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Ettore Messina, coach di Milano: "Vorrei rivivere quelle notti del Forum"

Ettore Messina con Nicolò Melli 

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Via ai play off scudetto della Serie A di basket, Olimpia in campo contro Pesaro. Il tecnico dell'Armani: "Noi i favoriti? Io so che se non giochiamo con le scarpe allacciate, dei pronostici non ce ne faremo proprio nulla"
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MILANO — La sua Olimpia griffata Armani ha un vantaggio minimo sui rivali della Virtus Segafredo nei play off dei canestri al via da sabato. Ma a Milano, come a Bologna, i dubbi travalicano le certezze.

Per voi c'è la terza stella da mettere sulla canotta. Ci pensate?

"Non ne parliamo o faremo come ha detto Jae Crowder, l'ala dei Milwaukee Bucks in Nba, dopo l'eliminazione. Pensavano a finale e titolo, ma bisogna prima arrivarci. Per noi significa guardare ai quarti con Pesaro, che gioca con nulla da perdere e l'organizzazione che Repesa dà alle sue squadre. Siamo favoriti ma, se non giochiamo con le scarpe allacciate, dei pronostici non ce ne faremo nulla".

A Milwaukee vanno di moda le parole della stella Antetokounmpo su fallimento e vittorie. Per voi vincere è una responsabilità?

"Un desiderio, che mi piace di più. Nello sport sento tanti vogliamo o dobbiamo fare. Ma sono due verbi che non tengono in c…

MILANO — La sua Olimpia griffata Armani ha un vantaggio minimo sui rivali della Virtus Segafredo nei play off dei canestri al via da sabato. Ma a Milano, come a Bologna, i dubbi travalicano le certezze.

Per voi c'è la terza stella da mettere sulla canotta. Ci pensate?

"Non ne parliamo o faremo come ha detto Jae Crowder, l'ala dei Milwaukee Bucks in Nba, dopo l'eliminazione. Pensavano a finale e titolo, ma bisogna prima arrivarci. Per noi significa guardare ai quarti con Pesaro, che gioca con nulla da perdere e l'organizzazione che Repesa dà alle sue squadre. Siamo favoriti ma, se non giochiamo con le scarpe allacciate, dei pronostici non ce ne faremo nulla".

A Milwaukee vanno di moda le parole della stella Antetokounmpo su fallimento e vittorie. Per voi vincere è una responsabilità?

"Un desiderio, che mi piace di più. Nello sport sento tanti vogliamo o dobbiamo fare. Ma sono due verbi che non tengono in considerazione l'avversario, perché vogliono, e devono, anche gli altri. Il resto son parole di chi vuole infiammare la platea".

Lei no?

"Io sono più portato al realismo: se facciamo così, abbiamo più possibilità di vincere, sennò molto probabilmente perdiamo. Come diceva Valerio Bianchini, chi urla prima di entrare nel bosco, lo fa per nascondere la paura".

Milano arriva ai play off da un anno di infortuni, innesti che non hanno funzionato, mugugni dei tifosi, l'eliminazione precoce dall'Eurolega. Avrete poco vento a spingervi alle spalle.

"Dovremo pedalare di più. L'anno scorso i playoff ci permisero una crescita, spero succeda anche quest'anno. Soprattutto, spero che cresca Shavon Shields".

La vostra stella al 50%. Intanto avete trovato un leader nel playmaker Shabazz Napier. È suo lo scettro dell'ex Rodriguez?

"Magari Shabazz è meno vocale del "Chacho", ma ha avuto subito credito dai compagni. E di leadership ne abbiamo in Melli, Hines, gli stessi Shields e Datome. E abbiamo ritrovato Johannes Voigtmann: negli ultimi due mesi abbiamo rivisto quello vero, del Cska Mosca e della nazionale".

Dov'era l'interruttore del lungo tedesco? E perché tutte queste crisi di fiducia in tanti giocatori?

"Qui all'Armani, dall'allenatore in giù (sorride, ndr). A saperlo, uno premerebbe il bottone prima. Voigtmann era arrivato distrutto dagli Europei e non facendo canestro, si autoflagellava. Il fatto è che subentra la preoccupazione: che cosa succede se. Quando allenavo a Bologna, Danilovic mi diceva sempre: non esistono giocatori che non hanno paura prima di andare in campo. Poi ci sono quelli capaci di trasformarla in aggressività fisica e tecnica e quelli che si lasciano paralizzare. Ci vuole, in ogni squadra, qualcuno che te la faccia passare con un canestro, una rubata, una stoppata".

Ha nominato Bologna. Dunque Virtus: i rivali. Ne parliamo?

"No, adesso non ha senso. Se arriviamo lì, ci penseremo"

Le regole sono crudeli: di dieci stranieri, ne manderà quattro in tribuna. Ha scelto?

"Sì, dicendo la verità. E gli esclusi si stanno allenando come matti: a Davies ho spiegato quello che in questo momento ci dà Voigtmann. A Pangos che faremmo fatica a giocare con tre guardie piccole".

Allora, forse, ci pensa già alla fisicità della Virtus.

"Sogno di tornare a vivere le atmosfere dell'anno scorso. Quando il pubblico del Forum ci spinse a vincere, fu un momento di coesione tra squadra e città molto bello".