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Basket, Eurolega: l’Olimpia domina il derby con la Virtus, ma i play-in restano lontanissimi

Basket, Eurolega: l’Olimpia domina il derby con la Virtus, ma i play-in restano lontanissimi
(fotogramma)

Al Forum gara senza storia, con la squadra di Messina che si impone 90-75. Ma per andare avanti e regalarsi un altro derby con i bolognesi servirebbe un incrocio di risultati complicatissimo

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Perdono in due, alla fine. La peggior Virtus di stagione, che si liquefa in difesa mandando pessimi segnali per il prosieguo di coppa e campionato. E l’Olimpia, che pure stravince il derby di Eurolega davanti ai 12.331 del Forum, ma riceve pessime notizie dagli altri campi: vince il Baskonia a Madrid, trionfa l’Efes nel derby di Istanbul dove Hayes-Davies (fresco “mister 50 punti”, il record griffato la scorsa settimana) fallisce allo scadere la tripla del sorpasso per il Fenerbahce. Le speranze di aggancio dell’Armani al fatidico decimo posto sono residuali: dovrebbe superare il Maccabi Tel Aviv sul campo neutro di Belgrado e sperare in una contemporanea debacle casalinga di Efes e Partizan contro – rispettivamente – Stella Rossa e Valencia, entrambe fuori dai giochi. E lì, se la Virtus perdesse l’ultima in casa contro il Baskonia, si materializzerebbe un derby al play-in che oggi è fantabasket. Non succede. Ma se succede…

Ettore Messina non si fa illusioni: “Prestazione incoraggiante – ragiona – ma visti i risultati abbiamo poche chance. La vittoria ti serve comunque, ci dà fiducia per chiudere bene la regular season e per pensare a fare buoni playoff in Italia”. Meglio, per l’Armani, restare ai buoni segnali mandati in una sfida dominata, per energia e duelli sulle lavagnette, cancellando dal campo lo spauracchio Belinelli (3 su 15 dal campo) con la staffetta difensiva Tonut-Hall e assorbendo le rasoiate di Shenghelia, unico ariete per coach Banchi. A sua volta tradito da un atteggiamento difensivo indecente, fatto di schiacciate incassate in uno contro uno, braccia basse, comunicazione ai minimi. Fanno dodici sconfitte nelle ultime quindici uscite europee, per la Segafredo, pallida imitazione della banda che aveva incantato in autunno fino a issarsi al secondo posto. “Il momento è difficile e ci dobbiamo ribellare – reagisce coach Banchi – siamo in attesa di un segnale, di una scintilla per ridarci fiducia. Milano ha qualità e organico profondo e noi abbiamo chiuso il primo tempo con troppi falli fischiati, 21 tiri liberi contro e 9 a favore”.

L’equilibrio regge 5 minutini – per citare Sergio Scariolo, coach disarcionato dalla proprietà Virtus a inizio stagione – in cui gli ospiti riescono a chiudere la propria area e ad innescare i tagli di Belinelli e Shenghelia. Non appena Melli si mette a bombardare da tre, Milano spicca il volo con un break da 13-0 in cui Mirotic e perfino il reprobo Poythress banchettano in area bolognese. Dura fino al 22-11, poi un tragico passaggio sul parquet dei tedeschi Lo e Voigtmann ingolfa le rotazioni milanesi, quasi riagganciati sul 26-25. Tornano Napier e Melli, di là si esaurisce in fretta l’iniezione di energia azzurra di Abass e Polonara, e Milano può tornare a macinare innescando le mani d’oro di Mirotic e Shields, che firma il 46-34 alla pausa lunga e fallisce di un niente la tripla del +15. Di là, sotto Shenghelia niente.

E dal tunnel torna sul parquet una squadra sola, perché la retroguardia Segafredo diventa solubile come il caffè. Hackett in confusione, Lundberg trasparente, Belinelli impegnato a sparare alla lunea, Mickey passivo. Melli lo infilza, Napier si sblocca, Tonut allunga fino ad un impietoso 64-40 che chiude i conti già a metà terzo quarto per manifesta superiorità Armani. Il resto è buono soltanto per aggiustare qualche tabellino e calibrare gli sfottò in vista dei playoff scudetto. A quelli di Eurolega la Segafredo rischia di iscriversi da decima, se perderà l’ultima in casa contro Vitoria e il resto dei pronostici seguirà il suo corso. “Dobbiamo chiudere la regular season rendendo giustizia alla stagione fatta”, ordina Banchi, “quello che abbiamo fatto con ce lo siamo dimenticato”. L’Armani i suoi gettoni li aveva sprecati prima, restano solo i miracoli a cui appigliarsi.

Armani – Segafredo 90-75

ARMANI: Napier 8, Tonut 15, Shields 11, Mirotic 18, Melli 13 – Lo 2, Hall 8, Ricci, Voigtmann 3, Poythress 8, Hines 4. Coach: Messina

SEGAFREDO: Pajola 7, Belinelli 13, Dobric 6, Shenghelia 21, Dunston 2 – Hackett 1, Lomasz 2, Lundberg 2, Abass 3, Polonara 8, Mickey 5, Zizic 5. Coach: Banchi

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