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Mondiali basket: contro gli Usa di Banchero niente da perdere, per questo l’Italia può sognare

Paolo Banchero

 (reuters)

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Gli azzurri a Manila tentano l’impresa nei quarti di finale con gli americani, una squadra senza divi ma con giocatori forti per talento e fisicità
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Sulla frontiera spesso fatale nei grandi tornei d’era recente, i quarti di finale dove si separano i lavori ben fatti dalle vere imprese, l’Italia gioca oggi a Manila contro gli Usa (14.40, RaiDue, Sky e Dazn a reti unificate) la partita che ai Mondiali le manca da 25 anni: quella che ammette ai sogni di medaglia. Già questo ne premia i meriti, reclamati alla vigilia da Pozzecco, condivisi dal senso comune. Si poteva preferire la Lituania, nemica di più conosciuta scuola europea, anche se qualcuno suggerisce che, sbatacchiati proprio dai baltici, gli americani sono scesi da Marte mostrando qualche fragilità. Sarà, ma non c’è da crederci.

Italia-Usa, Banchero mancato azzurro

Di certo le si misura meno, queste figurine viste solo in tv, tranne Paolo Banchero, che delegazioni azzurre hanno guardato negli occhi quando invano gli portarono oro, incenso e mirra per fargli scegliere questa maglia anziché quella. Gianmarco Pozzecco, che di solito sta simpatico ai giocatori, rimase per lui, it…

Sulla frontiera spesso fatale nei grandi tornei d’era recente, i quarti di finale dove si separano i lavori ben fatti dalle vere imprese, l’Italia gioca oggi a Manila contro gli Usa (14.40, RaiDue, Sky e Dazn a reti unificate) la partita che ai Mondiali le manca da 25 anni: quella che ammette ai sogni di medaglia. Già questo ne premia i meriti, reclamati alla vigilia da Pozzecco, condivisi dal senso comune. Si poteva preferire la Lituania, nemica di più conosciuta scuola europea, anche se qualcuno suggerisce che, sbatacchiati proprio dai baltici, gli americani sono scesi da Marte mostrando qualche fragilità. Sarà, ma non c’è da crederci.

Italia-Usa, Banchero mancato azzurro

Di certo le si misura meno, queste figurine viste solo in tv, tranne Paolo Banchero, che delegazioni azzurre hanno guardato negli occhi quando invano gli portarono oro, incenso e mirra per fargli scegliere questa maglia anziché quella. Gianmarco Pozzecco, che di solito sta simpatico ai giocatori, rimase per lui, italiano eventuale mai stato in Italia, un alieno senza argomenti persuasivi. Fin qui senza picchi, Banchero sarà oggi uno dei dodici d’una squadra non di divi, ma di forti giocatori Nba, per talento e fisicità. È questa, soprattutto, a minacciare stritolamenti.

Gli azzurri e la forza della pazienza

L’Italia non ha usurpato il posto a questo crocevia per otto, dove mancano colossi come Francia, Spagna, Australia. Ha vinto 4 gare su 5, sbandando solo coi dominicani, quando l’espulsione precoce del Poz fu più un indizio di quel ko che un caso. Non ha steso rivali tremende, ma le ha domate con la forza paziente della sua qualità diffusa, dopodiché s’è presa lo scalpo della Serbia con un match di contorni epici, arricchito da esiti balistici che qui sono stati alterni, oggi per forza da replicare, stante la vistosa disparità muscolare.

Fontecchio, Melli e Datome per sognare con gli Usa

Non da ieri Azzurra coltiva la virtù di alzare il proprio livello quando s’eleva quello altrui: indiscussa prima punta Fontecchio, architrave del sistema Melli, tuttora capace di scolpire attimi decisivi Datome, ruoli e gerarchie si sono assestati via via in un gruppo variegato e coeso, e più organizzato di quanto parrebbero spacciarlo le posture a copione libero del suo uomo al comando, ma non solo, in ascolto di uno staff che gode di altrettante chimiche fini. Se tutto questo oggi basterà è difficile dirlo senza molto osare: la sola rarità delle vittorie passate sugli Usa, fra il gancio in bianco e nero di Bariviera a Lubiana ’70 e l’81-80 del ’78 in questa stessa Manila, sconsiglia illusioni. Non aver nulla da perdere può far sognare di vincere.

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