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Basket, Bologna porta Milano alla bella: uno scudetto al settimo cielo

Una fase della partita alla Segafredo Arena di Bologna

 (eikon)
La Virtus si porta sul 3-3. Messina: “Ci hanno massacrato”. Venerdì sera al Forum la partita senza appello che assegna il titolo
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BOLOGNA – Ce ne vuole un’altra ancora, la Bellissima. E chissà se qualcuno potrà mai garantire che la definizione sarà calzante con l’esito, viste ieri sfinitezze assortite delle due armate in battaglia. Intanto è già un pensiero stupendo che esista, la settima sfida per lo scudetto tra Virtus e Olimpia, il match che domani sera a Milano assegnerà il tricolore: il 30° all’Armani o il 17° alla Segafredo, oggi appaiate sul 3-3, dopo la fragorosa vittoria della Virtus (85-66), alla sua ennesima resurrezione dopo aver visitato il ciglio del burrone. Scesa in Emilia per chiudere la partita del titolo, l’Armani non l’ha giocata se non nel primo quarto, inabissandosi poi poco per volta e scomparendo in un ultimo di orrori e tormenti, 7 soli punti segnati, il nemico volato da +8 a +21 dopo un lungo, reciproco stallo. Uscita dalla stanza buia in beata solitudine, ha così incantato la Virtus, nella doppia versione attacco e difesa, annullando il pericolo pubblico delle altre tappe, Shavon …

BOLOGNA – Ce ne vuole un’altra ancora, la Bellissima. E chissà se qualcuno potrà mai garantire che la definizione sarà calzante con l’esito, viste ieri sfinitezze assortite delle due armate in battaglia. Intanto è già un pensiero stupendo che esista, la settima sfida per lo scudetto tra Virtus e Olimpia, il match che domani sera a Milano assegnerà il tricolore: il 30° all’Armani o il 17° alla Segafredo, oggi appaiate sul 3-3, dopo la fragorosa vittoria della Virtus (85-66), alla sua ennesima resurrezione dopo aver visitato il ciglio del burrone. Scesa in Emilia per chiudere la partita del titolo, l’Armani non l’ha giocata se non nel primo quarto, inabissandosi poi poco per volta e scomparendo in un ultimo di orrori e tormenti, 7 soli punti segnati, il nemico volato da +8 a +21 dopo un lungo, reciproco stallo. Uscita dalla stanza buia in beata solitudine, ha così incantato la Virtus, nella doppia versione attacco e difesa, annullando il pericolo pubblico delle altre tappe, Shavon Shields (7 punti, 3 su 11, stretto nella morsa Cordinier-Abass), lasciando a Melli solo un robusto primo tempo poi uno straziante isolamento da compagni sconnessi (tutti lì i suoi 11, corredati da 6 rimbalzi), soffrendo solo in avvio il tiro di Datome (9, 2/6) e Voigtmann (11, 4/5), lasciando poco o nulla a tutti gli altri, stelle e gregari, con lo sprofondo di Napier come dato più allarmante: 5 punti con 2/6, 5 anche le palle perse, nell’altra morsa fatale di Hackett e Pajola.

Milano ko, Messina: “Ci hanno massacrato”

La sparizione dell’Armani sulla soglia dello scudetto è stata inquietante, da seduta psicanalitica ("Ci hanno massacrato”, la sintesi di Messina). La resurrezione della Segafredo, l’altra sera a Milano boccheggiante, altrettanto clamorosa, nella sua intensissima recita. Ha dominato Hackett, in difesa, in regia e infilando i corridoi che gli apriva la frolla difesa avversaria (13 punti, 5/6, 7 assist). Gli si è affiancato Cordinier (13 punti, 4/5), nelle ore in cui s’è sussurrato della sua riconferma per l’anno che verrà, dapprima spietato su Shields poi nell’infilzare Napier.

Ha colpito duro l’immortale mano santa di Belinelli (14 con 4/6, tutti da tre), in un 58% corale molto più rotondo del povero 39% di Milano. È cresciuto nella ripresa come totem troneggiante Jaiteh (11 più 7 rimbalzi), hanno aggiunto cemento in difesa Pajola e il redivivo Abass, e forse il profilo meno vistoso è stato la risalita dei gloriosi desaparecidos dell’ultima al Forum, Shengelia (10 punti) e Teodosic (4 con 2/7), ancora in debito di ossigeno e lucidità.

Bologna alla bella: Hackett, Cordinier e Belinelli i migliori

La Virtus ha provato a giocare subito la partita “allegra” che fin qui le era sempre mancata nella serie. Vi ha lasciato atterrare anche Milano, lasciandola in porta facilmente, in un primo quarto ricco però di nuovo ingannevole: i gol facili sarebbero finiti lì, l’euforia anche, stappata dalla Segafredo aprendo con 5 schiacciate nei primi 7’, a scaldare la sua folla e a continuare poi a sfondare in area. L’Armani sta a ruota con le solite triple e i soliti rimbalzi, ma dietro subisce di tutto, calando anche come volume di fuoco nel secondo quarto, quando la finale torna a cadenze più lente sulle abituali scacchiere e la Virtus allunga al +6 del tè gravido di rimpianti. Nella ripresa, la partita “allegra” è già un ricordo remoto, la terza frazione di autoscontro dice 18 a 16 per quelli in casa, la quarta si apre con 4’ di digiuno per entrambe, uno 0-0 di gente che vaga fra gli errori che lascia il match sul +8 ancora in stallo. Chi parte prima arriva, e allora parte la Virtus, di nuovo coi tre migliori, Hackett, Cordinier e Belinelli. Sceso a -21, Messina accetta la resa scortata dai cori di dileggio dell’antica curva sua, schierando i rivali. Ogni goccia di fiato va tenuta per domani, gara 7. Il Duopolio non piacerà a tutti, nel piccolo mondo basket, ma dite voi se non sta regalando una finale unica.

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