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Perdere più partite per scegliere i giovani migliori. L’Nba studia come combattere il tanking

Giannis Antetokounmpo 

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Otto squadre hanno chiuso la stagione regolare con almeno 55 sconfitte. Dietro a questo record un meccanismo che può renderle convenienti per il futuro
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New York – La stagione regolare del campionato Nba che si è appena conclusa, si porta dietro qualche dubbio in più rispetto al passato. Per la prima volta potrebbe essere ricordata più per i cambiamenti e le ombre che ha innescato che per il basket giocato. Livello sempre molto alto, ma anche le storie controverse. Le tensioni legate al tanking, la controversa pratica di arrivare nelle ultime posizioni per ottenere la possibilità di scegliere per primi i migliori giovani talenti, le critiche ai criteri di eleggibilità per i premi della lega e il futuro di Giannis Antetokounmpo a Milwaukee hanno dominato il dibattito, e dovrebbero trovare tutte una risposta in estate. Ma prima ci saranno due mesi di playoff, con i campioni in carica degli Oklahoma City Thunder, primi a ovest, a caccia del secondo titolo, mentre LeBron James, a 41 anni, si prepara a sfidare Kevin Durant (37) in un primo turno da grandi titoli, ma che potrebbe anche rappresentare per loro due l’ultima sfida ai playoff.

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New York – La stagione regolare del campionato Nba che si è appena conclusa, si porta dietro qualche dubbio in più rispetto al passato. Per la prima volta potrebbe essere ricordata più per i cambiamenti e le ombre che ha innescato che per il basket giocato. Livello sempre molto alto, ma anche le storie controverse. Le tensioni legate al tanking, la controversa pratica di arrivare nelle ultime posizioni per ottenere la possibilità di scegliere per primi i migliori giovani talenti, le critiche ai criteri di eleggibilità per i premi della lega e il futuro di Giannis Antetokounmpo a Milwaukee hanno dominato il dibattito, e dovrebbero trovare tutte una risposta in estate. Ma prima ci saranno due mesi di playoff, con i campioni in carica degli Oklahoma City Thunder, primi a ovest, a caccia del secondo titolo, mentre LeBron James, a 41 anni, si prepara a sfidare Kevin Durant (37) in un primo turno da grandi titoli, ma che potrebbe anche rappresentare per loro due l’ultima sfida ai playoff.

La situazione play-off

Al momento, conosciamo quattro delle otto sfide del primo turno. A Est, i New York Knicks di Mike Brown (arrivati terzi) affronteranno gli Atlanta Hawks (sesti), mentre i Cleveland Cavaliers (quarti) sfideranno i Toronto Raptors (quinti). A Ovest, i Denver Nuggets (terzi) giocheranno contro i Minnesota Timberwolves (sesti), mentre i Los Angeles Lakers (quarti) se la vedranno con gli Houston Rockets (quinti). E già qui ci sono le ombre di un finale apparso poco degno di una lega come quella americana: all’ultimo turno di campionato, giocato domenica, le squadre hanno fatto a gara a perdere, per poter trovare avversarie abbordabili. Su tutte gli Atlanta Hawks, una delle squadre più in forma del momento (19 vittorie nelle ultime 24 partite), che si sono presentati, diciamo, molto rilassati a Miami, venendo travolti e perdendo il quinto posto (andato a Toronto, vincitore sui modesti Brooklyn Nets), in modo da sfidare i Knicks ed evitare Cleveland, che appare molto più pericolosa ora che ha aggiunto James Harden. La rinascita di Atlanta è arrivata dopo le cessioni di Trae Young e Kristaps Porzingis, grazie alle stagioni di esplosione di Jalen Johnson e Nickeil Alexander-Walker, oltre a una difesa tra le migliori della lega dopo l’All-Star Game. Gli altri accoppiamenti saranno decisi dal Play-In di questa settimana, un mini spareggio per entrare nei playoff, con i Detroit Pistons (primi) e i Boston Celtics (secondi) a Est, Oklahoma City Thunder (primi) e San Antonio Spurs (secondi) a Ovest in attesa dei loro avversari. Nuggets-Timberwolves è la rivincita della semifinale di Conference 2024, quando Minnesota eliminò Denver in sette gare. I Nuggets (54-28), guidati da Nikola Jokic, sono più profondi quest’anno, mentre Anthony Edwards e i Wolves (49-33) cercano la terza finale di Conference consecutiva.

La situazione play-in

Le teste di serie numero 7 e 8 saranno determinate da questo play-In. A Est, i Philadelphia 76ers ospitano gli Orlando Magic: chi vince entra ai play-off come settima e affronterà i Celtics.

A Ovest, i Phoenix Suns ospitano i Portland Trail Blazers: il vincitore sarà la settima testa di serie contro gli Spurs. Le squadre sconfitte avranno un’altra possibilità. Negli scontri chi è arrivato nono e chi decimo, gli Charlotte Hornets ospitano i Miami Heat a Est, mentre i Los Angeles Clippers affrontano i Golden State Warriors a Ovest. Chi perde è eliminato. Poi venerdì, la perdente di 76ers-Magic giocherà contro la vincente di Hornets-Heat per l’ultimo posto a Est (ottava testa di serie contro i Pistons). Allo stesso modo, la perdente di Suns-Blazers affronterà la vincente di Clippers-Warriors per l’ultimo posto a Ovest (ottava testa di serie contro i Thunder).

Il problema del tanking

Dicevamo del tanking: è diventato un tema sempre più centrale e di difficile soluzione. Con un draft per la scelta dei talenti ricco di nomi, circa un terzo delle squadre ha perso volontariamente per aumentare le probabilità di pescare tra i primi i migliori prospetti. Otto squadre hanno chiuso con almeno 55 sconfitte – è record Nba – e altre due con almeno 50. Alcune hanno dato minuti importanti a giocatori poco conosciuti, altre hanno tenuto a riposo i titolari. Le partite a senso unico sono diventate frequenti, i distacchi con più di trenta punti una norma. Utah Jazz e Indiana Pacers sono state multate a febbraio per aver tenuto fuori giocatori senza giustificazione, violando un protocollo pensato per tutelare chi paga il biglietto versando centinaia, se non migliaia, di dollari. La qualità del gioco ne ha risentito al punto che sono attese modifiche. “Esiste un modo corretto di ricostruire una squadra, con integrità”, ha detto il commissioner della lega, Adam Silver. “Il problema è che oggi è quasi impossibile distinguere tra tanking e ricostruzione. Dobbiamo intervenire in modo più deciso”. Ma aveva poco a che vedere con la ricostruzione quanto successo in Sacramento Kings-Golden State. I Kings erano in vantaggio (101-100) quando nel finale il coach ha ordinato un fallo intenzionale per mandare i Warriors in lunetta. La scelta è sembrata a molti un modo per favorire la vittoria degli avversari.

Polemiche sui premi

La Nba richiede da tre anni almeno 65 partite giocate (con almeno 20 minuti nella maggior parte) per essere eleggibili ai premi individuali. Ma la regola è finita sotto accusa. Cade Cunningham (Detroit), grande protagonista della stagione dei Pistons, si è fermato a 64 partite dopo un pneumotorace, così come Luka Doncic per un infortunio muscolare. Entrambi avrebbero probabilmente ricevuto voti per il titolo di Mvp, Miglior giocatore della stagione, e selezioni nella All-Nba. Jokic, fermo un mese per un problema al ginocchio, ha giocato 18 minuti nell’ultima gara solo per raggiungere quota 65. Anche Victor Wembanyama ha chiuso esattamente a 65 partite, includendo la finale di NBA Cup (che non conta per la classifica ma vale per i premi). Il sindacato giocatori ha chiesto di abolire o riformare la regola, definendola troppo rigida. Doncic ha presentato ricorso, sperando che le due partite saltate per la nascita della figlia vengano considerate circostanza eccezionale.

Il futuro di Antetokounmpo

I prossimi mesi saranno cruciali per Giannis Antetokounmpo, eleggibile per un’estensione di contratto da ottobre. Se accetterà un accordo a lungo termine, i Bucks potranno trattenerlo. In caso contrario, potrebbe essere ceduto dopo anni di voci sul suo futuro. Milwaukee ha già ascoltato offerte prima della deadline di febbraio, e sono emerse voci su un suo desiderio di cambiare squadra. Sembra che a lui piacerebbe provare a New York e dare una mano ai Knicks a coronare il sogno del titolo 53 anni dopo dall’ultima volta. Dopo il deludente bilancio stagionale (32 vittorie e 50 sconfitte) dei Bucks (il coach, Doc Rivers, si è dimesso), Antetokounmpo è rimasto vago sul futuro: “Non mi è stata offerta un’estensione. Se arriverà, prenderò la decisione migliore per me e la mia famiglia. Se no, dovrò concentrarmi su come aumentare il mio valore e fare quello che so fare in campo”. Un peso potrebbe averlo chi arriverà a sostituire Rivers.

Il primato di Rajakovic

Darko Rajakovic, serbo, 46 anni, coach dei Toronto Raptors, è il primo coach europeo che si è formato in Europa ad aver conquistato da capo allenatore i playoff. Rajakovic ha cominciato ad allenare a 16 anni in Serbia, ha lavorato in Spagna e in Usa prima di diventare assistant coach con i Thunder, i Phoenix Suns e i Memphis Grizzlies. Capo allenatore tre anni fa a Toronto, ha compiuto un mezzo miracolo, conquistando il quinto posto a Est con 46 vittorie e 36 sconfitte.

Il ritorno di Jayson

Una delle storie positive della stagione è stata il rientro anticipato di Jayson Tatum, tornato in meno di dieci mesi dalla rottura del tendine d’Achille. La stella dei Celtics, che si era infortunato in gara-4 delle semifinali a Est contro i Knicks a maggio, ha debuttato il 6 marzo. In 16 partite ha viaggiato a 21,8 punti, 10 rimbalzi e 5,3 assist di media. Simbolicamente, l’ultima gara in trasferta di regular season è stata proprio al Madison Square Garden, dove si era fatto male. “È stato un momento importante per me”, ha confessato Tatum dopo la sconfitta 112-106. “Ero nervoso a tornare qui. Volevo vincere, certo, ma soprattutto volevo uscire dal campo sulle mie gambe”. Il pubblico newyorkese, storicamente avversario dei bostoniani, gli ha tributato una standing ovation. Se i Knicks dovessero battere Atlanta, rivedremmo di nuovo la sfida con i Celtics. E stavolta non ci sarebbero applausi per Jayson.

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