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La guerra annunciata dei tifosi di Napoli e Roma: il Viminale pensa al divieto di trasferta

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Il rischio di una guerra tra tifosi della Roma e quelli del Napoli è molto alto, i due accoltellati di questi giorni sono un campanello d'allarme. E il Viminale sta seriamente pensando a vietare tutte le trasferte per i tifosi l'anno prossimo. Tutto è cominciato la sera del tre maggio a Roma, sul viale di Tor di Quinto a pochi chilometri dalla stadio Olimpico: una rissa, colpi di pistola sparati da un ultrà romanista, Daniele De Santis detto Gastone, e Ciro Esposito, un ragazzo napoletano di 23 anni, che quella sera stava andando alla stadio Olimpico per vedere la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, restava a terra ferito gravemente. Mesi di agonia poi Ciro si è arreso il 25 giugno. 

Una tragedia che annunciava tensioni e vendette. La situazione si aggravava nell'ultima giornata di campionato, una settimana dopo, quando dalla curva Sud nessun pentimento, anzi striscione di solidarietà da parte dei tifosi romanisti per il De Santis. Un brutto gesto. Imperdonabile per la filosofia ultrà (che non ammette l'uso delle armi da fuoco) e non solo per qualla napoletana. I tifosi giallorossi sono finiti nel mirino nelle curve di quasi tutti gli stadi italiani e messaggi minacciosi sono arrivati anche dall'estero, dalla curva del Borussia Dortmund. L'appuntamento per la prossima stagione. Ma le aggressioni sono cominciate subito: prima il cuoco, sempre romanista, il 5 luglio e martedì a Napoli un altro tifoso romanista accoltellato.

Non è servito neanche l'appello della mamma di Ciro al funerale che invitavano alla non violenza, a non cercare vendetta. Certo, non ha aiutato il documento firmato da alcuni gruppi della Curva Sud dove ancora una volta, dopo aver espresso il dolore per la morte di Ciro, si ribadiva la solidarietà al presunto assassino. La tensione resta alta e preoccupante in vista del campionato: ogni trasferta della Roma rischia di diventare un possibile teatro di scontri tra tifosi.
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