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Recalcati: ''Con Milano non c'è storia, che autogol il nostro basket''

Carlo Recalcati, 71 anni, è l'allenatore con più vittorie in serie A 
L'ex ct azzurro - che dopo tantissimi anni inizierà la stagione da spettatore - fa le carte al campionato che scatta domenica: ''L'Olimpia farà corsa da sola, equilibrio solo dietro, Brescia possibile sorpresa''. E sui problemi: ''Servono giocatori di livello internazionale e non facciamo giocare le coppe a chi gli italiani li fa giocare''
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Coach Recalcati, domenica parte il campionato di serie A e due cose non tornano: non c'è una squadra di Bologna - e non era mai successo - e non c'è lei, che se non abbiamo sbagliato i conti non saltava una stagione da oltre 30 anni
"In effetti vedere il derby di Bologna in serie A2 fa un certo effetto pensando a quello che Virtus e Fortitudo hanno rappresentato e rappresentano per il nostro basket. Quanto a me, sono in una situazione nuova perché era dai tempi della nazionale che non iniziavo la stagione in panchina. Se ho fretta di tornare? Assolutamente no, ma forse è perché non sono più un ragazzino. Intanto ho ripreso a collaborare con organizzazioni che fanno formazione nelle aziende. Sia chiaro che non vivrò le partite gufando i miei colleghi, se arriverà una proposta ci penserò, ma al di là della squadra valuterò la qualità di chi mi offrirà il lavoro".
Togliamoci subito il dente, ci siamo venduti l'anima al diavolo (la Fiba) per organizzare il preolimpico a Torino e alla fine siamo rimasti senza Olimpiadi e senza italiane - esclusa Milano - nelle due principali coppe. Decisamente non il massimo.
"Purtroppo sono anni che andiamo ripetendo le stesse cose. Il nostro è un movimento che ha i suoi lati positivi, ma quelli che non funzionano sono la maggioranza. Dovremmo avere il coraggio di riconoscere questi problemi e creare un confronto, che poi è l'unico modo per provare a superarli. La mancata qualificazione alle Olimpiadi è stata l'ennesima mazzata, sarebbe stata una vetrina importantissima per un movimento in sofferenza. Il fatto che il campionato parta senza uno sponsor credo dipenda anche da questo. Purtroppo la nostra nazionale ha pochi giocatori di livello internazionale, quei pochi evidentemente non bastano. L'unico modo per crearli è misurarsi con i migliori d'Europa, non giocare le coppe per club come Reggio Emilia o Trento che puntano sugli italiani non fa che penalizzare ulteriormente la nazionale".
Sembra di essere tornati a qualche anno fa, quando si partiva e si sapeva già come sarebbe finita. Si gioca per il secondo posto?
"Se non succedono cose clamorose credo proprio di sì. La Supercoppa è stato il primo segnale, in Italia almeno sulla carta Milano non ha rivali. Ha confermato tanti giocatori della scorsa stagione e ne ha presi altri di grande qualità. Penso a Hickman, Dragic ma soprattutto a Raduljica, un tipo di giocatore che in quel ruolo Milano non ha mai avuto. In Europa troverà pane per i suoi denti, da noi uno così nessuno può permetterselo, sposterà gli equilibri in modo determinante".
Proviamo a crederci un po': il roster extralarge potrà creare problemi di gestione a Repesa?
"Meglio avere l'imbarazzo della scelta che avere poche scelte. Sicuramente non sarà un compito facile, dovrà cercare di coinvolgere tutti i giocatori, ma in una stagione con così tante partite credo che alla fine tutti avranno il loro spazio".
Dietro Milano che campionato vede?
"Quell'equilibrio che mancherà nella lotta al primo posto. Venezia ha lavorato bene facendo una politica un po' diversa rispetto alle altre. Il nucleo è quello della passata stagione con le aggiunte di giocatori già collaudati come McGee e Haynes, l'unica vera novità è il centro Hagins. Senza dimenticare che potrà contare sul recupero di un giocatore molto importante come Peric. Tra chi dovrà provare a rendere la vita difficile a Milano a mio avviso Venezia è quella che ha qualcosa in più".
E poi cosa c'è?
"Reggio Emilia ha perso due giocatori chiave come Lavrinovic e Kaukenas, probabilmente li ha sostituiti altrettanto bene ma questo solo il tempo potrà dirlo. Va seguita con grande simpatia perché è un club che continua a puntare sugli italiani e Menetti sa il fatto suo, però ma è tutta da scoprire. Lo stesso discorso vale per Avellino e Sassari, che si presentano al via con le stesse ambizioni dello scorso anno ma che nel frattempo sono cambiate. Sassari è praticamente nuova, ha preso giocatori interessanti come Savanovic, non più giovanissimo ma una garanzia, anche Carter e Johnson Odom sono altri due grandi colpi. Insieme a Venezia sono le squadre che si giocheranno le posizioni dal secondo al quinto posto".
Possibile sorpresa?
"Mi ha fatto un'ottima impressione Trento, ma non parlerei più di sorpresa perché ormai è una realtà consolidata. Tra i giocatori arrivati in Italia punto su Marcus Landry di Brescia, lo avrei voluto a Varese, a Montegranaro e ho provato a portarlo anche a Venezia. Insieme a Moss può fare di Brescia la possibile outsider, negli ultimi anni le neopromosse sono sempre riuscite a fare benissimo. Cantù è potenzialmente da play off, forse è un po' corta sugli esterni ma ha un pacchetto lunghi fortissimo. Avrà bisogno di tempo perché è partita in ritardo e non ha praticamente mai giocato con la squadra al completo. Varese è lunga, coperta in tutti i ruoli, la firma di Bulleri dimostra che vogliono mettersi al riparo da eventuali problemi a Maynor, anche lei è squadra da prime otto posizioni. La garanzia di Brindisi è Sacchetti, Pesaro dovrebbe soffrire meno rispetto alle ultime stagioni, per Cremona vale lo stesso discorso di Trento, club strutturato, stesso allenatore e basi solide".
Che fine ha fatto l'idea di diventare dirigente?
"Otto anni fa, quando Petrucci era presidente del Coni, ero praticamente presidente della federazione. A me non dispiacerebbe un lavoro simile e credo che con l'esperienza maturata a tutti i livelli potrei farlo anche bene. Ma dovrei poter portare avanti le mie idee, senza pressioni e intromissioni. E oggi questo mi sembra decisamente improbabile''.
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