Sport

Una telenovela da evitare

Al rinnovo di Totti bisognava pensare con serenità assai prima. La Roma ha aspettato, aspettato, aspettato, Francesco aveva paura di aprire la porta del domani

2 minuti di lettura
Ora che è tutto risolto pare assurdo che non sia stato possibile arrivarci prima. Ma non ieri. Non quando Totti è tornato ad essere decisivo, dopo Bergamo. E neppure a gennaio, paradossalmente neppure a settembre scorso.
 
Bisognava pensarci, con serenità, assai prima. Diciamo che sarebbe stato meglio iniziare a ragionarci sopra nel marzo del 2015, approfittando dell’amara confessione pubblica del capitano, avvenuta in una piovosa giornata olandese: «Io tanto vado avanti solo per un altro anno e mezzo». Nessuno lo ascoltò. Lui stesso avrà fatto finta chissà quante volte di non aver mai pronunciato quelle parole, che volevano dire che a scadenza di contratto avrebbe smesso. Lì forse andava attivata la locomotiva delle trattative. Totti si sarebbe dovuto occupare con più attenzione, meno ansia, meno paure, e con largo anticipo, della destinazione della sua persona al termine di una così straordinaria, pressoché unica carriera. Ma c’era un intoppo. Ancorché l’uomo fosse molto giovane ed energico e l’atleta talentuosissimo ma fatalmente stanco, l’uomo era ancora dolce ostaggio dell’atleta. Ed è l’uomo che deve preoccuparsi del “dopo”. Totti aveva paura di aprire la porta del domani. Temeva di scoperchiare una pentola vuota. E così ha preso tempo rimescolando turbamenti e aspettative. Ha catapultato i suoi personali disagi all’interno di Trigoria, senza avere un vero e proprio interlocutore, fra meccanismi societari mai del tutto limpidi, popolati da buoni propositi misti a ruggine e/o indolenza, in perenne ebollizione, abitati da dirigenti non autorizzati ad avviare un percorso di rinnovo o rifiutare seccamente la proposta.
 
I termini dell’accordo già li conoscono tutti. Si è raccontato l’impossibile durante il lento tramontare (almeno questo sembrava) di un amore così forte, durato mesi. Un amore che nonostante il bruciare dei tanti pareri incrociati sull’argomento, e malgrado la città stesse chiaramente dalla parte di Totti, si stava sempre più spingendo sull’orlo del precipizio, come a prefigurare un finale scricchiolante e per tutti immeritato. Essendo entrambi posizioni scomode, le parti (Totti e la Roma) hanno faticato a mantenere una condotta lineare. Totti si sentiva ancora giocatore e visto che non tutti erano così convinti che ciò corrispondesse al vero, il ragazzino senza età ha provveduto a ribadire il concetto concludendo la stagione da fuoriclasse, mettendo la fatata zampa in quasi tutti i momenti cruciali della sua Roma, sino a strappare il sorriso di Spalletti. La Roma ha aspettato, aspettato, aspettato. Augurandosi chissà cosa. Il tecnico non ha mai, nemmeno una volta, per formidabile e commendevole coerenza, ceduto al sentimentalismo. Si è barricato dietro un concetto sano («alleno la Roma non un solo calciatore») che tuttavia si prestava a decine di interpretazioni. Spalletti ha avuto il merito di nascondere in tempo i dubbi che lo maceravano sull’opportunità di affidarsi ancora al capitano, nei giorni scorsi e in quelli a venire. Alla fine la sua ostinazione si è incrociata con le giocate del capitano. La Roma aveva bisogno di entrambi.
 
La chiusura del caso conferma (ma non ce n’era bisogno) la centralità della figura del presidente, di chi gestisce, paga, guadagna, ma soprattutto può e deve decidere. Nel calcio le gerarchie sono fondamentali, in campo come sulle scrivanie. Mancando una sponda autorevole si è giunti al paradosso di vedere Totti entrare nel dopo-Totti da calciatore ancora in attività. I quattro inutili, fatali minuti giocati con il Real Madrid accesero la miccia dell’ultima pagina del romanzo. Sembrava finita. Poi la rinascita agonistica. Poi l’apertura del club. Il senso della realtà è tornato a galla. Che ci resti dipenderà da molti fattori. Non ultimo che il prossimo anno, per motivi che non sappiamo né osiamo immaginare, non si ricominci daccapo. Totti, la Roma, i suoi tifosi, hanno già dato.
 
I commenti dei lettori