ROMA - L'ora di smettere non è ancora arrivata. "Io una panchina la aspetto ma non sto lì a cercarla a tutti i costi. Un po' di cose nella mia carriera le ho fatte... E poi ti dirò, così non è che sto così male". Così per Carlo Recalcati significa senza una tuta e un pallone tra le mani e quindi osservatore neutrale di quanto accade sotto canestro. La persona con i titoli giusti per analizzare la prima metà di stagione. Partendo da un dato di fatto: "Non siamo più quelli di una volta, non lo siamo ormai da un po' di anni. I migliori non scelgono più l'Italia, oggi veniamo dopo Turchia, Spagna, Grecia, Russia e anche Germania. Dobbiamo tener botta e aspettare tempi migliori. Se arriveranno".
Cosa possiamo salvare coach?
"Accontentiamoci di un campionato più equilibrato del previsto. Vi ricordate cosa si diceva a settembre?".
Si diceva: Milano non ha rivali. Invece?
"Invece Milano pur restando la squadra più forte, la principale favorita, non sembra affatto lo squadrone che doveva ammazzare il torneo. Anche io ero tra chi la pensava così, finora invece il campionato ha detto anche altro".
E cosa ha detto?
"Che l'Olimpia si può battere, che ci sono squadre che possono impensierirla fermo restando che in una serie play off lunga sette partite resta un'impresa complicata".
Mi sembra di capire che Milano nonostante il primo posto non la convinca del tutto.
"In Italia è in linea con le aspettative ma non è così più forte delle altre. In Europa sta facendo davvero male e nessuno poteva immaginare di vederla all'ultimo posto con così poche vittorie. Ma l'obiettivo massimo, con il mercato fatto da Milano, era quello di essere a ridosso di chi lotta per entrare nelle prime otto. Forse si erano create aspettative eccessive".
Sta dicendo che boccia le scelte fatte in estate?
"Non le boccio, dico solo che ha preso tanti giocatori ma che quelli arrivati non si possono considerare dei top player".
E quindi?
"E quindi il passaggio che manca sarà questo, prendere quelle due-tre pedine in grado di farti fare il famoso salto di qualità. Bisogna investire di più, strappare giocatori che segnano le sorti di una stagione europea. Mi viene in mente Teodosic che è in scadenza con il Cska. Milano dovrebbe programmare andando a prendere giocatori come lui. Ad Armani vincere lo scudetto non basta più, adesso l'obiettivo deve essere quello di riuscire a lottare per vincere l'Eurolega".
Parlando di acquisti che hanno deluso, come mai uno come Raduljica fatica così tanto?
"Raduljica è partito bene sfruttando l'onda della buona Olimpiade giocata con la Serbia, poi però si è un po' perso. È un giocatore che ha bisogno di essere coinvolto, bisogna anche vedere quanto fa lui per essere coinvolto. In questo momento mi sembra un giocatore che non è capace di venirne fuori con le proprie forze".
La vicenda Gentile quanto ha inciso?
"Non lo so, ma era un matrimonio ormai finito e poi forzatamente portato avanti. Era evidente che qualcosa si fosse rotto, non è stato un divorzio inaspettato".
Chi l'ha sorpresa nel nostro campionato?
"Tanto Capo d'Orlando, ma anche Caserta e Brescia che con l'aggiunta di Burns è cresciuta riuscendo a qualificarsi per le finali di coppa Italia. In alto direi che Venezia è stata la più continua, Reggio Emilia nonostante gli infortuni è lì e Avellino mi sembra la meglio attrezzata per il ruolo di anti Milano. E poi terrei d'occhio Sassari, ha avuto problemi all'inizio ma ora si è aggiustata e secondo me lotterà per finire tra le prime quattro".
Ad inizio stagione aveva indicato Landry possibile mvp. I numeri (20,4 punti di media) sembrano darle ragione.
"Ma ero andato sul sicuro, è un giocatore che mi è sempre piaciuto e ho provato - senza fortuna - a portare nelle mie squadre. L'altro giocatore che si è imposto è Johnson dì Cantù, ha faticato all'inizio ma poi ha trovato la collocazione giusta. Lui è un 5 atipico che se messo nelle condizioni giuste può essere devastante".
A proposito di giocatori devastanti, cosa ne pensa dell'esplosione al Bamberg di Nicolò Melli?
"In Germania ha trovato la dimensione giusta, è bello scoprire che quanto di buono ci si aspettava da lui adesso è in grado di farlo. Sarà contento Ettore Messina, uno come Melli in Nazionale serve come il pane".
Cosa possiamo salvare coach?
"Accontentiamoci di un campionato più equilibrato del previsto. Vi ricordate cosa si diceva a settembre?".
Si diceva: Milano non ha rivali. Invece?
"Invece Milano pur restando la squadra più forte, la principale favorita, non sembra affatto lo squadrone che doveva ammazzare il torneo. Anche io ero tra chi la pensava così, finora invece il campionato ha detto anche altro".
E cosa ha detto?
"Che l'Olimpia si può battere, che ci sono squadre che possono impensierirla fermo restando che in una serie play off lunga sette partite resta un'impresa complicata".
Mi sembra di capire che Milano nonostante il primo posto non la convinca del tutto.
"In Italia è in linea con le aspettative ma non è così più forte delle altre. In Europa sta facendo davvero male e nessuno poteva immaginare di vederla all'ultimo posto con così poche vittorie. Ma l'obiettivo massimo, con il mercato fatto da Milano, era quello di essere a ridosso di chi lotta per entrare nelle prime otto. Forse si erano create aspettative eccessive".
Sta dicendo che boccia le scelte fatte in estate?
"Non le boccio, dico solo che ha preso tanti giocatori ma che quelli arrivati non si possono considerare dei top player".
E quindi?
"E quindi il passaggio che manca sarà questo, prendere quelle due-tre pedine in grado di farti fare il famoso salto di qualità. Bisogna investire di più, strappare giocatori che segnano le sorti di una stagione europea. Mi viene in mente Teodosic che è in scadenza con il Cska. Milano dovrebbe programmare andando a prendere giocatori come lui. Ad Armani vincere lo scudetto non basta più, adesso l'obiettivo deve essere quello di riuscire a lottare per vincere l'Eurolega".
Parlando di acquisti che hanno deluso, come mai uno come Raduljica fatica così tanto?
"Raduljica è partito bene sfruttando l'onda della buona Olimpiade giocata con la Serbia, poi però si è un po' perso. È un giocatore che ha bisogno di essere coinvolto, bisogna anche vedere quanto fa lui per essere coinvolto. In questo momento mi sembra un giocatore che non è capace di venirne fuori con le proprie forze".
La vicenda Gentile quanto ha inciso?
"Non lo so, ma era un matrimonio ormai finito e poi forzatamente portato avanti. Era evidente che qualcosa si fosse rotto, non è stato un divorzio inaspettato".
Chi l'ha sorpresa nel nostro campionato?
"Tanto Capo d'Orlando, ma anche Caserta e Brescia che con l'aggiunta di Burns è cresciuta riuscendo a qualificarsi per le finali di coppa Italia. In alto direi che Venezia è stata la più continua, Reggio Emilia nonostante gli infortuni è lì e Avellino mi sembra la meglio attrezzata per il ruolo di anti Milano. E poi terrei d'occhio Sassari, ha avuto problemi all'inizio ma ora si è aggiustata e secondo me lotterà per finire tra le prime quattro".
Ad inizio stagione aveva indicato Landry possibile mvp. I numeri (20,4 punti di media) sembrano darle ragione.
"Ma ero andato sul sicuro, è un giocatore che mi è sempre piaciuto e ho provato - senza fortuna - a portare nelle mie squadre. L'altro giocatore che si è imposto è Johnson dì Cantù, ha faticato all'inizio ma poi ha trovato la collocazione giusta. Lui è un 5 atipico che se messo nelle condizioni giuste può essere devastante".
A proposito di giocatori devastanti, cosa ne pensa dell'esplosione al Bamberg di Nicolò Melli?
"In Germania ha trovato la dimensione giusta, è bello scoprire che quanto di buono ci si aspettava da lui adesso è in grado di farlo. Sarà contento Ettore Messina, uno come Melli in Nazionale serve come il pane".