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Eurolega, Milano sprofonda in Turchia: -44 con l’Efes. Messina: “Squadra depressa”

Ettore Messina (fotogramma)

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Figuraccia dell’Armani, la squadra di Banchi vince 110-66
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C’è modo e modo di perdere, anche nelle condizioni peggiori, ma l’Armani che affoga nel Bosforo sceglie quello peggiore. Umiliata dall’Efes, che maramaldeggia con brutale superiorità, scarica di nervi e senza il cuore per provare a reagire, Milano incassa un meno 44 (110-66) di cui non si ha memoria nella storia recente delle coppe. Il tesoretto di vittorie accumulato fino a dieci giorni fa la tiene ancora agganciata alle posizioni a cavallo della 10ª, l’ultima posizione utile per i play-in. Ma servirebbe una sterzata immediata, a cominciare dal mercato, per sopperire ad assenze ormai ataviche come quella di Nebo sotto canestro, un vuoto che adesso – con Mirotic ai box per un problema muscolare – è troppo pesante da colmare. E la permanenza in infermeria di un uomo di classe e personalità come Causeur, piagato dalla pubalgia, denuda la pochezza del centrocampo.

Milano senza energia

Eppure Ettore Messina aveva recuperato in extremis Zach Leday, con vistosa fasciatura attorno alla spall…

C’è modo e modo di perdere, anche nelle condizioni peggiori, ma l’Armani che affoga nel Bosforo sceglie quello peggiore. Umiliata dall’Efes, che maramaldeggia con brutale superiorità, scarica di nervi e senza il cuore per provare a reagire, Milano incassa un meno 44 (110-66) di cui non si ha memoria nella storia recente delle coppe. Il tesoretto di vittorie accumulato fino a dieci giorni fa la tiene ancora agganciata alle posizioni a cavallo della 10ª, l’ultima posizione utile per i play-in. Ma servirebbe una sterzata immediata, a cominciare dal mercato, per sopperire ad assenze ormai ataviche come quella di Nebo sotto canestro, un vuoto che adesso – con Mirotic ai box per un problema muscolare – è troppo pesante da colmare. E la permanenza in infermeria di un uomo di classe e personalità come Causeur, piagato dalla pubalgia, denuda la pochezza del centrocampo.

Milano senza energia

Eppure Ettore Messina aveva recuperato in extremis Zach Leday, con vistosa fasciatura attorno alla spalla sinistra sublussata, e Leandro Bolmaro, il più volitivo alla fine insieme allo sbattersi sotto i tabelloni (10 rimbalzi) di Gillespie. Manca però tutto il resto, manca l’energia contro un Efes dalla faccia feroce per cancellare le ultime cinque sconfitte in fila e regalare il primo trionfo a Luca Banchi, tornato a guidare una squadra di Eurolega dopo l’esonero alla Virtus Bologna. Un primo quarto raggelante da 2 su 17 al tiro e 4 palle perse è il biglietto da visita con cui l’Armani si consegna al suo calvario. Mannion non crea, Shields e Leday non si accendono e dietro è un continuo subire, specie quando dalla panca turca si alzano le seconde linee (si fa per dire): Larkin e Beaubois, Dozier e Nwora, i voli di Oturu a replicare quelli del titolare Poirier, una differenza di energia imbarazzante e un 24-9 al 10’ che sa già di sentenza.

L’Efes domina dall’inizio alla fine

E lo è, perché dalla sua panchina Messina non ha nulla dal rientrante Dimitrijevic o dal duo azzurro Flaccadori-Caruso e i canestrini sporadici di Brooks fanno il solletico. Sempre doppiata (47-23 al 17’) e mai capace di opporsi in qualche modo in difesa – l’Efes vira alla pausa col 68% al tiro – Milano ha già la faccia di chi sogna la scaletta dell’aereo già al 20’. Dal meno 25 allo sprofondo il passo è breve, si scivola nell’abisso (84-39) a poco dalla fine del terzo quarto e nemmeno gli ultimi inutili minuti saziano la voracità turca, o stimolano una reazione armaniana. C’è tempo di registrare un meno 46 prima dei due tiri liberi finali di Caruso e del sipario.

Messina e la fiducia da ritrovare

Qualcosa appare rotto, roba che le assenze o le difficoltà fisiche possono spiegare solo in parte, tantomeno giustificare. “Ho una squadra parecchio depressa per la sfortuna che ci ha colti – argomenta Messina – siamo stati colpiti da infortuni pesanti e ora il mio lavoro è aiutarli a riguadagnare un po’ di fiducia. Quando eravamo al completo abbiamo fatto buone cose e ci siamo divertiti, almeno fino a due settimane fa”. Adesso è arrivato lo smottamento, cominciato la scorsa settimana nel secondo tempo col Partizan: “Come diceva coach Pat Riley ai Lakers – aggiunge il coach catanese – non è che adesso apri la porta e arriva Kareem Abdul Jabbar a giocare. Dobbiamo continuare a lottare e in questo senso devo ringraziare Zach Leday, che non era al meglio ma ci ha provato”.

Efes Istanbul – Armani Milano 110-66
EFES: Beaubois 18, Nwora 15, Smits 13, Bryant e Osmani 12, Larkin 11, Oturu 10
ARMANI: Brooks 13, Leday 10, Ricci 8

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