"La stella di cartone", un podcast per raccontare il mitico scudetto del Casale
di FRANCO VANNI
Sul sito di Repubblica a partire da lunedì 20 gennaio e per sei settimane il lavoro di Gianfelice Facchetti (figlio di Giacinto), Giovanni Cerino Badone, Gipo Gurrado e Marco Boarino sullo storico club piemontese che nel 1913-14 conquistò il suo unico titolo italiano
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Una squadra nata dall'idea di un preside d'istituto tecnico, che vide i suoi studenti prendere a pedate una palla di stracci e decise di fare sul serio. Una storia sportiva incredibile, anche per il tempo: il Casale Football Club fu fondato a Casale Monferrato nel 1909, con l'obiettivo di fare concorrenza ai campioni della Pro Vercelli. Solo quattro anni dopo vinse lo scudetto della Prima Divisione, la Serie A di allora. Un'epopea di provincia raccontata nel podcast "La stella di cartone", da lunedì e per sei settimane sul sito di Repubblica. "Proprio da una stella ritagliata da un quaderno di scuola nacque il logo del Casale, e così è nato il titolo del nostro lavoro. Come colore di maglia il fondatore scelse il nero, in contrasto con il bianco candido dei vercellesi, squadra fisica e aristocratica", racconta Gianfelice Facchetti, figlio di Giacinto, voce narrante e coautore del podcast insieme a Giovanni Cerino Badone, professore di Storia moderna e contemporanea, e alla coppia Gipo Gurrado - Marco Boarino, che ha già firmato il podcast "Veleno".
La stella di Cartone: l'incredibile storia del Casale che vinse il campionato di calcio 1913/14
Perché avete deciso di raccontare la storia del Casale vittorioso nel 1913-1914?
"In quella vittoria inattesa c'è tutto il fascino del calcio dei pionieri, un mondo nuovo e potentissimo dal punto di vista narrativo. Il Casale riuscì a battere addirittura gli inglesi, che il gioco lo avevano inventato, e che contro le squadre italiane nel loro tour sportivo per la penisola avevano vinto sempre. La storia era già poetica di suo. Noi ci abbiamo messo la passione. E pensare che tutto è nato da una delusione".
Quale delusione?
"L'idea di occuparci del calcio degli albori è nata dopo la mancata qualificazione dell'Italia al Mondiale 2018. Ci siamo detti: questo è l'anno zero del calcio italiano. Abbiamo pensato che sarebbe stato interessante tornare, con la memoria e con il racconto, al vero anno zero del nostro calcio, a quando tutto ha avuto inizio. A quel punto, ci siamo messi in cerca di una storia in cui convivessero gioia e dolore, liberazione e sofferenza".
Il Casale ha vinto allora e non ha vinto più. È la storia sportiva perfetta?
"La vittoria episodica, contro la logica e contro i pronostici, ha una forza narrativa incredibile. Tutti noi autori, come molti appassionati di calcio nel mondo, eravamo affascinati dall'impresa del Leicester di Claudio Ranieri, capace di vincere la Premier League. Abbiamo allora studiato le squadre Cenerentola nel nostro campionato, capaci di vincere una volta soltanto. In 118 anni di Prima Divisione, poi diventata Serie A, è successo cinque volte. La più romantica è stata quella del Casale. Che oltre a essere una storia di sport è anche una storia di uomini. Incrocia due guerre e attraversa vicende di grande sofferenza. A partire da quella di Raffaele Jaffe, il fondatore".
Cosa gli successe?
"Era un preside di scuola, ebreo astigiano convertitosi al cattolicesimo per amore di una donna. Il 16 febbraio 1944 fu sequestrato dalla milizia fascista e internato nel campo di Fossoli. Morì ad Auschwitz il 6 agosto 1944. Una parabola che dimostra come il calcio, che a livello globale è il fenomeno collettivo per eccellenza, è una chiave per raccontare il mondo. La storia del Casale è anche quella del periodo che racconta. Solo pochi anni dopo avere vinto lo scudetto, molti dei giocatori dovettero partire per la Prima guerra mondiale. Questa parte di ricerca l'ha fatta Giovanni Cerino Badone, poi tutti insieme ci siamo dedicati alla sceneggiatura".
Al vostro podcast hanno contribuito grandi campioni del calcio italiano. Conoscevano la storia del Casale?
"Alcuni sì, molto altri no. O comunque non a fondo. Come gioco chiedevamo quali fossero le cinque squadre che hanno vinto una sola volta. Tutti si fermavano a Samp, Verona e Cagliari. Novese e Casale non venivano in mente a nessuno. Quello che abbiamo chiesto ai campioni è di fare una ricognizione più ampia e parlarci del calcio in ogni tempo. Com'era e com'è diventato, in base alle loro esperienze. Fra gli altri, si sono messi a disposizione Gigi Riva, Roberto Mancini, Gianluca Vialli, Gianfranco Zola, Beppe Bergomi e Billy Costacurta. La domanda finale a cui volevamo una risposta è: oggi il Casale ce la potrebbe fare? La risposta purtroppo è quasi sicuramente no. Anche rispetto ai tempi della Samp di Mantovani, ingaggi dei giocatori e giro d'affari sono lievitati in modo eccessivo e ad essere premiati sono necessariamente i grandi club".
Secondo la sua esperienza, di figlio e di tifoso, il calcio dei tempi di suo padre Giacinto era più vicino a quello del Casale campione o a quello di oggi?
"Papà ha vissuto il momento della trasformazione. L'epica degli esordi c'era ancora. I giornalisti e gli scrittori avevano ancora lo spazio e la libertà per raccontare e questo faceva la differenza. Mio padre, dopo un'intervista, era diventato amicissimo di Giovanni Arpino, al punto che gli chiese da farmi da padrino di battesimo. Oggi purtroppo il ruolo del giornalista è confinato alla conferenza stampa, tutto è irreggimentato e contrattualizzato. Il racconto del calcio ne risente molto, si impoverisce. Altro aspetto che c'era e non c'è più è il rapporto fra il tifoso e il campione. Ai tempi di mio padre ancora esisteva, ogni settimana partecipava alle serate dei club. Oggi il tifoso è tristemente relegato al ruolo di consumatore, appollaiato fuori dal centro di allenamento a fotografare auto che sfrecciano".
Di moderno invece cosa c'era ai tempi della Grande Inter?
"Erano già super professionisti, privilegiati, ben pagati e idolatrati. Ma nulla rispetto a oggi. La vera svolta è arrivata con i diritti tv. Mio padre già negli anni Novanta, come dirigente sportivo, diceva che gran parte dei soldi derivanti dalle televisioni si sarebbe dovuta investire nei settori giovanili del calcio, nel sostegno ai piccoli club, in educazione sportiva nelle scuole. Solo così si potrebbe creare più concorrenza e sperare che possa di nuovo esserci una storia come quella del Casale".
Il podcast "La stella di cartone", prodotto da Gedi, è composto da sei puntate. La prima sarà disponibile gratuitamente sul sito di Repubblica lunedì 20 gennaio. Le successive saranno pubblicate con cadenza settimanale ogni martedì dal 28 gennaio.