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Playoff Nba: Butler show, Miami rimonta Boston nel primo atto della finale ad Est

Jimmy Butler esulta dopo un canestro
Jimmy Butler esulta dopo un canestro (ansa)
Grazie ad una prestazione super della sua stella (41 punti) gli Heat si aggiudicano per 118-107 gara 1: non basta Tatum ai Celtics, privi di Horford (Covid) e Smart. Draft 2022: il 23 giugno prima scelta ad Orlando, poi Oklahoma City e Houston
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Il primo atto della finale di Eastern Conference Nba va a Miami, che si impone 118-107 su Boston. L'uomo copertina della sfida è Jimmy Butler, che chiude il match con 41 punti (27 nel secondo tempo, 17 nel solo terzo quarto), 9 rimbalzi, 5 assist e 4 recuperi, una prestazione che gli permette di unirsi a una ristretta cerchia di giocatori in grado di mettere a referto cifre del genere ai playoff (soltanto altri sette, tra cui Michael Jordan e Allen Iverson). Il tutto tirando 12/19 dal campo e un semi-perfetto 17/18 a cronometro fermo: per Butler è la quinta prestazione da 40+ punti ai playoff con almeno il 60% al tiro, eguagliato Charles Barkley al 3° posto all-time, dietro ai soli Shaq O'Neal (8) e LeBron James (12).

Celtics senza Horford e Smart, non basta Tatum

Al resto pensa un gruppo profondo, pieno d'alternative sia in attacco che in difesa: gli Heat infatti raccolgono ben 34 punti in uscita dalla panchina, 18 dei quali dal solito letale Tyler Herro, che aggiunge anche 8 rimbalzi e 3 assist alla sua gara. Sono 17 invece i punti di un chirurgico Gabe Vincent (+23 di plus/minus in 34 minuti), mentre Bam Adebayo ne mette 10 con 4 tiri, 4 rimbalzi e 4 stoppate a referto. A sconvolgere i piani dei Celtics arriva a poche ore dalla palla a due la notizia dell'assenza forzata di Al Horford, costretto a fermarsi causa Covid, che si aggiunge a quella dell'infortunato Marcus Smart, alle prese con una distorsione al piede subita in gara-7 di semifinale contro Milwaukee. Boston cambia così la rotazione: Tatum e Brown superano i 43 minuti di gioco trascorsi in campo (riducendo al minimo i riposi), mentre in rotazione in uscita dalla panchina entrano Daniel Theis e Aaron Nesmith, con appena otto punti in due e una relativa capacità di incidere. Alla sirena finale il miglior realizzatore per i "verdi" è ancora una volta Tatum, scatenato in un primo tempo che lo porta a essere il primo giocatore dei Celtics degli ultimi 10 anni a chiudere all'intervallo lungo con almeno 20 punti e 5 assist (l'ultimo a riuscirci in maglia biancoverde era stato Rajon Rondo nel 2012, anche lui contro gli Heat). Alla sirena finale sono 29 punti per il numero 0 dei Celtics, con 10/21 al tiro, 8 rimbalzi, 6 assist e 4 recuperi, come sempre ultimo a mollare nonostante le difficoltà. E gli altri? Segnano praticamente soltanto in tre oltre a Tatum: Jaylen Brown ne mette 24 con 10 rimbalzi e 4/8 dall'arco, affidabile tanto quanto il rientrante Robert Williams III sotto canestro, autore di 18 punti e 9 rimbalzi con 6/8 al tiro e 6/7 dalla lunetta. Gli stessi di Payton Pritchard in uscita dalla panchina: l'esterno di Boston tenta 16 conclusioni (spesso sfidato dalla difesa Heat) e chiude con 4/11 dalla lunga distanza, 5 rimbalzi e 4 assist.

Butler sale in cattedra e Heat ribaltano il match

E' stato un incontro dai due volti, all'intervallo lungo Miami era sotto di 8, poi Butler ha deciso di prendersi la scena, con una prestazione monstre. "Ci sono tanti giocatori in questa Lega che giocano a basket, lui gioca per vincere ed è una cosa completamente diversa", le parole di coach Spoelstra riguardo alla sua stella. La squadra della Florida è stata capace di ribaltare tutto nel terzo quarto (39-14), ritrovando la sua solita combattività, con i Celtics sopraffatti (appena 2/15 dal campo), e il parziale di 22-2 di inizio secondo tempo da parte dei padroni di casa fa tutta la differenza del mondo. Gara 2 è in programma giovedì, sempre nella tana degli Heat, mentre nella notte italiana scatta anche la finale della Western Conference fra Golden State Warriors e Dallas Mavericks: Curry e Doncic sono pronti a fare scintille.

Draft 2022: prima scelta agli Orlando Magic

Orlando vince la lottery e al draft del prossimo 23 giugno avrà la prima scelta assoluta. Per la quarta volta nella sua storia, dunque, i Magic avranno il diritto di selezionare per primi il prospetto migliore, che sia fra i ragazzi del college o all'estero, e i precedenti fanno ben sperare: nel 1992 fu Shaquille O'Neal, nel 1993 Chris Webber, poi girato a Golden State per Penny Hardaway e tre future scelte al primo giro, e nel 2004 Dwight Howard. I Magic avevano il 14% di chance, come Houston e Detroit, e ora avranno la possibilità di continuare quel processo di ricostruzione avviato nello scorso draft con Jalen Suggs (n.5) e Franz Wagner (n.8). La seconda scelta assoluta andrà agli Oklahoma City Thunder (che avranno anche la numero 12 grazie alla trade che portò George ai Clippers), la terza invece agli Houston Rockets. A seguire Sacramento Kings, Detroit Pistons, Indiana Pacers, Portland Trail Blazers, New Orleans Pelicans (via Lakers), San Antonio Spurs e Washington Wizards. Il toto-draft è già partito, con Jabari Smith (Auburn), Chet Holmgren (Gonzaga) e l'azzurro Paolo Banchero (Duke) indicati fra i talenti emergenti della Ncaa che possono aspirare alle prime tre scelte. Per Banchero, in particolare, si parla già di Houston, con Orlando che punterebbe su Smith e i Thunder su Holmgren.

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