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L'ultima lite sui convocati: Petrucci licenzia Sacchetti, Pozzecco nuovo ct del basket

Meo Sacchetti 
Il presidente aveva invitato Meo a convocare i migliori e lui aveva replicato di voler tirare dritto coi "suoi" ragazzi. Ora "Poz" , che rispetta lo stile molto più che in passato, cercherà di riavere Datome, Belinelli e Hackett
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Sollevato ieri Meo Sacchetti dalla guida della Nazionale di basket, Gianmarco Pozzecco ne sarà a giorni proclamato il successore. Ha più passato da giocatore che da allenatore, sfilata la canottiera attirò riflettori perfino come conduttore televisivo, ma in capo a questo ondeggiante curriculum sarà lui a guidare l’Italia agli Europei di settembre, il capolinea che era stato concordato per l’ormai ex ct, se incomunicabilità quotidiana e plateali dissensi col presidente federale Gianni Petrucci non avessero accelerato le pratiche di divorzio. Alle scarpe grosse del ruvido Meo subentrerà così il profilo empatico, da tempo dei social, del Poz, che alla soglia dei suoi bei cinquant’anni sbraita meno e non si strappa più le camicie. Rispettare cuciture e stile è il minimo, stando sul libro paga di Giorgio Armani.

Sollevato ieri Meo Sacchetti dalla guida della Nazionale di basket, Gianmarco Pozzecco ne sarà a giorni proclamato il successore. Ha più passato da giocatore che da allenatore, sfilata la canottiera attirò riflettori perfino come conduttore televisivo, ma in capo a questo ondeggiante curriculum sarà lui a guidare l’Italia agli Europei di settembre, il capolinea che era stato concordato per l’ormai ex ct, se incomunicabilità quotidiana e plateali dissensi col presidente federale Gianni Petrucci non avessero accelerato le pratiche di divorzio. Alle scarpe grosse del ruvido Meo subentrerà così il profilo empatico, da tempo dei social, del Poz, che alla soglia dei suoi bei cinquant’anni sbraita meno e non si strappa più le camicie. Rispettare cuciture e stile è il minimo, stando sul libro paga di Giorgio Armani.

Sono le 14 di ieri quando il piccolo mondo antico dei canestri viene scosso dal comunicato della Fip che disarciona per risoluzione contrattuale il ct dal ruolo che occupava dal settembre 2017: 50 partite in tutto, momenti di gloria come il sacco di Belgrado al torneo preolimpico e la ritrovata partecipazione azzurra, diciassette anni dopo, ai Giochi di Tokyo. La fine era nota, ma si pensava che il mandato sarebbe arrivato, come da intese, in fondo all’Eurobasket. La tensione era però salita pochi giorni fa in conferenza a Milano, dove Petrucci aveva invitato Meo a convocare i migliori e questi aveva replicato di voler tirare dritto coi “suoi” ragazzi, rivendicando autonomia di scelte. Ieri il fragoroso epilogo, smussato a formalità di ultimo incontro per firmare la lettera di congedo e scambiarsi un gelido abbraccio. Avare ma nitide le parole all’uscita. «Rapporto esaurito», per Petrucci. «Non è dipeso da me e non me l’aspettavo», ha detto Sacchetti sul web.

Ex giocatore di vasto impatto mediatico, oggi assistente di Ettore Messina all’Olimpia Milano, sarà dunque Pozzecco a ricevere l’eredità e a dover sbrogliare subito il casus belli degli azzurrabili. Cercherà di riavere a bordo, oltre al Gallinari già arruolato a Tokyo, i Datome, Belinelli e Hackett fuori dal radar del ct, adesioni delicate che confliggono con età, logorii di carriera ed esigenze dei club, e per provarci si gioverà pure dei volti nuovi dello staff, dove galoppa la candidatura a team manager di Giuseppe Poeta, giocatore fino a ieri, ex azzurro con ruolo da collante in spogliatoio che lo designa ora come ideale trait d’union fra vecchi e giovani.

Malgrado i limitati precedenti da capo allenatore (Capo d’Orlando e Varese, Fortitudo Bologna e Sassari), Pozzecco corre da solo per la panchina azzurra già da marzo. Succede che Messina ribadisca una volta di più il suo no a tornare, e succede allora che, quando al Poz viene data l’Under 23 sperimentale, vederla come il varco d’ingresso per una successione inevitabile è un indizio troppo forte. Poi, a suggerire gli esiti, c’è pure questa stagione da vice Messina che tanto somiglia a un master alla Bocconi che legittimi i ruoli a venire, benché le tempistiche neghino che come tale fosse stata progettata. Poco male, sarà un bel pezzo di carta da esibire quando il cinquantenne Peter Pan sarà presentato come leader dell’Italbasket, rilevando il vecchio drago di 68 nei modi che vestono da ricambio generazionale anche un licenziamento in tronco.