sia a rimbalzo che in difesa e in attacco".
Degli altri quarti cosa mi dice?
"Sulla carta l'unica che dovrebbe avere vita facile è il Cska (impegnato contro la Stella Rossa, ndr), ma mai sottovalutare chi non ha nulla da perdere".
Lei al Fener, Melli al Bamberg, Hackett all'Olympiacos. Gli italiani in Eurolega si sono fatti valere.
"Ci siamo ritagliati tutti ruoli importanti in un alto livello di pallacanestro. In più all'estero, dove tutto è più difficile. Diciamo che un po' di Italia ha brillato".
Che idea si è fatto della diatriba tra Euroleague e Fiba?
"Personalmente sono felice di fare parte del Fener e di poter partecipare alla prossima Eurolega che sarà un campionato di altissimo livello. Per il resto è meglio che parli chi è più competente di me su questi temi".

Un salto in America: cosa pensa della stagione record di Golden State e di Steph Curry?
"Hanno fatto qualcosa di storico ma sanno benissimo che se non vincono il titolo vorrà dire non aver fatto quasi nulla, paradossalmente. Va detto però che quello che stanno facendo vedere quest'anno è un qualcosa di incredibile".
Ogni mese sui social racconta ai suoi tifosi quali libri ha letto. Cosa c'è in questi giorni sul comodino?
"Lo zaino di Emma. Una mamma (che ho conosciuto insieme alla sua splendida famiglia) racconta la vita di Emma, la loro figlia affetta dalla sindrome di down. Un libro emozionante che apre gli occhi a chi non ha molta familiarità con questo mondo".
La prossima sarà senza dubbio l'estate più importante della sua esperienza in maglia azzurra.
"Una maglia che prima era solo un privilegio e che ora è diventata una grande responsabilità, verso chi ci segue, verso il movimento e verso me stesso. Messina? La sua esperienza e la sua carriera parlano da sé. Ha vissuto tanta pallacanestro ad altissimo livello sia in Italia che in Europa  che in America. Spero possa darci quell'aiuto in più che magari può esserci utile per fare un ulteriore step in avanti. Sappiamo che dobbiamo vincere per conquistarci Rio, conta poco chi avremo o non avremo davanti".
L'ultima è sul campionato italiano. Chi vince lo scudetto?
"Credo che saranno dei playoff molto equilibrati perché non vedo squadre nettamente sopra alle altre. Anche quest'anno potrebbero esserci sorprese".