Partito a Cipro con un inchino ai piedi del re nero Antetokounpo, il viaggio dell’Italia all’Eurobasket s’è concluso a Riga con un analogo omaggio al re bianco Doncic. Ribaltata dalla Slovenia, la scacchiera azzurra torna nella valigia, schierati anche buoni pezzi, però distanti dai due alieni che abitano altri mondi, nel tempo in cui il più analitico degli sport di squadra sempre più si piega ai venti poderosi del talento individuale (eccepiranno in Serbia, dove il loro re Jokic è stato rispedito anzitempo alle amate stalle). Tenuta fuori dalle prime otto, in compagnia illustre, dalla predetta Serbia alla Spagna di fine ciclo alla Francia sorpresa ieri dalla Georgia dell’immenso Shengelia, Azzurra congederà il ct Pozzecco: i saluti erano scontati da un pezzo, comunque fosse andata. Il favorito a succedergli è Luca Banchi, che lascerà la Lettonia, a sua volta deludente e delusa. Il Poz s’è defilato a sconfitta ancora calda. "Questa era la mia ultima gara con la Nazionale. Ringrazio il…
Partito a Cipro con un inchino ai piedi del re nero Antetokounpo, il viaggio dell’Italia all’Eurobasket s’è concluso a Riga con un analogo omaggio al re bianco Doncic. Ribaltata dalla Slovenia, la scacchiera azzurra torna nella valigia, schierati anche buoni pezzi, però distanti dai due alieni che abitano altri mondi, nel tempo in cui il più analitico degli sport di squadra sempre più si piega ai venti poderosi del talento individuale (eccepiranno in Serbia, dove il loro re Jokic è stato rispedito anzitempo alle amate stalle). Tenuta fuori dalle prime otto, in compagnia illustre, dalla predetta Serbia alla Spagna di fine ciclo alla Francia sorpresa ieri dalla Georgia dell’immenso Shengelia, Azzurra congederà il ct Pozzecco: i saluti erano scontati da un pezzo, comunque fosse andata. Il favorito a succedergli è Luca Banchi, che lascerà la Lettonia, a sua volta deludente e delusa. Il Poz s’è defilato a sconfitta ancora calda. "Questa era la mia ultima gara con la Nazionale. Ringrazio il presidente Petrucci che mi ha dato questo onore: dal profondo del cuore, è stato il miglior momento della mia vita. Ringrazio Salvatore Trainotti, il nostro gm, il mio staff, più che fratelli, e i miei giocatori. Li amo. Tutti loro. Non me ne frega nulla del tipo di coach che sono, nè di quel che pensate di me. Oggi sono triste non perché abbiamo perso, ma perché ho visto i miei giocatori sofferenti. Posso essere il coach peggiore del mondo, non mi interessa. Ma nessuno ha il rispetto che ho io dai giocatori italiani”.
La partita
All’ultimo atto, pure dimezzata, servita in tavola come filetto alla Doncic e contorni misti, la Slovenia è stata invalicabile (84-77) per un’Italia più grigia che azzurra, rovinosa in avvio. Il -19 dopo 12’ è stato letale, il bis dello 0-13 bevuto alla Spagna stavolta non è arrivato. Da copione annunciato, è bastato Doncic a dar fede ai suoi: 42 punti enormi, più della somma di prestazioni cumulata di fronte. I più decenti sono parsi il solito Niang (12 punti) e il Fontecchio che s’è preso in faccia la prima ondata dell’alieno (“bravo, ma lo tocchi ed è sempre fallo”), poi ha risposto al fuoco (22). E’ stato infine stoico l’orgoglio di Gallinari (10), che alla sua ultima recita ha fatto sfiorare la rimonta dei sogni, spingendola dal -16 del 30’ al -1 del 38’. 77-78, 2’ da giocare. L’Italia li ha giocati a rovescio. Si poteva fare, non s’è fatto, incartando questo posto mesto fuori dalle prime otto, a ribadire l'ormai cronico stato di crisi dell’Italbasket.
Il dominio di Doncic
Doncic, allora. È stato per tutta la gara il flagello temuto. Ci ha abbagliato subito la vista e non affaticato la memoria. Cifre facili da ricordare: dopo 20’ ne aveva già 30, del 40-50 globale, marchiata subito la sfida coi 22 del primo quarto: 88 di media, continuando così. Ne sono bastati 42 (più 10 rimbalzi), per un’Italia sempre all’inseguimento, sul -10 al riposo e ancora aggrappata ai sogni nel finale. Sfinita la Slovenia (Luka compreso), bastava poco per saltarle addosso. Pure di qua, quel poco non c’era più.