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Nba, Denver-Miami 108-111: gli Heat pareggiano la serie grazie a un quarto quarto da urlo

(reuters)
Gli ospiti vincono gara-2, mercoledì notte il terzo appuntamento tra le due franchigie che si giocano l'anello. Jokic inarrestabile per buona parte della partita, poi la difesa avversaria gli prende le misure e passa al contrattacco
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NEW YORK — Nell'arena di High Mile City, come viene chiamata Denver, 1.600 metri sopra il livello del mare, a restare senza ossigeno sono stati i più insospettabili: non gli ospiti, ma quelli più abituati all'aria rarefatta, ii Denver Nuggets. Nell'ultimo quarto di gara 2 delle finali Nba i padroni di casa, sul più 8 e con un Nikola Jokic incontenibile, si sono piantati sulle ginocchia, gli sguardi vuoti, le braccia piombate, le bombole vuote e hanno subito un parziale di 29-10 che ha ribaltato l'incontro, annichilito il pubblico e forse riscritta la storia di una sfida che sembrava destinata a un epilogo ravvicinato. Miami Heat vince 111-108 (51-57), ricordando anche ai distratti perché da ultima ai play-off è arrivata fino a questo punto. Non perdono mai fiducia.

Jokic incontenibile

Denver è un posto di estremi: può far caldo e mostrare i picchi ancora imbiancati di neve, e soprattutto fa girare la testa, …

NEW YORK — Nell'arena di High Mile City, come viene chiamata Denver, 1.600 metri sopra il livello del mare, a restare senza ossigeno sono stati i più insospettabili: non gli ospiti, ma quelli più abituati all'aria rarefatta, ii Denver Nuggets. Nell'ultimo quarto di gara 2 delle finali Nba i padroni di casa, sul più 8 e con un Nikola Jokic incontenibile, si sono piantati sulle ginocchia, gli sguardi vuoti, le braccia piombate, le bombole vuote e hanno subito un parziale di 29-10 che ha ribaltato l'incontro, annichilito il pubblico e forse riscritta la storia di una sfida che sembrava destinata a un epilogo ravvicinato. Miami Heat vince 111-108 (51-57), ricordando anche ai distratti perché da ultima ai play-off è arrivata fino a questo punto. Non perdono mai fiducia.

Jokic incontenibile

Denver è un posto di estremi: può far caldo e mostrare i picchi ancora imbiancati di neve, e soprattutto fa girare la testa, non nel senso estetico, ma di ossigeno. Consigliano agli atleti di mangiare molta pasta, ogni squadra è accolta dai cartelli del pubblico che ricorda loro il rischio di finire con le vertigini. Ma qualcosa non è andato per il verso giusto. Ci sono state due partite in una: la prima è durata tre quarti. La seconda, uno, e il sospetto è che sia stata la conseguenza dell'altra. In avvio i Nuggets hanno sfoderato tutto il loro potenziale di contropiedi, velocità, conclusioni acrobatiche, e un bolero di movimenti sincronici che hanno fatto perno su Jokic, imbattibile in ogni zona del campo, e soprattutto in area, a due metri dal canestro: in quel quadrato il serbo riceve e decide come scherzare la difesa. Tirare o servire agli angoli il compagno libero o inventarsi assist sotto il ferro, come uno al volo per Aaron Gordon che aveva fatto andare il pubblico in delirio.

Denver-Miami 108-111

Nel primo quarto Jokic ha segnato 11 punti con la facilità di sempre. Quando Denver corre è difficilmente fermabile: i punti in transizione erano stati 16, quelli di Miami 3. Così è andata anche nel secondo quarto, dove Miami ha, però, retto l'urto, chiudendo sotto di soli 6 punti (57-51). Nel terzo quarto c'è stato un vantaggio a elastico per Denver, che poi ha allungato negli ultimi tre minuti quando Jokic è tornato a fare canestri da ogni posizione. Non è che il serbo sia infallibile, solo che lo diventa quando i punti contano. Con un 6-8 impressionate, e 18 punti nel solo terzo quarto, The Joker ha staccato da solo Miami e portato i suoi alla fine del terzo con un +8 (83-75) che sembrava il prologo alla seconda vittoria consecutiva. Invece lì è cominciata un'altra partita. L'ingresso dalla panchina di Duncan Robinson ha portato più energia, spezzato le linee di difesa dei padroni di casa, Miami ha cominciato ad allargare il campo con precise conclusioni da tre e a liberare l'area per le penetrazioni di Adebayo. Butler non si è visto molto, ma sono emersi gli altri dioscuri, come Gabe Vincent, 23 punti e miglior realizzatore dei suoi.

Denver crolla nel quarto quarto

Mentre Miami è cresciuta, Denver ha cominciato a boccheggiare. Jokic (41 punti finali), Jamal Murray (18), Aaron Gordon (12) e gli altri sono rimasti fermi in difesa, lenti sui rimbalzi, lenti sui raddoppi, lenti sui palloni in uscita dall'area per il tiro dall'arco. Gli Heat hanno avuto cinque giocatori in doppia cifra, e cinque gladiatori difensivi. A 10' dalla fine Miami ha messo per la seconda volta la testa avanti (la prima era stata sul 29-27) e non si è fatta più rimontare. A +12 con tre minuti da giocare, i floridiani hanno perso qualche pallone di troppo, lasciando a Murray la possibilità di accorciare e regalare un brivido finale, grazie a tre conclusioni da distanze siderali, che hanno portato nove punti. L'ultimo tiro, quello del possibile pareggio, è stato ancora di Murray, marcato da Butler, ma il pallone è finito sul ferro. Fine. Ci saranno almeno cinque partite, e non quattro, per la gioia degli appassionati di basket. E si passerà dai ghiacciai alle palme tropicali: mercoledì notte gara 3 a Miami. Gli Heat ci arrivano come contro Milwaukee, New York e Boston, avendone vinta una in trasferta.