Chi apre e chi chiude, gli allenamenti diventano un caos
Fulvio Bianchi
Djuricic (Sassuolo) si allena da solo al Mapei Football Center (ansa)
I club di A contro Spadafora, chiedono certezze sul campionato. Interviene Conte?
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ROMA - Un caos. Si va avanti in ordine sparso. Il governo decide una cosa, le Regioni un'altra. C'è ci apre e chi chiude. Non solo nel calcio ma anche in tutti gli altri sport, dal nuoto al tennis. La Regione Lazio ad esempio ha chiarito nelle Faq del suo sito istituzionale alcune regole relative alla pratica sportiva e più in generale allo sport. Nello specifico "si precisa che sarà possibile svolgere attività sportiva individuale nei parchi a partire dal 4 maggio, (cioè da oggi, ndr). Per queste attività non è obbligatorio l'uso della mascherina". E in una nota di ieri sera: "Non è consentita l'apertura degli impianti sportivi pubblici e privati per attività individuali, e allo stesso tempo non è consentita l'apertura delle piscine. Sarà però possibile allenarsi in bicicletta individualmente già dal 4 di maggio, in ambito provinciale evitando assembramenti e mantenendo la distanza di sicurezza di due metri". Dalla Regione ci hanno precisato che "gli atleti di rilevanza nazionale si possono allenare dal 6 maggio, mercoledì". Quindi, i giocatori di Roma e Lazio lo possono fare. Ma in realtà il dpcm Conte parla di atleti "professionisti e non di alto livello" che si possono allenare da oggi, lunedì 4 maggio: ma Lupo, Paltrinieri, Bebe Vio, la Di Francisca e Montano, per fare qualche nome, al momento non possono essendo gli impianti chiusi.
"Abbiamo convocato per domani (martedì, ndr) un tavolo con una rappresentanza del Coni, delle federazioni, del Cip, delle discipline sportive associate, degli enti di promozione sportiva e delle associazioni benemerite che regoleranno le modalità di riapertura e funzionamento dei settori. Oggi è uscita una specifica importante del governo con un vademecum corposo di 33 pagine di applicazione del dpcm del 26 aprile e che servirà a capire la ripartenza delle strutture e degli impianti nelle prossime settimane", ha detto Albino Ruberti, capo di Gabinetto del governatore Zingaretti, parlando nella commissione Sport della Pisana. Meglio fare chiarezza perché fra Regione e Regione restano non poche differenze e incogruenze. E molti atleti, di tante discipline, restano fermi (vedi ad esempio il nuoto).
Club contro Spadafora
Il ministro Spadafora intanto è riuscito a gelare di nuovo tutti: "Il campionato? Per ora non se ne parla". Arrivano critiche forti da Forza Italia e Fratelli d'Italia, ma anche da Iv che pure fa parte della maggioranza (almeno così sembrerebbe...). I club, molti club, sono indignati con Spadafora: "Inutile che torniamo ad allenarci, se non c'è a certezza di rigiocare. Sono solo soldi buttati via". Cairo ora sembra possibilista: "Ripartenza? Un tentativo va fatto", spiega. In realtà Torino, Sampdoria, Brescia, Udinese e forse altre che stanno ben nascoste nell'ombra non ne vogliono sapere di tornare in campo. Troppo rischioso, costa un sacco di soldi e dopo due mesi di inattività si rischia di fare il botto (vedi serie B).
Calcagno (Aic): "Calciatori vogliono tornare in campo"
"L'indicazione è molto chiara, i calciatori e le calciatrici vogliono tornare in campo, siamo uomini e donne di campo, ne sentiamo l'esigenza. Ovviamente non vuol dire rientrare in campo a tutti i costi ma cercare o percorrere tutte le strade possibili perché ciò avvenga. Credo sia anche una presa di responsabilità del nostro mondo e noi come sistema sportivo è quella che nel momento in cui ce ne sarà l'opportunità ci dobbiamo far trovare pronti e oggi dobbiamo esser compatti e credo che oggi lo siamo più di qualche settimana fa nel credere tutti quanti nella ripresa". Lo ha detto Umberto Calcagno, vice presidente dell'Aic, durante la trasmissione di Emilio Mancuso, "La Politica nel Pallone" su Gr Parlamento, a proposito della ripresa del calcio.
Palla a Conte
Dal Pino, catapultato in questo mondo che non conosce, e De Siervo, che invece lo conosce bene, stanno facendo di tutto per fare riprendere questa stagione. Lo stesso Gabriele Gravina, con forte senso di responsabilità: l'8 maggio ha convocato un consiglio federale che chiuderà serie C e dilettanti, mentre anche la serie B, disposta a giocare sino ad agosto, è in bilico. Come la A d'altronde: Conte ha forti dubbi, Speranza e Spadafora spingono per il no e il problema è che anche nel cts, comitato tecnico scientifico, c'è chi ritiene rischioso e pure prematuro mandare in campo migliaia di persone da giugno, con 124 partite su e giù per l'Italia. Meglio aspettare settembre e anche lì sarà un problema serio, serissimo (ma Gravina, con buon senso, sta studiando già piani B, C...). Intanto, per evitare divisioni, protagonismi e spaccature nel governo, è probabile che la palla adesso passi al premier Giuseppe Conte. A lui, sentito Brusaferro e c., l'ultima, decisiva parola.
In settimana le tv (Sky, Dazn e Img) dovrebbero pagare l'ultima rata di quest'anno, 220 milioni: ma non pagheranno niente, non si è giocato nell'utimo bimestre. Si sta tentando, con il suggerimento di un club importante, un lodo: uno sconto del venti per cento per le emittenti (oltre 40 milioni) mentre anche i calciatori (511 in serie A) dovrebbero rinunciare ad un venti per cento del loro compenso. Molti club hanno già scontato i soldi in banca, e sono coperti dagli istituti di creduito. Certo l'indebitamento rischia di salire: al momento i venti club di serie A hanno 1.472 milioni di debiti con le banche. E dipendendono quasi totalmente dai diritti tv, 1.442 milioni. Anche perché mancano, e mancheranno almeno per un anno con le porte chiuse, gli introiti da botteghino (284 milioni) e in parte anche dal commerciale (647). Un sistema che si regge in piedi a fatica. Se calano vistosamente i soldi delle tv, 8-10 club sarebbero in difficoltà seria, già adesso hanno forti problemi di cassa, di cash flow, per pagare i loro dipendenti. Qualcuno, questa estate, dovrà vendere i pezzi pregiati, altro che mercato.